La vera emergenza insicurezza a Roma: i nuovi dati sugli incidenti stradali

vigili-thumbA Roma, come nel resto d’Italia, esiste la psicosi del pirata della strada. E’ simile ad altre psicosi perché fa leva su di un capro espiatorio.

A Roma si muore di traffico per tanti motivi (vedi questo nostro vecchio post sulla relazione tra incidenti e stress urbano) ma il pirata è solo uno dei problemi, il minore. A spiegarcelo sono i dati della Polstrada, riportati ieri dal Sole24ore.I dati, nudi e crudi, sono questi: nei primi otto mesi del 2009, nella regione Lazio gli incidenti sono aumentati del 21,2% rispetto allo stesso periodo del 2008. In tutto sono stati 6257, 97 quelli mortali. Più di due terzi di questi incidenti avvengono nel Comune di Roma, dove l’incremento percentuale è maggiore del dato laziale(+33,9%). In assoluto si tratta di 4502 sinistri “romani”. Questi incidenti sono aumentati spaventosamente sui tratti autostradali interni al perimetro del comune di Roma: A24 Roma – L’Aquila, Grande Raccordo Anulare, Roma-Fiumicino, A12 Roma – Civitavecchia, A1 Roma-Napoli. Qui abbiamo più di 3500 incidenti: più del 50% dei sinistri del Lazio avvengono nei tratti autostradali interni alla città di Roma. Cala però il numero delle vittime nel Comune di Roma: da 50 a 43. Per la Polstrada è merito dei tutor, il sistema che mostra con i neon a che velocità si sta andando. Per la cronaca, il punto più pericoloso è quello Portonaccio-Gra dell’A24, il secondo più pericoloso d’Italia.

Fin qui i dati, ora la nostra interpretazione: ovviamente basterebbe andare più piano, avere strade meglio illuminate, guidatori concentrati e attenti, un asfalto migliore e ben manutenuto per ridurre il numero degli incidenti. Ma il vero punto è che dovrebbero esserci meno macchine, e soprattutto meno cittadini costretti – o decisi – a percorrere i tratti autostradali, quelli più pericolosi.

Il problema è strutturale. Servono più mezzi pubblici e bisogna trovare un altro modo di organizzare la città della periferia anulare. Da quando si è abbandonato il modello della “città compatta” per quello dello sviluppo delle monadi isolate, cresciute attorno al raccordo, alle autostrade e ad alcune strade a scorrimento veloce, si è scelto di mettere sotto al sedere dei cittadini una macchina, e niente altro. Tra centri commerciali, Ikee e cinema multisala si è trasformato il Gra in un’arteria commerciale.

La periferia anulare è il regno dell’auto, vissuto da un numero sempre maggiore di romani e di cittadini della provincia: l’aumento degli incidenti è un indicatore di quanti il processo di “anularizzazione” della città proceda a velocità sostenuta, come i mezzi che vi circolano. Ma per dare più sicurezza a quete persone servono tre cose: meno macchine, meno macchine, meno macchine.

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