Il sacrosanto diritto di sognare

Stamattina ho aperto il giornale ci ho trovato la lettera pubblica del preside della Luiss al figlio in procinto di laurearsi e non riesco a trattenere la rabbia.
Credo due cose. La prima e’ che da padre avrebbe dovuto scrivergliela in privato. La seconda e’ che da preside avrebbe invece dovuto scrivere una bella lettera in cui denunciava tutti i fatti spiacevoli ed ingiusti che di fatto menziona ma impegnandosi come preside a contribuire alla parziale soluzione di alcuni di essi.
E’ assurdo che il tono scoraggiato arrivi da lui. Un direttore. Assurdo.
Primo: il figlio si sarà laureato in tempo perché bravo, certo. Ma anche perché sicuramente supportato economicamente da una famiglia che se lo poteva permettere.
E qui voi direte: che centra? C’entra eccome.

Perché noi giovani, non più giovani, che abbiamo una testa indipendente e iperattiva con cui pensare, che viviamo già all’estero da anni per una sopravvivenza dignitosa, che siamo penalizzati ugualmente per il fatto di essere italiani (dato che la probabilità che riceviamo delle borse di studio dal nostro paese di origine e’ veramente esigua), a cui mancano gli affetti e che credono ancora che se tutti se ne vanno il nostro paese crolla, abbiamo diritto ad una speranza. Così come ne hanno diritto coloro che stanno ancora in Italia, che prendono uno stipendio da fame, a volte addirittura saltuariamente. Che decidono di studiare nonostante non ne abbiano la possibilità, perché credono ancora che la conoscenza sia il miglior strumento per l’emancipazione.
Secondo: a questi cosa dice direttore? Dice loro di restare e ingrossare le fila della nuova ed invisibile classe dei nuovi operai? Magari con un contratto a termine? Ed io? Cosa sarei dovuta diventare? Un cassiera, un operatore di call centre o un’ impiegata di una delle tante grandi aziende, destinata a restare a rispondere al telefono e digitare numeri per 750 euro al mese senza possibilità di progressione, perché donna? Esonerata dai corsi di aggiornamento perché non laureata? Direttore, che cosa sta dicendo?
Dovrebbe essere scritto sulla costituzione: Diritto alla Speranza. Diritto a sognare, a progettare.
Diritto a pensarsi in un futuro diverso. Perché se si perdono fantasia, ambizione, voglia di cambiamento, di progresso, progettualità, si perde il futuro. Si perdono le idee che dovrebbero essere alla base degli investimenti di un’azienda, di una famiglia in crisi, di un paese in crisi.
Lei avrebbe dovuto scrivere una lettera di denuncia. Avrebbe dovuto incazzarsi.
Dovrebbe esortarci a tenere duro. A tentare.
Lei avrebbe dovuto scrivere: “Ragazzi se ve ne andate il nostro paese e’ morto. Se gettate la spugna il nostro paese perde la speranza. Resistete. Sono dalla vostra parte. Disponibile al dialogo e al confronto e alla protesta. Ribelliamoci.” Un direttore, un preside, un docente non può gettare la spugna.
Se l’Italia non sembra affatto un posto dove si possa stare con orgoglio, e’ proprio per colpa vostra, caro direttore. E ora anziché aiutarci a rompere questo muro di gomma contro cui pare ci dobbiamo confrontare per sempre, ci comunica che non c’e’ speranza?
E comunque questo e’ un paese dove con orgoglio molta gente ci sta ancora, grazie al cielo. Vada a parlare con chi ci deve vivere. Con chi non si rassegna. Con chi nonostante tutto continua ad investire in se stesso e nelle proprie convinzioni. Con chi si impegna ogni giorno affinché col suo lavoro malpagato anche la vita degli altri sia migliore.
Direttore della Luiss, si dimetta e lasci spazio a qualcuno con le palle. Che se il nostro paese non ha speranza e’ proprio per colpa di gente come lei, che spesso, per la posizione che ricopre, dovrebbe lottare al posto nostro, per noi giovani studenti. Lei dovrebbe rappresentare anche il nostro interesse e non mi pare che il nostro interesse possa essere perseguito attraverso la rassegnazione.
Ci viviamo anche noi in questo paese, caro direttore. E se non sembra e’ perché la sua generazione che ci ha progressivamente tolto la parola, la possibilità di agire, e la possibilità di sognare, ora ci invita pure ad andarcene.
COL CAVOLO DIRETTORE. QUESTO PAESE E’ ANCHE NOSTRO.

(Lorenza Della Santa, Londra)

10 commenti

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10 risposte a “Il sacrosanto diritto di sognare

  1. Linda

    Concordo, al 100%…IO non smetterò MAI di sognare, e di sperare…

  2. tommaso balbo di vinadio

    Brava. Sono d’accordo con te al 100%.
    Piu’ che sognatori credo che potremmo definirci pragmatici (lavoro a Washington e anche io come tanti altri ho laciato l’Italia per mancanza di opportunita’). Non credo ci si possa permettere di essere sognatori in un paese come l’Italia. Credo pero’ che ci sia bisogno di giovani motivati che realmente tentino di cambiare qualcosa o che cerchino di influenzare le poche persone senior che hanno la capacita’ e intelligenza ad ascoltare e di cambiare lo status quo italiano.
    Un giorno “speriamo” che sia possibile per noi ritornare in italia e portare con noi un bagaglio importante di esperienze accumulate all’estero. Ma questa “speranza” va anche nutrita e supportata proprio da noi giovani (espatriati o meno) con qualsiasi iniziativa possibile volta ad apportare un reale cambiamento nel sistema italiano. E’ necessario trasformare la “rabbia” e il “rammarico” per la situazione in Italia che e’ denominatore comune di quasi tutti gli espatriati in “progettualita’”, “innovazione” e “cambiamento”.
    Pragmatici, progettuali e speranzosi si, sognatori no.

