Archivi del mese: dicembre 2009

65.774 auguri di un anno migliore!

Ultimo dell’anno: tempo di bilanci, non solo personali.

Il 2009 è stato, come si è cominciato a scrivere, l’annus horribilis delle carceri italiane. I 58134 detenuti del 31 dicembre 2008 sono diventati 65774 il 10 dicembre scorso: 7600 e passa detenuti in più, in un sistema penitenziario che – per strutture, risorse e personale – non ne potrebbe ospitare più di 43mila.

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Archiviato in carcere

Tutta la precarietà davanti

Stanno per iniziare le feste ma per molti sta anche terminando il contratto: a tempo determinato, a progetto, o altre diavolerie. Secondo un bel rapporto presentato ieri dal centro di ricerca NENS l’Italia è uno dei Paesi più ingiusti del mondo ricco e molto di questa disuguaglianza proviene dalla precarietà del lavoro.

Anche se non si perde il posto, la precarietà è un “infortunio” che ci si trascina dietro per tutta la vita come scrive Pietro Garibaldi sulla Stampa di oggi. Vediamo perché.

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Archiviato in economia, sinistra

Dopo la quinta malattia arriva la quinta mafia: il virus si diffonde nel Lazio

Secondo l’Associazione Libera esiste una “quinta mafia” – che affianca quella siciliana, la camorra, la ‘ndrangheta e la Sacra Corona Unita – di base nel Lazio. Un dossier sulla “quinta mafia” è stato presentato ieri presso la Federazione Nazionale Stampa Italiana, a cura di “Libera Informazione”. La sede non ha garantito una copertura mediatica adeguata: parlare di mafia forse fomenta il clima d’odio, meglio soprassedere. Continua a leggere

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Archiviato in criminalità organizzata, Roma

Ieri a Milano

No, in Italia oggi non c’è la guerra civile e quello che è successo ieri a Milano non è un “gesto di terrorismo” come lo ha dipinto il Ministro Umberto Bossi. E’ un gesto violento e dunque deprecabile e mai giustificabile. Però questo Paese ha vissuto davvero periodi di violenza politica e deve saper distinguere: oggi non c’è nulla di paragonabile alla strategia della tensione degli anni ‘70 o alle più recenti stragi di mafia.

“Siamo sull’orlo del baratro quando si consente che si odi e che si criminalizzi una persona, passare dalle parole ai fatti il passo è breve”. Sono le parole del Ministro della difesa, responsabile tra l’altro del controllo dei Carabinieri e quindi di una parte dell’apparato repressivo dello Stato. Evidentemente anche lui ha letto le cronache locali dei giornali italiani dell’ultimo anno e mezzo, con le decine di aggressioni contro omosessuali e immigrati. Lì sì che c’è stata una criminalizzazione delle future vittime.

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Archiviato in democrazia e diritti, destra

L’Italia del 12 dicembre

Quarant’anni fa, a Milano in piazza Fontana, cominciava la «strategia della tensione»: lo afferma non solo una consolidata storiografia, ma anche una sentenza giudiziaria, quella che si deve al lavoro di Guido Salvini. Oggi il dovere civico ci impone di ricordare le persone innocenti assassinate per realizzare un disegno politico che mirava a provocare una svolta autoritaria, o comunque una violenta rottura degli equilibri costituzionali, allo scopo di fermare l’ascesa delle sinistre: i sedici che perirono nella Banca dell’Agricoltura e il diciassettesimo, il ferroviere anarchico Pino Pinelli, che volò dal quarto piano della Questura di quella città. Ma ricordare oggi la prima «strage di Stato», le sue vittime, e la storia dei depistaggi orditi ad ogni livello per impedire l’accertamento della verità, deve condurci, soprattutto, a porre una domanda: che cosa resta dell’Italia del 12 dicembre 1969 nell’Italia di quarant’anni dopo?

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Archiviato in democrazia e diritti

Il futuro (migliore) che cresce nel presente

L’Italia di oggi inizia alla fine degli anni ’70. Oggi ha trent’anni e un po’ si illude di continuare a farcela nonostante tutto. E’ nel 1978 che Silvio Berlusconi fonda Telemilano, il primo pezzo del suo futuro impero televisivo. Negli stessi anni comincia ad affermarsi il “modello italiano” di uscita dalla crisi economica di quel decennio. Un modello che ha avuto vari cantori, tra cui certamente Giuseppe De Rita, sociologo e fondatore del Censis. Oggi è lui stesso a parlare di un modello in crisi. Ma non è detto che sia una cattiva notizia: a volte, e forse oggi è uno di quei casi, il futuro si intravede già in alcuni piccoli fenomeni del presente. Continua a leggere

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Archiviato in destra, economia, sinistra

E il settimo giorno si riposò

Una recente notizia, all’apparenza minore, merita di essere richiamata alla memoria, per rifletterci un po’su. E per farlo proprio in tempo di forsennato shopping pre-Natalizio. Lo scorso martedì 1 dicembre, la Corte Costituzionale federale tedesca (Bundesverfassungsgericht) ha dichiarato contraria alla Costituzione (Grundgesetz) una legge della città-stato di Berlino che consente l’apertura dei negozi nelle quattro domeniche dell’Avvento. La Legge fondamentale tedesca, infatti, afferma esplicitamente (nell’Appendice in cui sono incorporate parti della vecchia Costituzione di Weimar, art. 139) che la domenica e le altre festività riconosciute vanno legalmente protette come «giorni del riposo e dell’elevamento spirituale (Tage der Arbeitsruhe und der seelischen Erhebung)».

I giudici, consapevoli di vivere in una società secolarizzata  e in uno stato laico, hanno scritto nella sentenza che anche obiettivi del tutto privati come «la semplice quiete, la riflessione e lo svago», vanno interpretati come forme di elevamento spirituale: non solo l’andare a messa, per capirsi. Il ricorso era stato promosso dalle Chiese, sia evangelica che cattolica. A difendere la propria legge, il Governo della città-stato, formato dalla SPD e dalla Linke: una coalizione che più di sinistra non ce n’è. Strano, a volte, trovarsi dalla parte che non ti aspetteresti, ossia quella delle Chiese contro un governo di sinistra.

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Archiviato in democrazia e diritti, economia, Europa