Sul ddl Sicurezza

Con il nuovo pacchetto sicurezza si crea un filone del diritto applicabile ad una sola categoria di persone, criminalizzate a priori e non per i loro comportamenti sociali. Quando si infierisce, in maniera vessatoria e crudele (ad esempio con le disposizioni sugli agenti dei money transfer, obbligati a chiedere al migrante l’esibizione del permesso di soggiorno ed a segnalare gli irregolari alle autorità), sulle centinaia di migliaia di persone che permettono all’edilizia o all’agricoltura di sopravvivere e che, sfruttati, non potranno più denunciare i datori di lavoro perché passabili di arresto. Inasprite le pene per il favoreggiamento dell’ingresso irregolare in Italia, verranno colpiti, ad esempio, i pescatori che salvano i migranti in balia delle onde nel Canale di Sicilia, ma non i datori di lavoro che, alla fine del mese, denunciano gli irregolari per non pagare gli stipendi, sicuri del fatto che una nuovo gruppo sarà pronto a raccogliere arance per 2 euro l’ora o a spaccarsi le ossa nei cantieri dell’Expo di Milano. Le mostruosità del ddl non sono solo giuridiche e morali, ma anche pratiche.

Il ddl sicurezza crea, ancor più della Bossi-Fini, ‘clandestinità’, rendendo praticamente impossibile l’ingresso regolare in Italia date le quote risibili ed aumentando il numero di persone che perderanno il permesso di soggiorno. Intaserà la giustizia italiana, con pm e giudici di pace impegnati ad occuparsi di centinaia di migliaia di casi di ingresso e soggiorno irregolare. Impegnerà le forze dell’ordine nell’accertamento di questi nuovi reati e nella risposta alle segnalazioni dei vigilantes autorizzati dallo Stato (le ‘ronde’) invece che nel contrasto alla criminalità. Costringerà i migranti a vivere in condizioni ancora più inumane, con conseguenze non solo sui loro diritti, ma anche sulla salute pubblica. Creerà potenziali focolai di malattia tra la popolazione impedendo agli irregolari malati di, ad esempio, tubercolosi o HIV di accedere alle cure. Nel ddl, poi, si allarga la base giuridica della repressione del dissenso tra i cittadini italiani. Punibile con il carcere fino a 3 anni (!) chi oltraggia un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, un’ipotesi di reato che potrà essere utilizzata contro chiunque, italiano o migrante, all’interno di contesti di conflittualità sociale, colpendo comportamenti diffusi di scarsissimo allarme sociale. Introdotta la verifica discrezionale, da parte degli uffici comunali competenti, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile di chiunque, italiano o migrante, richieda l’iscrizione o la variazione della residenza anagrafica.

Il tutto, ovviamente, mentre (con il ddl sulle intercettazioni, votato alla Camera anche da un nutrito drappello di membri del PD) si rendono praticamente impossibili le indagini per omicidio, mafia, terrorismo e corruzione e si impedisce alla stampa di rendere noti i comportamenti criminali della classe dirigente.

(Giulia Laganà)

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