E ora di pensare al reddito di base

La crisi colpisce duro, è ora di pensare a delle soluzioni. C’è una parte di popolazione che ci è arrivata stremata economicamente e umanamente  e che non è detto che ne uscirà mai: tutti quelli che hanno avuto lavori precari o sottopagati e hanno una certa età. A volte basta avere 40 anni per essere vecchi nel mondo del lavoro. Quindi nessun risparmio da parte, mutui esosi ancora da pagare e scarse possibilità di reinserimento lavorativo una volta che la crisi sarà passata. Una soluzione c’è e se ne parla da tempo.

L’idea è quella di dare a tutti, anche indipendentemente dalla ricchezza secondo le proposte più estreme, un reddito indipendente dal lavoro.  Per chi non ha lavoro sarebbe la garanzia che non si fa la fame, che si continua a pagare il mutuo e che si ha il tempo per imparare un nuovo mestiere. Per chi lavora già sarebbe un’integrazione sulla quale ovviamente si pagherebbero le tasse. Questa è la proposta che fa Luciano Gallino, uno dei maggiori esperti di lavoro italiani.  Ci sono ovviamente altre proposte in campo come quella più modesta di Boeri che prevede di sostituire  le varie forme di sostegno al reddito oggi esistenti (dalla cassa integrazione alla pensione sociale passando per l’assegno di accompagnamento) con un nuovo reddito minimo da estendere però a tutti coloro i quali si trovano in situazioni di bisogno e da modulare in base al numero di figli, al fatto che si è genitori single o che si ha una disabilità. Una forma di sostegno che non sarebbe in contrasto con la possibilità, nel frattempo, di avere un lavoro part-time per arrotondare. Secondo l’economista della Bocconi (sì della Bocconi, perchè il reddito minimo non è una cosa da comunisti) dare 400 euro al mese a tutti quelli che ne hanno bisogno costerebbe tra i 7 e gli 8 miliardi di euro l’anno. Meno di alcune riduzioni delle tasse approvate da Tremonti e di cui pochi si accorsero.

E’ un’idea su cui il centrosinistra potrebbe cominciare a riflettere per le prossime regionali, anche a partire dagli esperimenti nel Lazio di cui abbiamo già parlato. Magari dando ogni tanto un’occhiata al sito del Basic Income Network che raduna gli studiosi italiani che si occupano di queste questioni.

(Mattia Toaldo)

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