Archivi del mese: giugno 2009

Che città aveva in mente la sinistra

I ballottaggi si sono chiusi lo scorso fine settimana. Al di là delle valutazioni che si possono fare c’è già un fatto: l’egemonia del centrosinistra sugli enti locali non c’è più. Grazie a Sandra Annunziata, che fa ricerca a Roma 3 proprio nel campo degli studi urbani, cominciamo a fare un bilancio della stagione del centrosinistra a livello locale e soprattutto nella Capitale.
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Domenica (non) si torna a votare al referendum

Domenica si vota per il referendum Segni-Guzzetta (qui il loro sito). Ancora pochi sanno che si vota, pochissimi sanno su che cosa. Per l’ennesima volta nella storia italiana recente gli elettori sono chiamati alle urne non per decidere delle loro vite ma per approvare o bocciare una proposta di legge elettorale: è la saga infinita della “transizione italiana” in cui mentre il tenore di vita di una parte consistente della popolazione peggiora, c’è una piccola elite che si appassiona al maggioritario secco piuttosto che al sistema australiano (esiste davvero). Un po’ di informazioni a favore della causa dell’astensione allora.

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il voto, l’anno zero della sinistra e Sinistra e libertà

Molti degli interventi di questi giorni sottolineano come con il voto europeo sia finita una storia della sinistra cosiddetta radicale in Italia. E’ vero, ma questa cosa è successa un anno fa, e di questa storia Sinistra e libertà non è già più parte. Sinistra e libertà non è Sinistra Arcobaleno. E’ un seme nuovo, nasce per esserlo. Perciò non mi convince chi ci rimprovera di aver disperso voti, chi ci chiede di rimetterci tutti insieme, chi sostanzialmente ha letto quello che è avvenuto a sinistra come una divisione familiare poco comprensibile e continua a sostenere che avremmo fatto meglio a tenere insieme tutte le forze a sinistra del Pd. In questo dibattito post elettorale, molti si muovono ancora nella logica del cartello, si tratti della sinistra o delle opposizioni, ma di questa logica siamo già morti più volte.

So che non basta dire che le sinistre hanno preso più voti proprio perché divise, che i voti non si sommano mai quando si fanno liste insieme. Mi rendo conto che bisogna confrontarsi con il tema posto da Valentino Parlato che, preoccupato dalla deriva autoritaria di questo paese, ci ricorda che balliamo sul Titanic, e si chiede come si può lavorare contemporaneamente a un rinnovamento e all’unità della sinistra.

Eppure, proprio non mi convincono le analisi che mettono tutti sullo stesso piano. Le due liste hanno già rappresentato due risposte diverse a quello che è successo un anno fa, con la sconfitta della sinistra arcobaleno e la vittoria del centrodestra. Una parte ha voluto rilanciare un percorso unitario di rinnovamento, un’altra è tornata ai simboli e all’identità di partenza. Non è una differenza da poco e mi piacerebbe che fosse presa un po’ più sul serio, altrimenti non si capisce quale campagna elettorale è stata fatta e cos’è questo milione di voti a SL, un patrimonio da non disperdere, che non appartiene solo alle forze politiche che hanno promosso la lista, soprattutto non appartiene al passato della sinistra, ma alla sua possibilità di futuro. La posta in gioco è postnovecentesca. Del resto, se guardiamo al Parlamento europeo appena eletto, la crisi della vecchie famiglie politiche è ben evidente.

Se vogliamo riaprire una prospettiva, bisogna per prima cosa scegliere di far vivere questo patrimonio, accelerare un processo che dia unità e coordinamento a SL, saperne cogliere il carattere di novità.

Guardiamo al voto europeo, quello più libero e più politico. A Berlusconi non è riuscito il plebiscito. Il Pdl ha preso il suo normale numero di voti nelle elezioni europee. Nel 1999 Forza Italia e An avevano preso in totale 10.970.000 voti mentre nel 2004 si erano fermati un po’ sopra i 10 milioni e mezzo. La lega conferma i voti della politiche(ci aggiunge solo 100mila voti) mentre Di Pietro guadagna 850mila voti in poco più di un anno.

La crisi del Pd è l’altro dato: 2 milioni in meno di voti rispetto al 2004 e ben 4 milioni in meno rispetto ad un anno fa. Ma è soprattutto crisi politica, fallimento della scommessa di essere il partito unico dei riformisti e dei riformismi italiani. Anche questo dato riapre una discussione a sinistra.

Il bipartitismo non rappresenta questo paese, appena il voto ha potuto liberarsi, quello ai due maggiori partiti è sceso dal 70% al 60%.

Tutto questo però racconta solo una parte della realtà. Il resto è astensione, quando non è soluzione populista o pulsione razzista. E’ nella società che c’è veramente tanto lavoro da fare. Non ci si può accontentare di rappresentare un’opinione illuminata, se vogliamo evitare che la crisi porti definitivamente un segno di destra. Anche per questo non va disperso ciò che abbiamo seminato in campagna elettorale, ne ha parlato Giuliana Sgrena qualche giorno fa. Un buon inizio per ricostruire una sinistra che lavori ad un’alternativa al governo delle destre.

So che dopo l’esperienza del governo Prodi la parola coalizione spaventa tutti, ma questo voto ci parla della necessità di ricostruire il centrosinistra, mettendo al centro di questa ricostruzione una proposta politica per l’Italia, una nuova narrazione di questo paese, che dia sostanza e anima al campo delle forze del centrosinistra. Questo è il dialogo da aprire con i nostri alleati.

