La metropoli sommersa (dall’ansia)

simpson ansioso Le metropoli fanno male a chi ci vive. Anche  Roma. Oggi La Stampa ci parla di come alcuni disturbi mentali siano accresciuti dal vivere in un grande agglomerato urbano.

(Se siete ipocondriaci smettete di leggere qui perchè vi verranno tutti)

Alcuni esempi:

– vivere in città rumorose toglie il sonno e il 30% degli incidenti stradali urbani è il risultato di disturbi nel dormire

– chi dorme male va incontro ad un rischio di infortunio 12 volte superiore a chi non ha questo problema

– la sovraesposizione quotidiana allo stress, molto spesso causato dalla frustrazione per la condivisione degli spazi (un esempio: gli orridi open-space di molti uffici), provoca scatti d’ira nel 2% di chi vive in città

– La precarietà sul lavoro genera ansia, disturbi del sonno (ci risiamo) ed attacchi di panico

Di tutto questo sentiamo molto poco parlare. Perchè la vivibilità delle città è una questione di salute e di quel tipo di salute che si vede poco: quella mentale.  Eppure la politica può fare qualcosa: “è l’antica ricetta – conclude l’articolo – che vede le amministrazioni comunali capaci di progettare metropoli con spazi verdi, aree pedonali, viabilità meno congestionate. Città a misura d’uomo”. Non è la descrizione di come Roma e la sua area metropolitana si sono sviluppate nell’ultimo secolo e mezzo e anche nell’ultimo decennio.

Si parla poco di questa dimensione, dicevamo. Si parla invece molto dell’ansia per l’insicurezza dovuta alla criminalità come se questa fosse la fonte principale del disagio urbano. Ci sono dati però che non sostengono questa sensazione. Eccone uno. Nel 1991 in Italia erano morte ammazzate 1916 persone. L’anno scorso 605. Ma l’ansia nel frattempo non si è adeguata alle cifre.

2 commenti

Archiviato in urbanistica

2 risposte a “La metropoli sommersa (dall’ansia)

  1. Dovreste venire a vivere a Russi, dove sto io. Non c’è l’ansia di certo.
    Però se poi vostro figlio si fa le pere oppure si spara la grappa al mattino, come i vecchi al bar, non mettetevi ad aprire un blog per lamentarvi contro il quieto funerale di provincia in cui avete deciso di rintanarvi.
    Tenetevi Roma e il suo casino e al massimo, se potete, scappate ogni tanto in qualche camposanto come il mio. Io faccio l’opposto (periodicamente mi reco presso la civiltà).
    Temo che l’ansia e lo stress non acceneranno a diminuire, anzi. E temo anche che c’entrino poco parchetti, zone verdi, piste ciclabili, aree pedonali e città a misura d’uomo.
    Quello che manca forse è il senso di comunità. E non si crea nello studio di un architetto o in sezione. Ci vuole tempo e bisogna averne bisogno (oltre che voglia).

  2. Pingback: La vera emergenza insicurezza a Roma: i nuovi dati sugli incidenti stradali « Italia2013

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