Pensieri americani: uscire dalla crisi grazie alle città

FotoCoppolaUnitaLe aree metropolitane sono il cuore dello sviluppo, in Italia come negli Usa: è lì che si produce la gran parte della ricchezza ed è lì che si inventano nuovi prodotti, nuove idee, nuovi stili di vita. Uscire dalla crisi attraverso la rigenerazione delle aree metropolitane è diventato quindi un imperativo dell’amministrazione Obama. Chissà che noi italiani non si possa imparare qualcosa. Ne abbiamo parlato con Alessandro Coppola (nella foto qui accanto), ricercatore di studi urbani, un passato a Roma 3 e alla Johns Hopkins University di Baltimora.

Perché Obama ha deciso di investire così tanto nelle politiche urbane?

Il coinvolgimento del governo federale negli affari urbani e’ una tradizione delle amministrazioni democratiche. Altrettanto tradizionalmente, i democratici sono il partito delle città. Ma Obama non ha vinto solo grazie al voto scontato di città quali Chicago, New York o Denver e Los Angeles, ma anche in virtù del voto di molte zone suburbane: questa, almeno in parte, e’ una novità. Anche per questo, Obama tenterà di disegnare delle politiche urbane che abbiano un impatto sull’insieme delle aree metropolitane e non solo su quelle che gli americani definiscono le Inner-Cities, cioè le aree centrali delle città (che però in America sono le più povere).

Ma non si tratta solo di ricompensare chi lo ha votato. C’è anche un discorso economico giusto?

Le aree metropolitane, negli Stati Uniti, sono potenze economiche ma nani politici. Nel corso del novecento, l’economia e la società americane si sono strutturate a base metropolitana, con la residenza e l’occupazione che si sono estese a decine di miglia di distanza dai confini delle città storiche: il cosiddetto sprawl, un fenomeno comune a molte realtà (Italia compresa) ma che in America ha assunto caratteri peculiari e per certi versi estremi. Secondo un think-thank molto ascoltato da Obama – la Brookings Institution – le aree metropolitane del paese sono il motore economico della nazione ed é per questo che l’amministrazione dovrebbe pensare a politiche che abbiano un impatto non solo sulle Inner-Cities. Ma, come già detto, le aree metropolitane sono un nano politico negli Stati Uniti: pochissime città hanno forme di governo metropolitano e la norma è una forte conflittualità fra città centrali e suburbio, anche perché si tratta di mondi ancora molto diversi sia in termini di classe sia in termini razziali. Questo, in sostanza, e’ il problema da risolvere.

In America poi c’è una tradizione di politica di quartiere su cui fare leva.

Senza dubbio, gli Usa hanno una forte tradizione di politiche di quartiere. Una tradizione che da noi e’ infinitamente più debole. Mentre, dal punto di vista del governo metropolitano, l’Europa e’ incomparabilmente più avanti, anche laddove non esistono autorità metropolitane formali come in Italia.

Ma su quali strutture vuole fare leva?

Le Community Development Corporations (CDC) sono delle strutture no-profit che operano nei quartieri a più alta incidenza della povertà. Oggi si occupano di tutto – dalla produzione di housing sociale alla rivitalizzazione commerciale, dai servizi sociali ai programmi di sicurezza urbana – tanto che uno studioso le ha definite il ‘governo ombra’ delle Inner Cities. Le loro origini sono molto plurali, ma in sintesi possiamo dire che agli inizi erano strutture piuttosto ‘militanti’, coinvolte nei movimenti afro-americani o impregnate dei valori del Community Organizing: agli inizi, la dimensione partecipativa di queste organizzazioni era molto evidente, ora lo e’ meno. Nonostante questo, le CDC, soprattutto in un contesto di grandi disparità territoriali e di assenza di fatto di diritti sociali universali – come in America – giocano un ruolo importante. Ma, certo, non basta. Da noi, fortunatamente, alcuni diritti sociali universali li abbiamo e le disparità fra città e aree metropolitana non sono cosi’ stridenti: una ragione in piu’ per sperimentare una sorta di Community Developement all’italiana…

Nonostante le differenze, c’è qualcosa da imparare per noi italiani?

Di certo, e’ interessante per i policy makers italiani l’idea di Obama di pensare ad una “politica metropolitana” che parta dal centro: ma si tratta di un’idea che risente proprio dell’assenza di forme di governo metropolitano negli Stati Uniti. L’obiettivo di Obama e dei suoi consiglieri é proprio quello di spingere ad una maggiore cooperazione fra le istituzioni territoriali senza la quale e’ impossibile – questa la loro convinzione – rimettere in moto l’economia reale, affrontare la questione ambientale, migliorare le infrastrutture pubbliche e ridurre le disuguaglianze. Complessivamente, è un approccio intelligente per tutte le società avanzate e quindi anche per l’Italia. Da noi, pensiamo alla sola questione dell’immigrazione, un governo metropolitano dei fenomeni è fondamentale se non vogliamo che la convivenza, già messa alla prova, sprofondi in una crisi profonda.

Ci sono delle politiche concrete che sono state già messe in atto?

Promise Neighborhoods e Choice Neighborhoods sono due nuovi programmi proposti da Obama nel Budget 2010. Il primo riprende un progetto di quartiere sperimentato ad Harlem a partire dal 1997: l’obbiettivo e’ il successo formativo in un contesto di bassi redditi e di diffusione dei mercati illegali. Attraverso la gestione autonoma delle scuole locali ed il moltiplicarsi di progetti educativi che seguono i bambini dalla nascita fino al college sono riusciti a far impennare il rendimento scolastico dei ragazzini di Harlem, tanto da fargli superare le medie cittadine e statali nei test di rendimento (per quanto possano essere attendibili). L’animatore del progetto – Goffrey Canada – e’ cosi’ diventato una star, Obama ne cita spesso l’esempio. I Choice Neighborhoods riprendono una idea piuttosto vecchia di riqualificazione dei quartieri, attraverso un mix di demolizioni, nuove realizzazioni e servizi sociali: non si tratta di una grande novità.   Direi che il primo programma puo’ essere molto interessante per i policy makers italiani: penso in particolare   alle aree del mezzogiorno dove progettare progetti educativi di quartiere come i Promised Neighborhoods potrebbe aiutarci a battere la cultura mafiosa.

1 Commento

Archiviato in mondo, urbanistica

Una risposta a “Pensieri americani: uscire dalla crisi grazie alle città

  1. Posso ripubblicare questa intervista sulla Rubrica “Urbanistica e Città Metropolitana” (http://www.newz.it/rubriche/)?
    Posso entrare in contatto con Alessandro Coppola?
    Grazie!
    Prof. Enrico Costa, Ordinario di Urbanistica, Università “Mediterranea” di Reggio Calabria

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