Anno zero/1. Cosa è successo nelle elezioni italiane del 2008 (ripasso)

E’ passato quasi un anno dalle elezioni politiche in Italia, un anno non proprio felice. Vale la pena però di fermarsi a guardare cos’è successo in quei giorni, come Berlusconi sia potuto tornare al potere e perché la sinistra abbia subito un così duro colpo. E’ fondamentale tenere a mente cosa è accaduto perché esistono spazi elettorali che la sinistra – o il centro-sinistra, scegliete voi e non fossilizzatevi su sigle e trattini – può rioccupare. Ci è d’aiuto il rapporto Itanes (lo trovate in libreria con il titolo “Il ritorno di Berlusconi“, Il Mulino) basato su migliaia di interviste realizzate pochi giorni dopo il voto.

Ecco alcune cose che emergono:

1. L’enorme distanza tra la coalizione di Berlusconi e quella di Veltroni (che non c’era tra Unione e Cdl nel 2006) è dovuta due fattori: l’aumento dell’astensionismo di sinistra e il passaggio di una quota consistente di elettori dal centrosinistra al centrodestra.
2. Per la prima volta c’è stata un’astensione “asimmetrica” che ha colpito molto di più la sinistra che la destra. Chi sono gli astensionisti? Il loro numero è raddoppiato tra il 2006 ed il 2008 tra chi è nato dopo il 1965. Si tratta di gente non anziana, con un elevato titolo di studio, che lavora, che ha delle idee politiche precise e che segue molto le vicende politiche.
3. Tutto l’elettorato si è spostato a destra: un terzo degli elettori del 2006 della sinistra radicale ha votato PD (un altro terzo si è astenuto); una parte di chi aveva votato “uniti nell’ulivo” si è astenuto o è passato all’UDC; l’UDC ha preso voti dal PD (DS/Margherita) e li ha persi verso la destra. Per il PD si è prodotto un paradosso: un partito più centrista ha un elettorato più radicale rispetto al 2006.
4. L’identikit di chi si è spostato dal centrosinistra del 2006 al centrodestra del 2008 è: meridionale, disoccupato o pensionato, lontano dalla politica. Molto diverso da chi si astiene.
5. L’identikit di chi vota per il PD: tra i 55 ed i 75 anni; abita nelle grandi città del centro Italia e delle vecchie zone rosse; è pensionato o impiegato di concetto (il PD ha il 40,2% della classe media impiegatizia mentre è sotto di 4 punti tra i lavoratori dipendenti); non va mai a messa; vive in comuni dove nel 1976 prevaleva il PCI.
Insomma:
1. C’è stata un smobilitazione degli elettori di centrosinistra delusi dal governo Prodi e che non hanno trovato alternative valide per cui votare
2. Il PD che era nato per conquistare il centro ha conquistato la sinistra con il voto utile
3. C’è una quota consistente di chi oggi nella società sta male (donne e giovani) che vota per il centrodestra.

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