Il tesoretto dei paradisi fiscali

Nei paradisi fiscali e nei paesi come la Svizzera o il Lussemburgo dove vige il più severo segreto bancario ci sono 550 miliardi di euro di depositi intestati o riconducibili a cittadini e società italiane. Il valore di tutte le società oggi quotate alla borsa di Milano, più 220 miliardi. Circa un terzo del debito pubblico italiano, insomma un sacco di soldi e non tutti puliti. Chi li ha portati all’estero lo ha fatto per non pagare le tasse ma a volte anche per costituire fondi neri o per nascondere capitali acquisiti illecitamente. Tremonti pare stia pensando ad un nuovo scudo fiscale: lo Stato ci mette una pietra sopra in cambio di una piccola elemosina. Ma c’è un’alternativa: lo scorso autunno la banca svizzera UBS ha dovuto girare al fisco americano i nomi di alcuni americani intestatari di conti non proprio limpidi. In cambio ha ricevuto la conferma alla possibilità di continuare ad operare negli Stati Uniti. Insomma, nessun condono ma anzi una politica seria di contrasto. Basterebbe ritrovare solo il 10% di quella cifra per varare una finanziaria enorme, investendo su scuola, sanità, servizi sociali, recupero dei centri urbani.

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