Dall’anno zero all’Italia del 2013. Chi siamo

Italia2013 (Short Version)

 

Il 2013 è una data vicina e lontana al tempo stesso. Le analisi e le idee che questo blog ospiterà guarderanno vicino e lontano: ci occuperemo dei cambiamenti di lungo periodo, daremo risposte radicali perché affronteremo i problemi alla radice, ma sempre partendo dall’oggi e senza mai posporre in un lontanissimo futuro la soluzione dei problemi. Il nostro punto di partenza è che nulla è inevitabile e che per questo bisogna muoversi: costruendo una narrazione della realtà diversa, pensando proposte diverse, comunicandole agli altri. Cercheremo di capire com’è cambiata l’area metropolitana di Roma in questi anni e cosa è successo in questo Paese.

 

 

 

 

 

Chi siamo

 

Stefano Anastasia, solida formazione politica repressa in quasi vent’anni di ‘single issue activism’ e di tecnicalità istituzionali, svolge attività didattica e di ricerca in filosofia e sociologia del diritto nell’Università di Perugia. E’ difensore civico dei detenuti per l’associazione Antigone.

Cecilia D’Elia, laureata in filosofia. Impegnata da qualche anno nel governo locale. Attualmente è vicepresidente e assessore alle politiche culturali della Provincia di Roma. Recentemente ha pubblicato “L’aborto e la responsabilità. Le donne, la legge, il contrattacco maschile” (Ediesse, 2008). Fa parte del comitato nazionale “Se non ora quando“.

Mattia Diletti, ricercatore in Scienza Politica, Università “La Sapienza” di Roma; ricercatore GeopEC-Crs. Autore di “Come cambia l’America. Politica e società ai tempi di Obama” (con M. Toaldo e M. Mazzonis, edizioni dell’Asino, 2009) e di “I Think Tank. Le fabbriche delle idee in America ed Europa” (Il Mulino, in corso di pubblicazione). E’ curatore del blog America2008.

Mattia Toaldo, Ha lavorato per la cronaca romana e per le pagine economiche del Messaggero. Oggi insegna politica italiana agli studenti americani dell’IES e fa ricerche sulla politica estera americana a Roma 3. Autore di “Come cambia l’America” (con M. Diletti e M. Mazzonis, edizioni dell’Asino). E’ curatore del blog America2008.

 

 

 

 

 

 

Italia2013 (Long Version)

 

Italia2013 è un blog di informazione che pensa al futuro prossimo venturo. Sono tempi speciali per la società e la politica: per a nostra area metropolitana di riferimento – quella romana, 4 milioni di individui; per l’Italia e per il  mondo, che affronta la prima crisi dell’epoca della globalizzazione. Mentre negli Usa la crisi ha un’uscita “a sinistra” (con tutte le differenze del caso), in Italia si vira verso destra. A Roma tutto ciò si è manifestato con grande forza, cogliendo di sorpresa le forze politiche e la sinistra italiana. Il voto di Roma e quello nazionale sono due passaggi che vogliamo leggere assieme – senza contare l’appendice dell’Abruzzo e la sconfitta sarda del Febbraio 2009 – allo scopo di fornire i dati che servono per riflettere e ripartire. Perché ci ha colto di sorpresa? Nel caso di Roma perché si erano smarriti gli strumenti per comprendere la città metropolitana e i suoi spazi di vita e lavoro. Nel caso della politica la diagnosi è semplice: una miscela di autismo e sclerosi.

Per superare questa crisi di autismo Italia2013 si dà ora molti obiettivi, ma il primo ed essenziale è quello di ricostruire la narrazione e l’interpretazione dell’area metropolitana e del paese, attraverso gli strumenti del racconto, della ricerca e dell’analisi. In tutte le forme, sperimentali e tradizionali, che abbiano a che fare con l’arte e l’inchiesta, le potenzialità dei “nuovissimi” media e le forme di narrazione più tradizionale.


