Transitalia

Come siamo arrivati fin qui? Quando abbiamo imboccato la strada che ci ha portato ad essere un Paese che discute di escort e trans invece che di crisi economica e cambiamento climatico? In molti se lo sono chiesto dopo l’ultimo scandalo sessuale, quello che ha coinvolto l’ex presidente del Lazio Marrazzo. Scandalo sessuale e Italia, un accostamento che fino a poco tempo fa sembrava impensabile. Eppure, se siamo arrivati fin qui è perché una certa strada l’abbiamo imboccata tempo fa. E forse solo ora ci rendiamo conto di dove siamo finiti.

1. Potremmo andare più all’indietro ma è meglio fissare il nostro punto di partenza alla fine degli anni ’70, perché è lì forse che c’è il bivio cruciale: l’uscita dal decennio dei movimenti e del terrorismo avviene in maniera particolare, coniugando un rinnovato moralismo cattolico con la “commercializzazione della libertà”. La liberazione sessuale e i diritti individuali diventano prodotti di consumo: si libera il corpo (soprattutto delle donne) dei vecchi precetti morali ma una serie convergente di soggetti lo trasforma in una merce da mostrare in TV ad ogni ora, per strada ad ogni angolo. Quello che era iniziato come tolleranza diventa commercializzazione dell’edonismo. E ovviamente il “diritto al piacere” è strettamente collegato al denaro ed è una misura del successo personale.

2. La reazione di massa a tutto questo viene incarnata sempre di più dall’ala conservatrice del cattolicesimo. E’ di quegli anni il boom delle comunità neo-catecumenali, il successo del meeting di CL di Rimini, l’arrivo al Vaticano di Karol Woytila che fa della lotta al “materialismo secolare” un suo cavallo di battaglia. Nell’estate del 2000 la giornata mondiale della Gioventù sul prato di Tor Vergata darà una rappresentazione visiva di questo spostamento per cui c’è una sola modernità – quella commerciale-secolare – e una sola reazione possibile, quella appunto reazionaria. Già in quegli anni non c’è solo quello: ci sono quei pezzi di società italiana che negli anni novanta e dopo fanno decisamente altro, dai movimenti antimafia a quelli no-global (e pezzi di questa Italia sono, paradossalmente, su quel prato a Tor Vergata). Solo che non riescono ad avere una loro posizione forte su questi temi e non producono consapevolezza diffusa.

3. Berlusconi è la fusione di questi due fenomeni in una persona sola: il re della televisione privata che ha commercializzato la libertà e il desiderio ma anche il catalizzatore politico della reazione conservatrice, il referente della parte più retrograda della Chiesa. In lui emerge con più chiarezza l’ipocrisia di questo compromesso: seni al vento, cocaina, escort, “trasgressione” e poi la domenica tutti a messa.  E’ con lui che i due fenomeni che abbiamo descritto diventano più chiaramente politica. E’ nella sua Italia che si giustificano i divertimenti dell’imperatore con le ragazze ventenni mentre si picchiano i ventenni omosessuali.

4. La vicenda Marrazzo ci dice che questo modello, che pensavamo limitato alla destra, ha finito per sconfinare anche a sinistra. Il modo con cui l’Italia è uscita dagli anni ’70 ha cambiato, piano piano come un tarlo, anche il modo di essere di una parte della classe dirigente progressista. Una parte, certo, non tutta. Come scrive Ida Dominijanni sul Manifesto “se la politica, ripetutamente, inciampa nel sesso, in un sesso siffatto, qualcosa s’è rotto nel segreto legame che unisce qualità delle relazioni interpersonali e qualità del legame sociale, passioni personali e passioni collettive, desiderio individuale e felicità pubblica.”

Due nodi bisogna sciogliere quanto prima: il primo porta a chiederci che idea dei rapporti umani e delle relazioni sociali abbia un uomo che pensa di poterle comprare con tante banconote arrotolate e con qualche assegno in bianco; il secondo ha a che fare con la qualità della classe dirigente. A più di 15 anni da Tangentopoli, dopo tante riforme, tante chiacchere sul bipolarismo e le elezioni dirette siamo sempre lì, anzi forse un po più in basso.

Eppure non tutto è perduto. Basta però guardarsi bene negli occhi: oltreché subalternità politica alla destra in questi anni forse, magari solo in una minoranza, c’è stata anche subalternità umana. Spaventa nella vicenda Marrazzo, l’idea che qualcun altro attorno a lui sapesse e non ha ritenuto doveroso interrompere la sua esperienza di governo. Da una consapevolezza bisogna ripartire nel ricostruire classe dirigente: l’alternativa tra modernizzazione alla Berlusconi e reazione moralista è falsa, e la sinistra può rappresentare un’altra strada.

