Il centrosinistra dei marziani

Finite le elezioni (ma ci sono ancora i ballottaggi) la politica italiana è tornata quella di sempre. D’Alema starebbe anche pensando di candidarsi alla guida del Pd, ma non proprio alla guida che poi si espone troppo: alla presidenza. Fassino ha dichiarato al Riformista che il risultato del Pd è “dignitoso e di tenuta”. E potremmo continuare ma preferiamo darvi qualche altro elemento – fattuale – per riflettere su quello che è successo.

1. Tutto il potere ai TG. Il Censis ci informa che la stragrande maggioranza degli italiani decide cosa votare in base ai telegiornali. La percentuale è intorno al 75% tra le casalinghe, i pensionati e gli elettori col più basso livello di istruzione. Andate a vedere da dove vengono gli attuali direttori dei TG e per una sera guardatevi il Tg5. D’altronde, come rivelò nel 2002 in parlamento Luciano Violante, «Vi invito a consultare Berlusconi perché lui lo sa per certo, che gli era stata data garanzia piena, non ora ma nel ‘ 94 quando ci fu il cambio del governo, che non sarebbero state toccate le sue tv. Lo sa lui e lo sa anche Letta». Un investimento che ha dato i suoi frutti.

2. Tradito dalle donne. Le polemiche sulle veline e il gossip evidentemente un po’ hanno intaccato il consenso femminile verso Berlusconi. Secondo Manheimer, un terzo di loro ha deciso cosa votare solo all’ultimo minuto e  il consenso al Pdl tra le donne è calato del 5% in un solo mese. Lo dicemmo già in questo post che forse il centrosinistra dovrebbe guardare di più a loro.

3. Le amministrative sono state un bagno di sangue per il centrosinistra. Perse quasi tutte le giunte al nord e al sud mentre in molte città emiliane la Lega è ampiamente sopra il 10%. Forse Fassino commentava i dati di 5 anni fa (vedi sopra). Sembra finita la stagione dei sindaci, ma non si vede cosa ci sia dopo se non gli “sceriffi” di sinistra come Zanonato e Penati. Su di loro sospendiamo il giudizio in attesa dei ballottaggi.

4. L’ondata populista. Se si analizzano i dati elettorali degli ultimi 10 anni, si vede come c’è stata una fase di predominio della sinistra tra il 2001 ed il 2006, quando una parte importante della società si è mobilitata mentre la classe dirigente del centrosinistra gli faceva la guerra. Poi alla prova del governo ha fallito (leggetevi questa lucida critica delle politiche del rigore fatta da Walter Tocci)  e non a caso è lì che sono cominciate a crescere decisamente la Lega e Di Pietro che alle ultime europee hanno raccolto il 18% dei voti validi.

5. C’è una quota crescente di cittadini, da tangentopoli in poi, che è fortemente insoddisfatta dalla politica. Alcuni votano per i partiti populisti (vedi sopra), altri si astengono. Tra le elezioni dello scorso anno e queste europee si sono persi 6 milioni di votanti. Il calo, ha calcolato l’Istituto Cattaneo, è stato del 3,9% maggiore rispetto a quello che normalmente si riscontra tra le politiche e le europee.

6. Il continente è scosso da una crisi economica senza pari, che preannuncia anni di grandi sofferenze. I suoi cittadini impauriti dall’impoverimento si rivolgono verso movimenti populisti e a volte autoritari, molto spesso xenophobi. Questi movimenti rivolgono queste paure contro i diversi, gli stranieri, le minoranze religiose, etniche, di orientamento sessuale. E’ la descrizione dell’oggi ma potremmo scrivere le stesse cose sui primi anni ’30. Poi si sa com’è andata.

Ora vi proponiamo un giochino: rileggete questi 6 punti e cercate traccia dell’analisi di questi problemi in quello che dicono i leader del centrosinistra di oggi.

(Mattia Toaldo)

4 commenti

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4 risposte a “Il centrosinistra dei marziani

  1. alessandro coppola

    Condivido, la questione é sempre la stessa. Il gruppo dirigente non si cambia per cooptazione – non come regola generale, ma certamente nel nostro caso – ma attraverso una vera rivolta interna con una cultura politica, un modello organizzativo e dei dirigenti da offrire. Lasciamo al povero Fassino la soddisfazione per questo voto – tempo anche io che i suoi lacché gli abbiano dato i dati del 2004 per non farlo stare male, che poi deperisce ulteriormente – ma certo la sensazione é che ci siano praterie e praterie da conquistare in Italia…….

  2. Riccardo67

    Per quanto riguarda il punto 1, anche in questo caso bisognerebbe seguire l’esempio della campagna elettorale di Obama.
    Negli Stati Uniti, forse l’unico paese al mondo più filo-tv dell’Italia, l’attuale presidente ha avuto il coraggio di scegliere, come veicolo preferenziale per i suoi messaggi, proprio internet. Non solo perchè è il mezzo che usano i giovani, in generale, ma anche per raggiungere le categorie in questione (casalinghe, trentenni-quarantenni con scarsa istruzione) evitando però di filtrare il messaggio attraverso programmi tv o telegiornali da sempre tendenzialmente conservatori.