Parola chiave: “Anno Zero”. Guardare avanti.

 

Perché prima di tutto “la narrazione”? Perché il 2008 è stato un nuovo anno zero – da Obama alle elezioni italiane, passando per la crisi economica peggiore del dopoguerra – quasi fosse (ma non esageriamo, va sottolineato il quasi) un altro 1989. Per più di una generazione si tratta della prima grande crisi mondiale alla quale assiste con i propri occhi: la scoperta che il liberissimo mercato (opposto alla politica della pianificazione, della regolazione e della redistribuzione) era promosso da un folto gruppo di incompetenti, nella loro versione piratesca (Wall Street) e in quella all’amatriciana di casa nostra. Per questo servono prima di tutto le parole nuove: per guardare avanti, sapendo che – in questa crisi – noi eravamo dalla parte giusta della barricata. Chi ha governato, dalla parte sbagliata.

 

Perchè l’anno zero? La risposte vale su tre piani: Roma, l’Italia, il mondo

Il mondo: fine del turbocapitalismo finanziario e della supremazia del mercato sullo stato; passaggio da un mondo unipolare a uno senza polarità; crisi economica e politica, disfacimento dell’ordine post-guerra fredda. Ma anche fine della cappa ideologica del reaganismo e del libero mercato come strumento principe del progresso, dell’ideologia incerta della Terza via. Ora si può ricominciare da capo: è finito il ‘900 e la sua coda, nella quale troppi desideravano vendicarsi del secolo grande e terribile. Senza il complesso del ‘900 siamo tutti più liberi, anche di riprenderci quello che ci serve di quell’esperienza, con pragmatismo e senza complessi. Ora si può veramente ritessere il filo tra politica e cultura.

L’Italia: “fuga” conservatrice, ovvero il Nord che se ne vuole andare, autoritarismo di governo e notabilato meridionale; affermazione politica dei sindacati di territorio (Lega, An a Roma, gli autonomisti in Sicilia); punizione politico/amministrativa dei soggetti avversi al governo (dipendenti pubblici, ceto intellettuale); espansione della pressione sulle “classi” devianti, che aumentano di quantità e tipologia: oggi anche il lavoro che non si tace diviene una categoria da colpire, chissà quando penalmente. Per non parlare di chi ha in tasca un contratto atipico: con la crisi capirà a cosa e a chi servono realmente quelle forme contrattuali. A chi non si allinea il governo contrappone un presunto “interesse generale” (che corrisponde al proprio) contro gli egoismi particolari, una pericolosissima modalità – autoritaria – di isolamento del dissenso sociale e politico. Ma allo stesso tempo la crisi permette di ripensare i propri bisogni, dei singoli e dei soggetti collettivi e plurali: un’opportunità che va utilizzata.

Roma: fine del “modello Roma” di sperimentazione istituzionale, culturale, di un modello di riforma e di gestione della città; fallimento del tentativo di umanizzazione – attraverso un’improbabile alleanza – degli spiriti animali del capitale fondiario/immobiliare romano; emersione di conflitti e tensioni che hanno a che fare – come sempre – con il salario, la casa, i trasporti, la qualità della vita, ma anche con le identità delle comunità che vivono a Roma e nelle città in disordinata espansione attorno a essa. Qui serve costruire nuove comunità aperte.

Obiettivi

 

Ricostruire una narrazione, per sostenere identità, appartenenza, culture e organizzazione. Italia2013 accumulerà un capitale di idee che entrino in circolazione nel tessuto politico e associativo della metropoli e della rete; provare con il passaparola e la diffusione orizzontale dei concetti e delle parole chiave, ancor prima dell’accesso diretto ai media (prendere esempio dagli Usa e dai supporter di Obama: ritorno ai modelli di comunicazione orizzontale) allo scopo di produrre massa critica di idee su di un periodo medio/lungo.

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