    Tommaso Balbo (Washington)

  3. juhan

    È realismo: l’Italia è in mano ai preti, ai berluscanti e alla mafia. L’alternativa a andare in un paese serio è di diventare veline, grandi fratelli o speranti in cerca di occupazione.

  4. Posso avanzare un sospetto molto cattivo ? La lettera di Celli, secondo me, è l’anticipazione di qualche suo libro che sta per uscire, e costituisce di fatto un’ “autopubblicità” ben riuscita.
    Quanto ai contenuti, credo anch’io che chi ha una responsabilità pubblica, finché la esercita, non può permettersi di esternare queste convinzioni. Se ne è convinto, farebbe bene a dimettersi.

    Mara Gasbarrone

  5. Ruggero

    Pur condividendo il sospetto di Mara, non me la sento di dare completamente torto al direttore della Luiss.
    Condivido anche sul fatto che forse e’ inopportuno che sia proprio un direttore di una “libera” Universita’ ad esprimersi in modo tanto distruttivo; pero’, ruolo istituzionale a parte, leggo e rileggo la lettera di Celli e non posso che trovarmi d’accordo con il suo contenuto.
    Anche io sono (come Lorenza e Tommaso) un espatriato e devo dire che vivo con una certa amarezza questa condizione, amarezza che aumenta di pari passo con la mia eta’.
    Ma tutte le volte che rientro in Italia non posso fare a meno di sentirmi fortunato a vivere come vivo (quasi da nomade) in altri Paesi; e non e’ che mi riferisca a Paesi piu’ “sviluppati” (per quanto questo termine diventi sempre meno oggettivo) del nostro, anzi.
    Ancora, ha ragione secondo me Tommaso: non servono sognatori, forse servono progetti nuovi e realizzabili.
    Allora: di pragmatismo e di progettualita’ ci vivo (e’ proprio il mestiere che svolgo all’estero) ed alla luce di questa esperienza ultradecennale non mi sembra molto pragmatico progettare in una condizione come quella che sussiste oggi in Italia.
    Rientro in Italia per brevi periodi, il tempo di guardarmi intorno e, sempre piu’ esterrefatto, mi convinco che non c’e’ piu’ alcuna speranza.
    In questo mio sentimento negativo sono assolutamente concorde con juhan.
    E per essere realista fino in fondo e mantenere un po’ di raziocinio di fronte all’imbecillita’ dilagante nel (presunto) “Bel Paese”, devo convincermi, non posso trovare altra spiegazione plausibile, che tutto sommato alla stragrande maggioranza degli italiani vada bene cosi’.
    Altrimenti, non vedo perche’ le cose non siano ancora cambiate.
    Non c’e’ altra spiegazione.

  6. Dagospia dice che sta per uscire un libro di Celli dal titolo “Il Coraggio di Don Abbondio. L’arte di arrendersi e il rischio di resistere in un Paese che sta perdendo l’onore”. Giuro che non lo avevo letto prima.

  7. Lorenza Della Santa

    Scusate ma continuo a ribadire e difendere quello che ho scritto. Non c’e’ limite al pudore. Il quotidiano il Tempo di oggi: definisce il libro citando in parte le parole dell’autore, come una sintesi di parabole, sermoni e invettive per tutti gli italiani che non si rassegnano al declino, che credono nella dignità e sanno riconoscere l’ipocrisia. Che si sentono “depressi e incazzati: un buon cocktail per non dichiarare la resa”. Perché è proprio la “resa” che, comunque e “coraggiosamente”, non va dichiarata.
    Questo individuo fa marchette sulle nostre disgrazie e pure usando il figlio come pretesto.

  8. pier paolo balbo

    trovare i luoghi più stimolanti e innovativi è non solo conveniente per sè ma un modo di essere italia nel mondo. accorciamo le distanze. costruiamo reti. il paese è ingessato: forse i suoi cittadini di meno (specie se giovani). oltre l’opposizione tra fuga e fedeltà in una nazione (molto lenta nel cambiamento), c’è la costruzione di una dimensione sovranazionale di cittadini del mondo. necessaria cittadinanza globale, per i troppi protocolli internazionali che le nazioni vogliono negare nei fatti. io sono orgoglioso che mio figlio abbia allargato i suoi confini e quelli dell’Italia. entrando in una prospettiva che la mia generazione ha troppo sottovalutato. volare non è fuggire.

  9. “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni”
    Eleanor Roosevelt
    Può sembrare retorica, utopia o più semplicemente indizio di impotenza.
    Ma io ci credo!

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