Due o tre cose che so di sinistra e libertà

E’ stato un fine settimana importante per la politica italiana. La grande partecipazione alle primarie del Pd non può essere sottovalutata. E’ un segno di vitalità democratica (con tutti i limiti di quello strumento) e dimostra la volontà di alternativa al governo delle destre che tanti italiani hanno. Non a caso domenica su il manifesto Valentino Parlato motivava così la sua scelta di partecipare al voto con l’astensione.
La vittoria di Bersani è una rottura rispetto all’idea di partito di Veltroni. Non è secondario che il nuovo segretario venga eletto con un esplicito appoggio della maggioranza della cgil. Il Pd di Bersani è un partito che può attrarre tanti che hanno guardato a Sinistra e libertà, al progetto di costruzione di una forza politica moderna e di governo alla sinistra del Pd.
Sabato si è tenuto il consiglio nazionale di Sinistra Democratica. Si è concluso con l’approvazione di un ordine del giorno che non mi convince. Non è all’altezza dei problemi che abbiamo di fronte.
Abbiamo bisogno di un bagno di realismo e di fare maggiormente i conti con un paese che si sente orfano di un’alternativa alla destra.
Dobbiamo dirci chiaramente che è fallito il progetto per cui gente come me, democratica di sinistra, scelse di non aderire al Partito democratico. All’epoca – come sembra lontana! – si parlò di due costituenti che partivano.
Oggi siamo ben lontani da quella possibilità, ancora dopo il voto all’europee l’esito poteva essere diverso. Ma i tempi in politica contano, eccome!
Sinistra e libertà non sarà la Linke italiana. Non ha quell’insediamento territoriale (che loro hanno nell’est). Non ha condotto all’appuntamento tanta parte dei DS (cosa che loro hanno fatto con l’Spd).
Sinistra democratica doveva portare in eredità al nuovo soggetto un rapporto importante con il più grande sindacato italiano. Così non è stato, al di là dei tanti compagni della cgil che generosamente militano nelle fila di sinistra e libertà. Inoltre in Germania i Verdi sono fortissimi, la Linke è più un ripensamento della tradizione del movimento operaio che la sinistra postnovecentesca di cui spesso abbiamo parlato in sinistra e libertà.
Tutto questo è anche l’esito di una inconcludenza, sarebbe troppo lungo qui ripercorrerne le tappe, i tatticismi, le attese delle decisioni degli altri come eventi risolutivi (Nerozzi, Salvi, Giordano…). L’incapacità di parlare al paese, di mettere in moto pratiche e politiche nella società.
Di fatto questo progetto ha perso due congressi, quello di Rifondazione e poi quello dei Verdi. Vogliamo continuare a dire che tutto questo non conta?.
Credo ci sia l’urgenza di non disperdere quello che sinistra e libertà è, di tenere le nostre forze, di valorizzare le esperienze di governo, il lavoro fatto. Penso al Lazio, alle politiche messe in campo sul lavoro, la cultura, l’ambiente. La sinistra ha segnato l’identità della giunta regionale.
Non disperdere questo patrimonio e ciò che ancora Sinistra e libertà è in alcuni territori è realisticamente ciò che si dovrebbe provare a fare. Per questo non ci aiutano le fughe in avanti, e tale mi sembra la candidatura alle primarie di Luigi Nieri.
Perché non proviamo a discutere seriamente e responsabilmente del nostro futuro?

(Cecilia D’Elia)

4 commenti

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4 risposte a “Due o tre cose che so di sinistra e libertà

  1. Francesca

    io capisco la necessità (e ovvimanete la legittimità) di parlare a Sinistra e Libertà. Ma, essendo io fuori da liste, sedi, circoli, nomenklature, logiche di schieramento, mi domando: di quale futuro vogliamo parlare? vogliamo parlare della cultura politica e istituzionale delle classi dirigenti della attuale sinistra (di quella ricompattata simbolicamente e politicamente dall’elezione di Bersani)? Delle priorità programmatiche? Dei passi concreti? Delle alleanze al di là delle sigle e di un generico riferimento alla “società civile” che è tutto, ma soprattutto nulla? O vogliamo diventare anche noi (mi identifico nella famiglia, ovviamente) campioni della politica degli annunci? Vogliamo fare le primarie per la candidatura del/della prossimo/a presidente della Regione Lazio, o ci vogliamo limitare a considerare un grande esperimento democratico l’arbitrato popolare a una competizione interna al PD? Scusate la mia amarezza, ma per me, oltre a tutte le vicende politiche, in questo week end è affondata definitivamente anche la Roma.

    • Pierfrancesco

      il futuro della Roma è molto più roseo di quello di sinistra e libertà, tranquilla Francesca… tra 6 o 7 anni un’altra coppa italia la vincete…

  2. Ruggero

    Anche se poco mi importa della Roma, condivido l’amarezza di Francesca.
    E secondo la mia interpretazione del suo commento, questa amarezza deriva dalla domanda di Cecilia, che mi sembra molto azzeccata quanto molto mal posta: “Perché non proviamo a discutere seriamente e responsabilmente del nostro futuro?”

    Anche io mi domando, come Francesca, quale sarebbe il futuro del quale dovremmo discutere seriamente.

    Il concetto di futuro e’ un punto di arrivo, ovverosia una proiezione rispetto ad un punto di partenza quale puo’ essere la nostra percezione della situazione attuale.
    Allora, forse vale la pena di chiederci qual’e’ il punto di partenza prima di definire quale dovrebbe essere il punto di arrivo.

    E qui ci scopriamo tutti un po’ divergenti.
    Ma sul serio pensate che ci sia ancora qualcosa da salvaguardare in Italia, oggi?

    Secondo il mio modo di vedere, e’ questo l’equivoco: ci si ostina a considerare quale punto di partenza l’Italia di oggi per poter immaginare l’Italia del futuro.

    Converebbe invece tirare una linea ed identificare un nuovo punto di partenza, che sia strumentale a raggiungere uno scenario futuro.

    Se ci ostiniamo a salvare il salvabile, a ragionare sempre nello stesso modo, a riferirci sempre agli stessi interlocutori, in realta’ non stiamo lavorando per un vero futuro, ma per la prosecuzione del presente. Tutto sommato, questa visione minimalista mi andrebbe anche bene, se l’Italia di oggi fosse la migliore Italia possibile, ma siamo sicuri che sia cosi’?
    Penso proprio di no.

    Allora, non sarebbe invece il caso di lasciar perdere tutto quanto e’ gia’ comprovato essere inefficace, incapace, inutile ed incongruo (come il PD) e fare lo sforzo di inventarci qualcosa di completamente nuovo, con nuovi paradigmi, nuovi media, nuove modalita’ operative e soprattutto nuove finalita’?

    Riferendomi alla provocazione calcistica di Francesca, credo che non sia piu’ il caso di cambiare la formazione, ma dovremmo invece imparare a giocare un diverso sport.

    • cecilia

      Grazie per i suggerimenti. In fondo quando abbiamo parlato dell’anno zero pensavamo alla necessità di giocare un nuovo sport. Ci si può mettere in questa posizione come soggetti, ma non si può fare punto e a capo con la realtà (a meno di non scegliere di di espatriare). A partire da qui e da quello che c’è vanno inventati nuovi paradigmi.

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