Un PD capitale

Domenica ci saranno le primarie del Partito Democratico ma nella prima parte di questo mese c’è stata tutta la fase congressuale: gli iscritti di ogni circolo si sono visti, hanno discusso e poi hanno votato per le 3 mozioni e i relativi candidati. Noi abbiamo fatto un piccolo viaggio dentro alcuni circoli romani: Esquilino, Trastevere (il circolo di Ignazio Marino), Colli Aniene, Centro Storico, Monteverde Vecchio. Non ha, ovviamente, nessuna pretesa di scientificità, se non altro perchè erano tutti circoli “di opinione” in cui gli iscritti si dividono in base alle idee e non ci sono grandi lotte di potere. Non c’erano capibastone o altre figure mitologiche ma persone che a volte si conoscono da decenni.

Ecco alcune osservazioni che ne abbiamo tratto.

1. C’era ovunque una grande partecipazione, sia alla discussione che alla votazione. La platea era formata in larga parte da persone sopra i 40 anni, gli under-30 erano delle mosche bianche (salvo ad Esquilino dove erano la maggioranza relativa) ma spesso occupavano posti importanti. Mancavano le famiglie con bambini al seguito, chi ha sopra i 30 anni ricorda che erano una costante delle riunioni politiche della Prima Repubblica.

2. Si faceva un’analisi spesso impietosa della situazione e delle responsabilità del PD: “Siamo stati al governo per una parte importante degli ultimi 15 anni e l’Italia di oggi fa più schifo di quella di 15 anni fa” notava uno, “facciamo la lottizzazione dei posti da primario e poi dovremmo essere gli alfieri della meritocrazia?” aggiungeva un altro che lavorava in ospedale.  Una cifra veniva ripetuta in continuazione: i 4 milioni di voti persi dal PD alle Europee rispetto alle politiche del 2008 “e nel 2008 avevamo perso” ha ricordato un iscritto di Colli Aniene.

3. A a sentire gli iscritti del PD il buon esempio sta tutto fuori. Nel senso di fuori dell’Italia: Obama è il vero mito politico che accomuna tutti i circoli, dal centro alla periferia. Si fa poca analisi dell’Italia e quasi nessuna di Roma. Tocca alla giovane segretaria di Colli Aniene menzionare la sconfitta nelle elezioni per il Sindaco. Molto spesso chi viene da fuori (i dirigenti o i parlamentari) non porta analisi nuove o più approfondite della realtà, a volte ne coltiva un’immagine deformata: addirittura nelle parole di qualcuno Roma sarebbe il tempio della società della conoscenza dove non ci sono più lavoratori manuali ma solo intellettuali.

4. La laicità è il tema che appassiona di più, giovani e anziani. Segue il tema del partito: primarie o no; partito degli iscritti o partito degli elettori;  le classi dirigenti. C’è poi un filone di dibattiti “marziani” del tipo “lo spirito dell’Ulivo contro lo spirito del Lingotto”. Solo qualche intervento di sostenitori di Marino permette a chi viene dall”esterno di capire cosa pensano gli iscritti dei temi concreti come il nucleare o i contratti di lavoro. I sostenitori di Bersani però mostrano una marcia in più sull’analisi, si vede che hanno studiato. Di chi sosteneva Franceschini possiamo dire poco perchè pochi se ne vedevano  in quei circoli ma sappiamo che ce n’erano parecchi a Roma.

5. Alla fine alcune delle analisi più lucide le fanno quelli che hanno frequentato le sezioni per decenni, alla faccia del “largo ai giovani”. Aldo D’Avach, storico dirigente  della Cgil, pone 2 domande da un milione di dollari: “primo, chi vogliamo rappresentare? Secondo, con quali scelte? Al mercato qui sotto devono capire che vogliamo fare. E dobbiamo sapere che redistribuire la ricchezza scontenterà una parte di paese.”

6. Per tirare le somme tornano utili alcune letture recenti. La prima è l’articolo di Walter Tocci che abbiamo già citato qui e che distingue 4 “specie umane” nel PD: i notabili che gestiscono il potere locale (non li abbiamo visti ma esistono eccome); i leader televisivi; gli elettori che si mobilitano dentro e fuori il partito, spesso in polemica coi suoi leader (quanti ne abbiamo visti); quelli che stanno fuori, eredi delle vecchie culture politiche che mandano avanti brandelli di elaborazione. Questi congressi hanno cominciato a recuperare le ultime 2 categorie, ed è un ottimo inizio.

In generale, a spiegare il livello della discussione, c’è un duplice fallimento di cui abbiamo parlato qui: prima quello della socialdemocrazia e del comunismo, poi quello della Terza Via. L’idea alla base di quest’ultima era quella di adattare la società all’economia e finchè c’è stata crescita un po’ ha funzionato. Ora molti dei leader del PD hanno fatto esperienza di tutti e due i fallimenti e sembrano essere restati senza parole e senza narrazioni convincenti della realtà. Sarà il tempo a decidere se a livello di vertice energie nuove (ma non per forza anagraficamente più giovani) soppianteranno persone che sembrano non avere più granchè da dire.

(Mattia Toaldo)

2 commenti

Archiviato in partiti, Roma, sinistra

2 risposte a “Un PD capitale

  1. Pingback: Cosa abbiamo visto al congresso di Firenze « Italia2013

  2. Pingback: Cosa abbiamo visto al congresso di Firenze

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...