Perchè il Lazio non è una regione normale. Storie di cliniche e Casalesi

marrazzo2Cosa stava facendo Piero Marrazzo quando è finito nel tritacarne dello scandalo trans? Parecchie cose, così tante e così complicate che è difficile raccapezzarsi. Però, un po’, vanno indagate per capire che quadro di potere si muove attorno a quella Regione Lazio per la quale torneremo presto a votare. E’ un quadro che ha a che fare con la sanità (la stragrande maggioranza del bilancio di questo ente) e con i Casalesi, l’organizzazione camorristica che si sta prendendo pezzo a pezzo questa regione. Ci aiuterà, soprattutto, un documentato articolo di Sara Menafra sul Manifesto di qualche giorno fa.

1. Torniamo alla domanda iniziale. Cosa stava facendo Marrazzo nel momento in cui diventa pubblico lo scandalo che lo porta alle dimissioni. Due cose ci interessano di più in questa fase: la prima è che dà un dispiacere ai Casalesi nominando un direttore onesto al mercato ortofrutticolo di Fondi, snodo cruciale per i traffici del clan camorristico. I rapporti con questo clan del pusher di via Gradoli Gianguarino Cafasso (morto in circostanze strane in un albergo di Roma a settembre) sono ancora oscuri, come si evince da questo articolo de L’Unità. E’ lui però uno degli uomini decisivi di quel mondo in cui si intrecciano sesso a pagamento e cocaina e in cui cade Marrazzo. E’ indagando sui Casalesi che i carabinieri (quelli onesti) si imbattono nelle intercettazioni che li porteranno all’affaire di via Gradoli.

2. La seconda cosa che stava facendo Marrazzo, la più importante, è quella di cui si occupa l’articolo di Sara Menafra: il piano sanitario regionale, quel documento che doveva decidere, tra le altre cose, il destino delle cliniche della famiglia Angelucci. Non una famiglia qualunque perchè, tra le altre cose, possiede i giornali Libero e Riformista (già: hanno lo stesso padrone). Caduto Marrazzo, è caduto anche il suo piano. Gli Angelucci, come altre famiglie, erano molto interessati a questo documento perchè controllano una fetta significativa (e a volte anche rinomata) della sanità laziale.  Ebbene, secondo Sara Menafra, a causa delle decisioni di Marrazzo una delle maggiori cliniche della famiglia, la San Raffaele di Velletri, rischiava di chiudere i battenti. Ora, visto che al posto di Marrazzo è stato nominato un nuovo commissario alla Sanità, la cosa torna in discussione. Marrazzo però si è rovinato con le sue mani, gli Angelucci allo stato attuale delle indagini non hanno nessun ruolo. Non stiamo raccontando un complotto, stiamo descrivendo un pezzetto del quadro di potere in cui si muoveva il presidente.

3. Marrazzo, in realtà, non era stato un cuor di leone fin a pochi giorni prima di cadere nello scandalo: da commissario alla sanità del Lazio non si era opposto più di tanto ai diktat del governo che chiedeva di tagliare posti letto pubblici e salvare le strutture private. I cittadini del Lazio possono constatare di persona quanto poco sia cambiato il sistema sanitario regionale in questi anni, un sistema dove i privati hanno il 40% del mercato e dove i costi per la regione sono fuori controllo da più di un decennio. In quel 40% privato ci sono anche strutture di notevole qualità, ma ce ne sono anche altre più scadenti. In ogni caso dietro quella percentuale ci sono poteri piuttosto forti: gli Angelucci, altri editori di giornali locali, molte strutture legate alla Chiesa e anche alcune controllate dall’Opus Dei.

4. Solo poco tempo prima di finire nello scandalo Marrazzo aveva cominciato a dare qualche dispiacere in giro: aveva paventato la chiusura della clinica degli Angelucci di cui abbiamo parlato, si era rifiutato di chiudere altre strutture pubbliche. Aveva litigato su questo con il ministro Sacconi. Il 19 ottobre Berlusconi lo chiama per dirgli dell’esistenza del video, il 22 ottobre Marrazzo dichiara che è pronto a dimettersi da commissario alla Sanità. E’ solo una coincidenza di date, sarà probabilmente la magistatura a decidere se il ricatto ha spinto Marrazzo a prendere delle decisioni politiche di conseguenza. Lì però c’è il punto dove una questione apparentemente privata (Marrazzo che fa sesso a pagamento) diventa pubblica perchè il ricatto potrebbe averlo spinto a fare cose contro l’interesse dell’ente di cui era presidente.

5. Il Lazio non è una regione normale, dove si può fare una politica ordinaria. E’ una regione sempre più in mano alla Camorra, non solo nella zona tra Fondi, Gaeta e Sperlonga, ma anche nel centro di Roma dove sono sempre più forti le denunce di penetrazione della criminalità organizzata nel settore del turismo e della grande distribuzione. Il Lazio non è una regione normale perchè spende tanti soldi in Sanità e molto di questo denaro va nelle casse di privati molto potenti, poco disposti a subire tagli.

Con questo quadro di potere si confronterà il prossimo presidente della Regione. Potrà decidere di venirci a patti, come ha fatto quasi fino alla fine Marrazzo, o potrà decidere di lavorare ad assetti nuovi ma in tal caso dovrà stare molto attento a non buttare il bambino con l’acqua sporca.

(Mattia Toaldo)

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