Se Roma vi sembra una città ricca

Per anni i giornali ci hanno parlato del boom dell’economia dell’area metropolitana di Roma. E, stando ai dati tradizionali, così è stato negli anni del fu “modello Roma” del centrosinistra romano: tra il 2001 ed il 2007, mentre Milano cresceva solo del 2,3% a Roma il Prodotto Interno Lordo aumentava del 9,3%. Tutti felici allora? Ai dati bisogna guardarci dentro e non bisogna disdegnare i nuovi indicatori come il BIL (Benessere Interno Lordo) di cui vi parleremo tra poco.

Walter Tocci e Federico Tomassi, in un articolo su Argomenti Umani, ci aiutano a capire com’è andata. Gran parte della crescita si è concentrata in due settori: servizi (+11,8%) e costruzioni (+9,6%). Più in particolare, secondo loro, si tratta di “settori frammentati come offerta industriale e precari quanto a prospettive lavorative, che non permettono una crescita duratura e stabile della ricchezza e dell’occupazione: edilizia, commercio, turismo, servizi in outsourcing (in particolare a favore di imprese attive in monopoli e oligopoli)”. Traduciamo noi: si è continuato a costruire e a produrre rendita immobiliare mentre  la città perdeva abitanti; sono stati aperti grandi centri commerciali (fate mente locale: quando è stata aperta Ikea?); i grandi call-center che danno lavoro – spesso precario – a tanta gente servono quasi tutti gli ex-monopolisti pubblici. Ma fin qui nulla di male, se non fosse per un paio di problemi. Il primo è la disuguaglianza: l’indice di Gini che la misura con numeri da 0 (massima uguaglianza) a 1 (massima disuguaglianza) è a Roma di 0,48 cioè 7 centesimi in più della media nazionale ma ben 11 sopra il livello di Frosinone. Il secondo: una crescita fondata sulla rendita e il mattone ha fatto crescere a dismisura i prezzi degli immobili: tra il 2001 ed il 2006 una crescita del 44%, mentre gli affitti sono saliti del 74%. E così, anche ammesso che Roma fosse diventata più ricca, è diventata sicuramente più vuota perchè molti si sono trasferiti nei comuni dell’hinterland che non erano del tutto pronti ad accoglierli ma dove le case costano ancora meno.

Forse il Pil non è un buon indicatore di come vanno le cose in un’area metropolitana. Si può provare ad usare il BIL, un indice creato da una commissione guidata dal premio nobel Stiglitz e che prende in considerazione, oltre al valore aggiunto economico, anche altri elementi come la partecipazione elettorale, gli iscritti all’università, il rapporto tra inquinamento e ricchezza, la spesa per spettacoli o la speranza di vita. Per saperne di più cliccate qui. Ebbene, mentre nella classica classifica del Pil Roma è la quinta provincia italiana, utilizzando il BIL arriva solo al 79esimo posto facendo registrare un punteggio del 15% inferiore alla media italiana.

Il Bil, come faceva notare il Sole 24ore ieri, è un dato molto meno “politico” del Pil: misura quanto riesce a fare un territorio in termini economici ma anche sociali e culturali. Il territorio dell’area metropolitana di Roma è il 79esimo d’Italia. Non è tutta colpa della politica ma forse la politica può farci qualcosa.

(Mattia Toaldo)

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