I tg, la sicurezza e le responsabilità di una professione

Ci voleva una mappa di Ilvo Diamanti (la Repubblica, 9 agosto u.s., p. 6: “Meno cronaca nera nei Tg, così la tv fa passare la paura”) per far tornare il problema della sicurezza dal piano della percezione a quello della realtà, seppure a quello secondario della realtà della percezione. Dati del Ministero dell’Interno: la criminalità in Italia galleggia su livelli standard da anni, comunque inferiori alla media europea e, seppur di poco, a quelli degli ultimi anni della prima repubblica. Dati dell’Osservatorio di Pavia: i telegiornali nazionali ne parlano di più o di meno, con serena indifferenza all’andamento della criminalità denunciata. Capita però che ne parlino di più quando è al governo il centro-sinistra, di meno quando c’è il centro-destra: non si parla d’altro nel 2007, quando il Governo Prodi veniva attaccato un giorno sì e l’altro pure dall’opposizione e dal fuoco amico dei giustizialisti di sinistra per un provvedimento di indulto votato dall’80% del Parlamento; non se ne parla più nel 2009, quando il Governo Berlusconi finge di aver ridato sicurezza agli italiani grazie a provvedimenti propagandistici e razzisti.
Che qualcosa non andasse nel rapporto tra media e sicurezza lo aveva immaginato per tempo Luciano Violante, quando – sul finire del 2007 – nel pieno dell’isteria collettiva in nome dell’insicurezza, nell’ambito di una indagine conoscitiva della Commissione Affari costituzionali della Camera da lui presieduta, aveva convocato i direttori dei telegiornali nazionali per chiedere loro un’autorevole opinione al riguardo. Apriti cielo! Senza distinzione di religione e di opinioni politiche i direttori Rai e Mediaset come un sol uomo si ribellarono , denunciando il tentativo intimidatorio del sempre perfido potere politico, allora impersonato dall’on. Violante.
Non discutiamo, ovviamente, della insipienza politica di chi oggi si straccia le vesti per gli ignobili provvedimenti governativi sulla sicurezza e ieri partecipava al coro terrorifico dei tg, ma che ne è di una professione che porta ai vertici dei principali mezzi di comunicazione stimati giornalisti del tutto ignari delle proprie responsabilità pubbliche, fino al punto di negare che il loro modo di fare informazione incide sulla formazione della opinione pubblica e quindi, occasionalmente, sulla percezione della sicurezza in Italia?

(Stefano Anastasia)

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