    Queste categorie in Italia si informano via tg, non perchè non hanno internet, ma perchè nessuno pensa a parlare con loro via internet. Pur non avendo in media strumenti culturali a sufficienza per leggere a fondo siti come Repubblica.it, queste persone navigano, e non poco: Obama infatti si è rivolto a loro attraverso siti specifici-dedicati, video YouTube, ecc, elaborati con linguaggio semplice e grande chiarezza.
    In Italia, soprattutto durante la campagna appena conclusa, il PD ha completamente trascurato questa comunicazione. Non è un caso che Di Pietro sia ormai ben più abile nell’intercettare queste categorie, e il fatto che la sua comunicazione on-line sia impostata su linee di immediatezza e semplicità non è l’ultima delle cause. Basti pensare a De Magistris, che praticamente senza mai essere andato in tv e trattato come un mezzo scemo dai media più amici del PD ha preso la bellezza di 460mila preferenze (!!!) – aiutato sicuramente anche dal battage di Beppe Grillo, altro maestro di “schiettezza” senza dubbio più conosciuto tra le casalinghe e i lavoratori autonomi rispetto a Giuseppe D’Avanzo.

    Allora se il PD vuole avere il minimo barlume di speranza di erodere il consenso di PDL + Lega, non dovrebbe trascurare la lezione di Obama (anche) in questo campo. I pochi che se ne sono accorti (Renzi a Firenze, ad esempio), ne hanno goduto i frutti.
    Ma prima l’attuale dirigenza, che in VENTICINQUE ANNI non è stata capace di comprendere il rapporto tra Berlusconi e la tv, o se ne è fregata, dovrà essere spazzata via.

  3. caro riccardo,
    in realtà quello che dici è vero solo in parte e per due motivi:
    – in Italia il “consumo” di internet a banda larga è molto meno esteso e sta addirittura calando. Oltretutto, è molto confinato ad alcune categorie mentre le casalinghe proprio non lo usano. Questa è una grande differenza rispetto agli Usa.
    – Obama ha usato massicciamente la tv: negli ultimi giorni di campagna c’erano sui 7mila spot quotidiani suoi su tutte le stazioni. Lo ha fatto perchè aveva tanti soldi e li ha presi anche dai grandi finanziatori. Io e un altro mattia ci abbiamo scritto un libro e anche se diciamo il 90% di cose positive su di lui non bisogna dimenticare che ha fatto anche lui dei compromessi. Internet poi non è stato usato per convincere la gente a votare quanto per costruire la struttura di militanti che sul territorio ha convinto la gente a votare per lui.
    Questa è la grande novità di Obama (ma in italia la Lega lo fa ancora): la riscoperta della politica porta a porta.
    Condivido pienamente la necessità di spazzare via la classe dirigente.

  4. Riccardo67

    grazie delle precisazioni 🙂
    è vero, sulla banda larga l’Italia soffre di un incredibile ritardo (colpa della morfologia del territorio o di investimenti volutamente lenti?), ma non darei così per perse le casalinghe come utenti internet. Anche in Italia, le ore di connessione per ogni singolo computer sono molto aumentate negli ultimi anni: questo significa che lo stesso pc, prima appannaggio dello studente nelle ore serali, adesso è usato anche dagli altri membri della famiglia negli altri momenti della giornata.
    Con questo non voglio dire che le casalinghe stanno costituendo una massa critica di nuovi utilizzatori della rete, ma forse l’elaborazione di una comunicazione specifica via internet non sarebbe comunque una cattiva idea.

    Per il resto, concordo che il ritorno al porta a porta dovrebbe essere seriamente messo in pratica: il PD cede di meno nelle zone abitate dove vi sono dei punti di aggregazione di buon livello sociale (centri storici, centri culturali di quartiere o case del popolo, sedi di associazioni, ecc). Ma da decenni le città e i piccoli paesi si sviluppano in nuovi quartieri/suburbi completamente diversi, fatti di villette o palazzine ma non negozi, piazze o circoli, dove sarebbe fisicamente impossibile aprire una sezione di partito.
    Non è un caso che nelle ex regioni rosse la Lega abbia un buon successo proprio in queste zone di recente urbanizzazione (anche se non è certo l’unico motivo), mentre, anche nel NordEst, ha più difficoltà nelle città.

    In attesa della banda larga, effettivamente il porta a porta sarebbe il metodo migliore per spezzare il monopolio della tv come mezzo di informazione dei residenti in queste aree.
    Una dinamica del genere può essere anche annoverata tra i fattori che spiegano il crollo spaventoso del partito socialista francese, ridotto al 16/17 per cento. Ma è possibile che nel PD non ci sia nessuno in grado di fare un discorso del genere?

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