(Mattia Toaldo)

3 commenti

Archiviato in democrazia e diritti, sinistra

3 risposte a “Transitalia

  1. gioacchino

    analisi puntuale e intererssante.
    quel punto di partenza (la fine degli anni 70) e il ricongiungersi dell’emancipazione sessuale mercificata e del moralismo integralista cattolico è il frutto del lavoro di Berlusconi e, allo stesso tempo, della sconfitta della sinistra incapace di gestire i cambiamenti precedenti ne’ sul versante cattolico (ha sempre privilegiato le istituzioni sui movimenti di base) nè sul versante della liberazione sessuale vista sempre con diffidenza e moralismo e mai come occasione per dare leggittimità a quei diritti che altrove trovavano cittadinanza (coppie di fatto, divorzio, movimenti omosessuali, anticoncezionali ecc).
    semplicemente è risorta la vecchia italianità raccontata da centinaia di commedie (e, per questo, spesso difesa e coccolata con autocompiacimento).
    oggi siamo dentro il sistema di valori di “Pulp Fiction” dove è più grave l’omosessualità che l’omicidio, è più grave il rapporto sessuale con la donna del capo piuttosto che indurla a assumere un overdose, è più illegale ed eccitante, fumare marjuana (scena iniziale) che fare stragi su commissione.
    Non è facile mettere ordine in tutto questo..

  2. mattia

    Caro Gioacchino,
    condivido in pieno la tua analisi, si è perso un treno. Ma, per esempio, quello con il mondo cattolico più aperto non è perso per sempre.
    Speriamo che qualcuno se ne accorga..

  3. Jacopo Rosatelli

    Condivido profondamente l’articolo di Mattia, così come la postilla di Gioacchino.

    Mi sembra che possa offrire un ulteriore spunto di riflessione quello che ormai sta diventando una specie di “topos social-politologico”: il confronto Italia-Spagna.

    Lo dico schematicamente, rifacendomi anch’io al rapporto sinistra-chiesa: in Spagna la democrazia ha coinciso con la liberazione sessuale e con l’emarginazione della chiesa-istituzione (compromessa con il fascismo) a beneficio dell’autodeterminazione degli individui (anche credenti, ovviamente). In Italia è nata con il pactum sceleris fra comunisti e democristiani che ha portato al riconoscimento dei patti lateranensi, in un clima di gretto moralismo tutto sommato condiviso anche dai comunisti.

    E quindi la società spagnola di oggi – malgrado contraddizioni e resistenze – ha raggiunto livelli “olandesi” di libertà e responsabilità individuali che per noi sono lontani anni luce. I socialisti, pur consapevoli di dover scendere a patti con un potere ancora forte, non soffrono di alcun complesso di minorità nei confronti dei cardinali, mentre da noi si inchinano. Il machismo là esiste ancora, ma viene stigmatizzato e aspramente combattutto per quello che è, sul piano materiale e simbolico (ricordate la ministra della difesa col pancione?). Azzardo che la sensibilità antimaschilista (e anti-omofoba) in Spagna assomiglia a quella anti-antisemita in Germania. In Italia, il PD e Repubblica se ne sono accorti adesso, dopo che Berlusconi ha insultato Rosi Bindi, che il maschilismo è una cifra fondamentale della nostra crisi.

    Chiudo: mi sembra che in Spagna il complesso rapporto “pubblico-privato” (crux di tutto il pensiero politico occidentale e riproposto da ultimo dal pensiero femminista) sia stato affrontato seriamente dalla cultura e dalla politica, ridiscusso, riformulato e aperto alle necessarie trasformazioni, sino a trovare un equilibrio (comunque mai definitivo) che mi sembra positivo. E lo si è fatto”regolando i conti” con la Chiesa cattolica.
    Da noi siamo ad una rivisitazione postmoderna dell’età della pietra, invece. Siamo il paese degli spazi chiusi (mura domestiche, ville in Sardegna, postriboli, rifugi di mafiosi, carceri dove la gente muore, segreterie dei partiti, confessionali, cpt…) e delle telecamere ad ogni angolo di strada, della privatizzazione della politica e della pubblicizzazione dei corpi (delle ballerine come dei malati terminali…), il tutto in una confusione volontaria che porta solo a perpetuare gli antichi codici del potere maschile…

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