Quando lo stupro viene dalla porta accanto

In molti si sono stupiti quando è emersa l’identità dello stupratore seriale di Roma: una persona apparentemente bene inserita e che conduceva una vita assolutamente normale, così normale da essere diventato responsabile di un circolo del PD. Paolo Fallai, in questo articolo sul Corriere della Sera, ci invita a riflettere sulla sua storia e su quella di Romulus Mailat, lo stupratore assassino di Giovanna Reggiani.

Sono passate meno di 24 ore, la scorsa settimana, tra la condanna in appello all’ ergastolo per Romulus Nicolae Mailat, l’ assassino di Giovanna Reggiani, e il fermo di Luca Bianchini, ritenuto lo stupratore di Roma. Non potrebbero essere storie più diverse. Fuggito dalla Romania il primo, con un passato di riformatorio e piccoli furti, manovale all’ occasione, residente in una baracca di lamiera tra gli sterpi alla periferia Nord di Roma. Cresciuto in una famiglia borghese, padre dirigente della Ibm e madre insegnante, il secondo: impiegato della società Roma Metropolitane, talmente inserito nella vita sociale da essersi guadagnato un ruolo nel circolo territoriale del Pd. A metterli vicini, pur con tutte le cautele dovute a un’ inchiesta appena cominciata e alle differenze tra la tragedia che è costata la vita a Giovanna Reggiani e il dramma vissuto dalle ragazze aggredite, sembra di aver trovato i due fili di una matassa lunga e intricata. In apparenza niente lega il campione dell’ emarginazione e l’ insospettabile, la violenza che esplode come rito e quella che cova come psicosi. Eppure, tenerli distanti non ci aiuta a comprendere. E a cercare un filo che possa unire percorsi tanto diversi, resta il loro essere uomini vittime e carnefici di una visione culturale impregnata di prevaricazione, violenza, sopraffazione nei confronti delle donne. Un modo di porsi nei confronti del femminile che nasce lontano da Tor di Quinto e dai garage della benestante periferia romana. Una filosofia figlia delle immagini – sempre più forti, sempre più arroganti e violente – del nostro tempo. Armati da un’ idea virtuale della donna restituita non a caso dalla pornografia trovata nella casa del ragioniere romano. Certo, quando il mostro è Mailat ci tranquillizza il suo abitare in una baracca e la sua disperazione manifesta. Ma come la mettiamo con il ragioniere della porta accanto? Quel mostro ci somiglia, vive nelle nostre case, negli stupri subiti in cucina e mai denunciati. Nella cultura maschile della violenza, che continuiamo a far finta di non vedere.

Paolo Fallai

Corriere della Sera, 13 luglio 2009

2 commenti

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2 risposte a “Quando lo stupro viene dalla porta accanto

  1. Marcello

    E ricordiamo la strage di Erba? E Cogne?
    C’è una violenza o una follia nascosta nei meandri della nostra mente che prescinde dalla condizione sociale e che viene fuori quando viviamo isolati nel nostro mondo, quando perdiamo il contatto con la realtà e con le altre persone fino a non considerarle più come nostri simili.
    Possiamo chiederci quanto le contrapposizioni tra ricco/povero, italiano/straniero, giovane/anziano o uomo/donna a scapito dei sentimenti di tolleranza, rispetto e condivisione abbiano influito in questi episodi.

  2. Francesca

    Non siamo usciti dall’iconografia del male ottocentesca che raffigurava briganti, stupratori e assassini nascosti nel buio di un bosco o nell’angolo scuro di un vicolo.
    La banalità del male ci turba. La rimuoviamo. Non abbiamo il coraggio nemmeno di pensare che un nostro amico, il nostro compagno, un collega, possono essere clienti di una prostituta o possono aver costretto la moglie a un rapporto sessuale, o addirittura, averla picchiata e scossa perchè ne erano gelosi….
    Viviamo una malattia da difetto di autoscienza. E’ un lavoro che non solo i maschi dovrebbero fare (e dovrebbero farlo davvero). Chi siamo veramente. chi siamo come tipologia antropologica e come genere sessuale. Se una donna è vittima di violenza noi donne abbiamo imparato ad “essere lei” e a sentirci lei. Questo ci ha fatto muovere ostacoli enormi verso obiettivi mai pienamente raggiunti, ma almeno pensati. E’ arrivato davvero il momento che anche di fronte a una violenza si riesca a vivere il male come una cosa nostra, vicina, dentro di noi. E non come una pratica esoterica che qualche bastardo pratica nei suoi deliri tossici.

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