In Italia tutti hanno vinto le elezioni tedesche

cettolaqualunquedh3Domenica ci sono state le elezioni in Germania: ha vinto il centrodestra (con i liberali,  mica con la Lega come da noi), sono crollati i socialdemocratici e hanno avuto un notevole successo sia i Verdi che la sinistra radicale della Linke. Le elezioni erano in Germania ma tanti, nella politica italiana, le hanno seguite da vicino. Quasi tutti si sono dichiarati vincitori.

Chi ha creato il Pd ha tirato un sospiro di sollievo: vista la crisi della socialdemocrazia “è stato opportuno tentare una strada nuova”. Poi che anche il PD abbia rovinosamente perso le elezioni è un dettaglio. La destra italica pensa di aver trovato nuovi alleati, ma forse ancora non sa che il leader dei liberali – e futuro ministro degli esteri – è un omosessuale dichiarato che difende i diritti civili (arriva acqua solo al mulino di Fini).

Torniamo al centrosinistra nostrano.  Walter Veltroni, in un’intervista al Sole 24 ore, rivaluta il 33,7% del “suo” PD nel 2008 e prevede: “il futuro del centro-sinistra è la politica democratica, non l’identità socialista”. I socialdemocratici tedeschi però, già dai primi anni 2000, avevano imboccato la strada del “riformismo coraggioso” comune a tutti gli esponenti della Terza Via: innalzamento dell’età pensionabile, riforma del welfare e politiche attive del lavoro erano i punti cardine dell’Agenda 2010 di Schroeder. Il candidato alla Cancelleria per la SPD in queste elezioni era stato il sottosegretario alla presidenza proprio in quell’epoca. La continuità delle classi dirigenti europee della Terza Via è uno dei motivi della crisi del centrosinistra ma Veltroni preferisce non parlarne. Per l’Italia propone un’ “alleanza tra operai e piccoli e medi imprenditori”. Esattamente le due categorie dove il “suo” PD prese meno voti.

Un po’ più in là vanno le considerazioni di Giuliano Amato che dice che le sinistre europee devono tornare ad occuparsi di lavoro. Ma, aggiunge lui, il lavoro non è più quello di una volta: si tratta di parlare con professionisti, lavori intellettuali e precari. In questa “dinamica” della società italiana c’è un’immagine di novità che in realtà riprende le idee – consumate – dei socialisti italiani degli anni ’80 (a parte il tema dei precari). Peccato però che la società italiana, soprattutto al nord, sia fatta ancora in gran parte da lavoratori manuali sia dell’industria che dei servizi. Quelli tra cui avanza  la Lega. Il sud è un discorso ancora più complicato, fuori da questo schema. Il risultato per il centro-sinistra è l’incapacità di agganciare questi ceti “dinamici”, perdere l’elettorato popolare tradizionale e rimanere agganciato alle regioni rosse, ai dipendenti pubblici e ai notabili del sud, compresi quelli più discutibili.

Un po’ di numeri a questo punto. In Germania (come in Italia nel 2008) è crollata l’affluenza alle urne, soprattutto tra gli elettori di sinistra: i 4 milioni di voti validi in meno sono due terzi delle perdite dell’SPD. Il partito socialdemocratico è passato, in poco più di un decennio, dal 40% al 23%: in mezzo l’Agenda 2010 del cancelliere Schroeder di cui abbiamo parlato prima. Così poco socialdemocratica da essere considerata, da due terzi dei tedeschi, come l’abbandono della socialdemocrazia da parte dell’SPD. A fallire non è quindi tanto la socialdemocrazia (già in crisi negli anni ’80) ma la sua risposta degli anni ’90: la Terza Via di Blair, Clinton e Schroeder nonchè le reazioni più classiche nelle sinistre italiane e francesi. Su questo vi consigliamo il libro di Giuseppe Berta, “L’eclissi della socialdemocrazia” che fa un’analisi brillante e sintetica a partire dalle vicende dei laburisti inglesi (segnatevi sull’agenda la primavera del 2010: è la data della prossima sconfitta, questa volta nella perfida Albione).

Il punto di Berta è chiaro: i socialdemocratici non ci sono più perché non esiste più una cultura di riferimento, spazzata via dalla crisi del “trentennio dorato” (il secondo dopoguerra) e dalla fine del muro di Berlino (e quindi del ruolo di contrappunto al socialismo reale delle socialdemocrazie europee). Lo strumento di rinnovamento del pensiero socialdemocratico, la terza via, era basato su promesse insostenibili, le stesse dei fautori del modello di globalizzazione promosso negli anni ’90, ovvero che fosse possibile “uno sviluppo senza interruzioni, una progressione economica non più contrappuntata da oscillazioni cicliche. E ha creduto che i livelli di benessere potessero essere irrobustiti senza un intervento per correggere la sperequazione dei redditi”. Senza contare il ritardo di elaborazione sul tema della libertà degli individui – del quale Berta non parla – atavico nel contesto italiano.

Sintetizzando ecco alcune “lezioni” comuni sia a queste elezioni tedesche che a quelle italiane:

– il calo della partecipazione penalizza la sinistra sia lì che qui. Oltreoceano l’affluenza record in una delle campagne elettorali più partecipate della storia ha portato alla Casa Bianca i democratici mentre qui accade il contrario: meno partecipazione e più sconfitte.

– c’è la crisi ma gli elettori europei votano a destra. I leader del centrosinistra europeo che vengono sconfitti sono quasi sempre quelli che non sono riusciti a dare un volto umano alla globalizzazione prima della crisi e che non hanno idea di come uscirne.

– C’è un legame tra l'”anzianità” (politica, non anagrafica) di questi leader e le sconfitte del centrosinistra. E’ gente verso cui gli elettori non si volgono in tempi di crisi perchè non pensano di trovarci quello che cercano: una risposta all’insicurezza economica, alla crisi e alle società in trasformazione.

– Lì come qui c’è la “democrazia degli scontenti”: chi sta al governo viene buttato giù con il voto, l’unica arma rimasta in mano agli elettori. Qui da noi chi è andato a votare ha scelto i populisti e la destra, in Germania ha preferito i liberali e la sinistra non-socialdemocratica. Comunque chi era fuori dal governo. Dare una risposta politica a questi scontenti vuol dire essere già a metà dell’opera.

(Mattia Toaldo e Mattia Diletti)

2 commenti

Archiviato in Europa, mondo, sinistra

2 risposte a “In Italia tutti hanno vinto le elezioni tedesche

  1. america2012

    sull’evoluzione della socialdemcrazia, attenzione al discorso di Brown alla conferenza Labour. ha rivendicato la difesa delel banche e delle imprese…va letto

  2. Jacopo Rosatelli

    Sono completamente d’accordo con voi. E’ la fine del ciclo delle terze vie- per fortuna, aggiungo io.
    Una conferma della bontà della vostra analisi è che la riflessione che si è aperta nella SPD gravita attorno ad alcune questioni: dalla “risocialdemocratizzazione” del partito, che altro non vuol dire che la revisione critica della linea della Neue Mitte di Schroeder; all’apertura, anche a livello federale, a possibili alleanze con la Linke; al ringiovanimento del gruppo dirigente (con Sigmar Gabriel e Andrea Nahles). Altro che le cose che dice Veltroni…
    Tutto ciò vale anche come disincantata riflessione sull’Italia: a differenza che nel nostro paese, in Germania i partiti sono capaci di ammettere le sconfitte, riflettere sugli errori commessi e rinnovarsi.
    Un fraterno saluto da Berlino – Kreuzberg.
    Jacopo Rosatelli

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