L’opposizione al Re Silvio

Come se avesse letto l’articolo del Guardian di cui parlavamo ieri, Franceschini oggi in un’intervista al corriere suona l’allarme contro la concentrazione di potere politico ed economico che potrebbe uscire dalle urne delle europee.  L’Italia, secondo lui, potrebbe fare la fine di una repubblica asiatica. Quante cose sono cambiate da quando si voleva iniziare una “legislatura costituente” proprio con Berlusconi. La risposta, secondo Franceschini, comincia da un nuovo “voto utile” al PD a giugno. Ma sul sondaggio di ieri del Sole 24 ore intervengono in tanti.L’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano dice al Giornale che nello scontento di operai e lavoratori esecutivi ha pesato anche la politica economica del governo Prodi che diede i soldi agli imprenditori e non ai lavoratori attraverso la riduzione del cuneo fiscale.

D’Alema invece si occupa di altro. In un’intervista al Corriere di qualche giorno fa preme su alleanze e riforme istituzionali. Insomma, l’adattamento della sua strategia negli ultimi 15 anni. A voi il giudizio su chi abbia vinto in questo lasso di tempo.

Il veltroniano Giorgio Tonini dice all’Unità che il problema è che il Pdl ha il vento in poppa e che chi guarda solo la tv finisce per credere alla propaganda berlusconiana che punta su immigrazione e paura. Dice poi però anche che bisogna riunificare il mondo del lavoro, non contrapporre più garantiti e non garantiti. Anche qui, un bel cambiamento rispetto al passato.

1 Commento

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Una risposta a “L’opposizione al Re Silvio

  1. quello che rende assolutamente poco convincente l’analisi di tutti questi signori è che proviene dalle stesse persone che 5-10 anni fa sostenevano il contrario. In un partito realmente democratico, o in un paese non bloccato, se io porto avanti una linea che, dopo 5 anni, si dimostra errata o anche solo inefficace, verrò messo in discussione da qualcuno che cercherà di soppiantarmi democraticamente (e cioè tramite un voto). Invece da noi no, chi è contro D’Alema complotta con i suoi nemici di sempre e viceversa. Il risultato è che il paladino del neoliberismo non può più essere credibile come paladino dell’intervento pubblico. Alla fine del giro l’intera classe dirigente del PD (e peggio mi sento se penso alla sinistra in genere) non è più credibile.

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