Succede a Roma nel 2009

euteliaSuccede a Roma, non a Manila. Ci si lamenta spesso che l’Italia stia diventando un paese del terzo mondo e lo si fa quasi sempre a sproposito, senza rendersi conto di come si viva davvero in certi paesi. Però questa volta è successa una cosa davvero da paese povero e autoritario: un gruppo di vigilantes privati, comandati personalmente dall’amministratore delegato dell’azienda, ha provato a sgomberarla con la forza.

Già questa cosa da sola sarebbe grave e assomiglierebbe parecchio a quello che succede ogni giorno e ogni ora nelle grandi metropoli del sud del mondo dove la legge non esiste oppure esiste per proteggere i più forti.

Ma le illegalità all’Eutelia-Agile sono tante:  quelle guardie private si sono spacciate per carabinieri ed infatti poi, quando è arrivata la polizia vera, sono stati portati in commissariato. Gli è andata male, perchè nella fabbrica dormiva un giornalista Rai che ha ripreso tutto.

Ma non finisce qui. L’azienda produce tecnologie che sono utilizzate dai maggiori operatori di telefonia e, udite udite, da alcuni grandi enti pubblici. E il suo comportamento ultimamente è stato quanto mai singolare come si evince dal comunicato della Cgil: “Come può succedere – ha detto Emilio Miceli della SLC-Cgil – che un gruppo non paghi il salario ai lavoratori, li licenzi, evada i contributi previdenziali, sia al centro di una lunga sequela, da Catanzaro a Roma, di minacce ai delegati sindacali, svolga servizi e tratti dati sensibili della Pubblica amministrazione, ed ancora sia concessionario di importanti appalti da parte dei più grandi gruppi di telecomunicazione?”.

Ecco il punto politico: non è vero che il libero mercato può essere lasciato a se stesso perchè non vive solo di se stesso. Sono tantissime le aziende che vivono di commesse pubbliche oppure che ricevono ingenti sussidi e incentivi da parte di Stato e regioni. Poi, appellandosi al libero mercato, decidono di mandare in malora i propri affari, di trasferire gli impianti all’estero, di precarizzare il lavoro. Come se i soldi pubblici (e quindi di tutti noi) gli fossero dovuti e non avessero nessun legame con la responsabilità sociale. Soprattutto a Roma, le imprese che in una maniera o nell’altra dipendono dal “pubblico” sono tantissime, cominciare a far rispettare le regole e la dignità delle persone lì sarebbe già un enorme passo in avanti.

Non si tratta di inventare nulla di nuovo nè di forzare la legge. Basta rileggersi l’articolo 41 della nostra costituzione:

“L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”

Dignità umana e fini sociali, chissà doverano finiti quella notte a l’Eutelia di Roma.

(Mattia Toaldo)

2 commenti

Archiviato in economia, Roma

2 risposte a “Succede a Roma nel 2009

  1. Il libero mercato può essere lasciato a se stesso perché potrebbe vivere benissimo solo di se stesso, solo che questo non è libero mercato. Come non lo è nessuna grande azienda italiana: chi più chi meno ha mangiato nelle tasche degli italiani e continuerà a farlo… ma anche questo comporta è lo stato sociale. Se ne sono accorti in Svezia, ma in Italia, che non ha mai avuto un pizzico invisibile del Welfare svedese, continuiamo a farci del male.

    Per il resto sono vicino ai lavoratori che hanno subito una violenza coatta nei loro confronti da chi, forze dell’ordine private e stato, non dovrebbe permettersi.

    Nello stesso modo sono accanto ai dirigenti di azienda che vengono sequestrati con violenza dai loro operai, ma questo in Italia è tabù perché io sono pronto a scommettere che esistano dirigenti di azienda e imprenditori che siano meschini vigliacchi e sfruttatori, ma quante persone esistono che riescano a pensare al contrario?

    eat the rich

  2. Claudio Brovelli

    Il libero mercato e’ una bufala.
    Esiste il mercato. Ma non puo’ essere libero perche’ e’ legato alle condizioni locali, le quali a loro volta determinano il prezzo in caso di esportazione.
    Eutelia (ma non solo) rappresenta un tipico caso.
    Il forzare oltre le condizioni locali il mercato provoca squilibri in caso di buona fede, o vampirismo in caso di carriva fede.
    Ricordiamoci che il signor Eutelia (Landi) e’ anche il signor Monte dei Paschi.
    Non esattamente uno che non puo’ permettersi di pagare i suoi dipendenti.
    Purtroppo questi sono i risultati del capitalismo selvaggio degli ultimi venti anni.
    Riprendiamoci il Futuro.

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