(Cecilia D’Elia, da il manifesto del 14.6.2009)

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Quello che non leggeremo più

Un ottimo articolo di  Giuseppe D’Avanzo su Repubblica di oggi ci spiega in cosa consiste la nuova norma sulle intercettazioni approvata ieri alla camera (ecco il testo del progetto di legge 1415). L’ennesima legge approvata per tutelare il capo che ora potrà parlare di rapporti sessuali e cassate regalate dalla mafia – leggete le intercettazioni citate nell’articolo – in libertà. Ma anche altro.

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Il centrosinistra dei marziani

Finite le elezioni (ma ci sono ancora i ballottaggi) la politica italiana è tornata quella di sempre. D’Alema starebbe anche pensando di candidarsi alla guida del Pd, ma non proprio alla guida che poi si espone troppo: alla presidenza. Fassino ha dichiarato al Riformista che il risultato del Pd è “dignitoso e di tenuta”. E potremmo continuare ma preferiamo darvi qualche altro elemento – fattuale – per riflettere su quello che è successo. Continua a leggere

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L’anno zero dell’Europa

Mentre continuano ad arrivare i dati delle amministrative è utile fermarsi un attimo a capire cosa è successo nel nostro continente tra giovedì e domenica. Una valanga populista e a volte xenophoba ma anche la fine delle famiglie politiche del novecento. Ecco perchè bisogna lavorare pensando oltre quelle categorie. Martino Mazzonis, in un articolo che appare oggi su Liberazione, ci spiega perchè. Ecco il testo dell’articolo. Continua a leggere

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Cosa è successo alle europee

Non è vero che l’Italia è per forza un paese berlusconiano, l’avevamo scritto in passato e lo riscriviamo oggi con i dati in mano. E’ possibile che il mancato plebiscito di ieri fermi la strategia semi-golpista tenuta dalla destra negli ultimi mesi come è possibile che sia un punto di ri-partenza per l’opposizione come scriviamo nel post qui sotto.

Ecco intanto alcuni dati importanti che aiutano a riflettere su quello che è successo:

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3 buone notizie

Agli scienziati della politica l’approfondimento analitico dei dati. Intanto qualche prima osservazione statisticamente fondata sul solo voto italiano:

  1. La maggioranza di Berlusconi è al palo.

    Se il saldo percentuale è in pareggio (- qualche spicciolo rispetto alle politiche del 2008), quello in termini assoluti vede un calo di 3 milioni di voti al Popolo della libertà, non compensato dai circa 100mila voti guadagnati dalla Lega. Ora sappiamo cosa farcene degli indici di gradimento vantati da Berlusconi una settimana sì e l’altra pure.

  2. Le opposizioni rappresentano metà del Paese.

    Composite, disperse, forse incompatibili, le forze del Centro Sinistra che fu guadagnano quasi un punto e mezzo rispetto alle politiche di un anno fa, con Di Pietro che guadagna 800mila voti, i Radicali che riducono il calo del Pd e le liste della sinistra che – complessivamente – guadagnano 200mila voti in termini assoluti. Al loro fianco l’Udc tiene i suoi voti e aumenta percentualmente. In tutto le opposizioni al Governo fanno (quasi) il 50% degli elettori. Come si componga – di qui al 2013, passando per le regionali del prossimo anno – questa maionese senza farla impazzire attiene all’arte della politica, se ce ne è una.

  3. Agli italiani e alle italiane non piace il bipartitismo.

    Appena sono stati lasciati liberi dal “voto utile”, gli elettori e le elettrici italiani hanno ridotto del 10% i consensi ai due principali partiti, che perdono complessivamente 6 milioni e mezzo di voti. Il 40% degli elettori non vota per il binomio. Forse bisognerà tenerne conto al referendum e dopo.

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La strada per la vittoria

Non sappiamo ancora come andranno le elezioni europee, ma qualche idea su come si possa tornare a vincere nei prossimi anni possiamo cominciare a farcela guardando alle elezioni passate. Continua a leggere

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Quelli che “io alle Europee non voto”

In molti hanno la tentazione di stare a casa i giorni delle elezioni europee: sabato pomeriggio e domenica. Ecco un po’ di buoni motivi per non andare al mare.

1. “Tanto il mio voto non cambia nulla”. Davvero il voto delle politiche dell’anno scorso non ha contato nulla? Pensa a quello che è successo solo in un anno: la persecuzione razziale degli immigrati; l’offesa continua all’intelligenza delle donne; una legge che di fatto vieta il testamento biologico; l’eliminazione delle voci di dissenso dalla stampa e dalla televisione a larga diffusione; i continui attacchi al parlamento come luogo dove si perde tempo; la legalizzazione di milizie private con compiti di ordine pubblico (perché questo sono le ronde); la creazione di un corpus di leggi che da l’immunità al Capo in nome della sua investitura plebiscitaria. E noi, uomini e donne di sinistra, sempre più “stranieri” nel nostro Paese, mentre invece è l’ora di riprenderselo.

2. Berlusconi non ha vinto le ultime elezioni: ha preso gli stessi 13 milioni e mezzo di voti che prende da 13 anni. Le ha perse la sinistra, coi suoi 2 milioni di astensionisti e le sue manie di “autosufficienza” e le sue demenziali “separazioni consensuali”. Continua a leggere

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