il voto, l’anno zero della sinistra e Sinistra e libertà

Molti degli interventi di questi giorni sottolineano come con il voto europeo sia finita una storia della sinistra cosiddetta radicale in Italia. E’ vero, ma questa cosa è successa un anno fa, e di questa storia Sinistra e libertà non è già più parte. Sinistra e libertà non è Sinistra Arcobaleno. E’ un seme nuovo, nasce per esserlo. Perciò non mi convince chi ci rimprovera di aver disperso voti, chi ci chiede di rimetterci tutti insieme, chi sostanzialmente ha letto quello che è avvenuto a sinistra come una divisione familiare poco comprensibile e continua a sostenere che avremmo fatto meglio a tenere insieme tutte le forze a sinistra del Pd. In questo dibattito post elettorale, molti si muovono ancora nella logica del cartello, si tratti della sinistra o delle opposizioni, ma di questa logica siamo già morti più volte.

So che non basta dire che le sinistre hanno preso più voti proprio perché divise, che i voti non si sommano mai quando si fanno liste insieme. Mi rendo conto che bisogna confrontarsi con il tema posto da Valentino Parlato che, preoccupato dalla deriva autoritaria di questo paese, ci ricorda che balliamo sul Titanic, e si chiede come si può lavorare contemporaneamente a un rinnovamento e all’unità della sinistra.

Eppure, proprio non mi convincono le analisi che mettono tutti sullo stesso piano. Le due liste hanno già rappresentato due risposte diverse a quello che è successo un anno fa, con la sconfitta della sinistra arcobaleno e la vittoria del centrodestra. Una parte ha voluto rilanciare un percorso unitario di rinnovamento, un’altra è tornata ai simboli e all’identità di partenza. Non è una differenza da poco e mi piacerebbe che fosse presa un po’ più sul serio, altrimenti non si capisce quale campagna elettorale è stata fatta e cos’è questo milione di voti a SL, un patrimonio da non disperdere, che non appartiene solo alle forze politiche che hanno promosso la lista, soprattutto non appartiene al passato della sinistra, ma alla sua possibilità di futuro. La posta in gioco è postnovecentesca. Del resto, se guardiamo al Parlamento europeo appena eletto, la crisi della vecchie famiglie politiche è ben evidente.

Se vogliamo riaprire una prospettiva, bisogna per prima cosa scegliere di far vivere questo patrimonio, accelerare un processo che dia unità e coordinamento a SL, saperne cogliere il carattere di novità.

Guardiamo al voto europeo, quello più libero e più politico. A Berlusconi non è riuscito il plebiscito. Il Pdl ha preso il suo normale numero di voti nelle elezioni europee. Nel 1999 Forza Italia e An avevano preso in totale 10.970.000 voti mentre nel 2004 si erano fermati un po’ sopra i 10 milioni e mezzo. La lega conferma i voti della politiche(ci aggiunge solo 100mila voti) mentre Di Pietro guadagna 850mila voti in poco più di un anno.

La crisi del Pd è l’altro dato: 2 milioni in meno di voti rispetto al 2004 e ben 4 milioni in meno rispetto ad un anno fa. Ma è soprattutto crisi politica, fallimento della scommessa di essere il partito unico dei riformisti e dei riformismi italiani. Anche questo dato riapre una discussione a sinistra.

Il bipartitismo non rappresenta questo paese, appena il voto ha potuto liberarsi, quello ai due maggiori partiti è sceso dal 70% al 60%.

Tutto questo però racconta solo una parte della realtà. Il resto è astensione, quando non è soluzione populista o pulsione razzista. E’ nella società che c’è veramente tanto lavoro da fare. Non ci si può accontentare di rappresentare un’opinione illuminata, se vogliamo evitare che la crisi porti definitivamente un segno di destra. Anche per questo non va disperso ciò che abbiamo seminato in campagna elettorale, ne ha parlato Giuliana Sgrena qualche giorno fa. Un buon inizio per ricostruire una sinistra che lavori ad un’alternativa al governo delle destre.

So che dopo l’esperienza del governo Prodi la parola coalizione spaventa tutti, ma questo voto ci parla della necessità di ricostruire il centrosinistra, mettendo al centro di questa ricostruzione una proposta politica per l’Italia, una nuova narrazione di questo paese, che dia sostanza e anima al campo delle forze del centrosinistra. Questo è il dialogo da aprire con i nostri alleati.

(Cecilia D’Elia, da il manifesto del 14.6.2009)

Lascia un commento

Archiviato in elezioni, sinistra

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...