Perchè la Bonino è una buona candidata

Con molta probabilità il prossimo Presidente del Lazio sarà una donna: o Renata Polverini o, come spero, Emma Bonino. Una sfida elettorale tra due donne è un bel segnale per tutto il Paese e per la qualità della politica. Quella di Emma Bonino è una candidatura femminile autorevole, di una donna che ha dato prova, nella sua lunga ed eccezionalmente qualificata esperienza politica e istituzionale, tanto di saper proporre e prendere l’iniziativa, quanto di saper tener conto delle diverse culture e sensibilità che compongono un’alleanza e le sue relazioni politiche e sociali. Una donna allo stesso tempo “di rottura” ma anche capace di governare, mediare, proporre, realizzare.
Potrebbe essere, come ha scritto Ida Dominijanni sul Manifesto,  “l’unica sorpresa interessante della stagione politica più deprimente che sia dato ricordare”: quella tra l’altro degli “utilizzatori finali” e dei leader politici (tutti maschi) che esibiscono i propri attributi. E invece, per ora, la lotta tra le due donne è iniziata su un registro diverso: non solo per le dichiarazioni di stima reciproca ma anche perché (finalmente!) si parla di questioni concrete e di idee. Due su tutte meritano ora la nostra attenzione perché ci indicano la scelta in campo.

La prima questione è quella del quoziente familiare, cioè della possibilità di tassare il reddito complessivo di un nucleo familiare (sommando quindi gli introiti di marito e moglie) invece che i singoli individui. Si dice che così si favorirebbero le famiglie numerose e monoreddito ma si finge di non vedere che così in molti casi si finirebbe per scoraggiare il lavoro femminile perché farebbe salire il reddito familiare facendo scattare l’aliquota più alta.
L’Italia, in tema di lavoro femminile, è il fanalino di coda europeo: non lavora neanche la metà delle donne (il 47%) contro una media europea del 57%. Siamo dietro anche a Spagna, Grecia, Portogallo e Francia cioè a Paesi culturalmente e socialmente molto simili a noi. Nel Lazio lavora il 49% delle donne, 6-7 punti in meno di Toscana, Umbria o Veneto. Molte di più vorrebbero lavorare ma non saprebbero a chi lasciare i figli piccoli, a chi affidare il lavoro di cura per gli anziani o per le persone non autosufficienti. Col quoziente familiare, voluto dalla Polverini, la risposta sarebbe semplicemente una: il tuo lavoro è a casa e se lo cerchi fuori sarà meno conveniente per te e la tua famiglia.
Su questo Emma Bonino ha detto di recente parole molto chiare: «Non è una mia questione ideologica ma inserire oggi in Italia, in un panorama di assenza di servizi, il quoziente familiare, significa bloccare ulteriormente le donne a casa. Bisogna invece farsi carico dell’assistenza e della cura con misure che consentano di dare maggiori spazi alle donne». Si è quindi schierata per i congedi parentali per i papà: «È un’idea che in Spagna sta dando ottimi frutti anche sul versante culturale». Infatti, come già visto, in Spagna le donne lavorano di più.

Ma c’è anche un’altra questione non proprio secondaria che presto verrà a galla: e quella della pillola abortiva RU 486 e della politica verso le interruzioni volontarie di gravidanza (IVG). La Polverini farà di tutto per renderle più difficili, sulla scorta dell’esperienza maturata dalla destra quando al governo c’era il suo sostenitore Francesco Storace. Perché le Regioni in questo campo possono molto: basta allungare le liste d’attesa per le IVG, chiudere i centri fuori dalle grandi città, far funzionare male e a singhiozzo i consultori, emanare provvedimenti amministrativi che complicano la vita alle donne che vogliono utilizzare la RU 486, promuovere a primario solo medici che praticano l’obiezione di coscienza contro l’aborto. Basta chiudere i rubinetti della prevenzione e dei consultori ed ecco che le IVG, soprattutto tra le donne immigrate, aumentano: provate a vedere i dati nel Lazio tra il 2000 ed il 2005 quando c’era Storace. Insomma, anche qui per le donne del Lazio si tratterebbe di una scelta di libertà e la biografia di Emma Bonino, al di là di tutto, è una garanzia. Una cosa da tenere a mente quando, come accade sempre più spesso, ci sentiremo dire in campagna elettorale che “tanto l’una o l’altra non fa differenza”.

Con la scelta di Emma Bonino inizia per il centrosinistra una campagna elettorale difficile, ma non impossibile. Ecco un altro mito da sfatare: non è vero che il centrodestra è in vantaggio. Anche le inchieste degli istituti più vicini al centrodestra danno alla Polverini un vantaggio pari al margine d’errore. I sondaggi più seri, cioè quelli che misurano anche gli indecisi, dicono che tra il centrosinistra e il centrodestra allargato all’UDC (che poi è il vecchio centrodestra di sempre) c’è parità intorno a quota 40%. Il resto sono incerti, gente che bisognerà convincere ad andare a votare, giovani a cui bisognerà dimostrare che un voto da una parte o dall’altra fa la differenza. E’ lì che sarà la battaglia, non in un mitologico centro “cattolico e moderato”.
Ma la candidatura di Emma Bonino non è tutta rose e fiori. Le sue posizioni sui sindacati non sono le mie così come non condivido l’idea che la parità passi prima di tutto per l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne. Sulle questioni economiche la candidata (e poi, speriamo, la Presidente) andrà incalzata. Servirà una sinistra forte, piena di idee. In Regione ce l’abbiamo già avuta in questi 5 anni: dagli assessori della sinistra sono venute le politiche migliori della giunta Marrazzo. Non dimentichiamocelo e facciamolo fruttare.

Cecilia D’Elia

6 commenti

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6 risposte a “Perchè la Bonino è una buona candidata

  1. juhan

    mah, è stata ministra (o qualcosa di simile) con il nano.
    Però pare che faccia fuggire la Binetti e questa sarebbe cosa buona e giusta.

    • Jacopo Rosatelli

      No, é stata ministra con Prodi. Berlusconi (il nano, come dici tu) l’aveva nominata commissario europeo nella commissione Santer, nella quale aveva ricoperto l’incarico di responsabile delle politiche per i diritti umani e la cooperazione internazionale. Il suo impegno le era valso il prestigioso “Premio Principe de Asturias”, sorta di Nobel “latino”, per capirsi. E`uno dei pochi esponenti politici italiani che gode di grande considerazione e stima all’estero.

      Detto ció, credo che per i cittadini laziali avere una vera liberale di sinistra come Presidente sia meglio di un’esponente della destra sociale. O no?

  2. Riccardo Pennisi

    E’ innegabile che la sindacalista Renata Polverini possa sfruttare un certa affinità culturale col suo territorio, di tendenza più sociale che liberale.

    Il centrosinistra, oltre ai pastrocchi delle ultime settimane sulle candidature e la fine ingloriosa della presidenza Marrazzo, sconta anche un anno e mezzo di mancata opposizione in Campidoglio (dove il suo “candidato” ha addirittura abbandonato il PD). Ricordo che nel 2005 il centrosinistra aveva vinto solo in provincia di Roma, ma il risultato era stato così netto da superare l’affermazione del cdx a Viterbo, Rieti, Frosinone e Latina.

    Ma la statura politica di Emma Bonino (e la sua forza d’attrazione) è quella di una vera fuoriclasse. I giochi, dunque, sono tutt’altro che chiusi.

  3. Valerio Peverelli

    Non ho seguito molto le vicende laziali, ho quindi una curiosità, forse un po’ banale.
    Le varie forze della sinistra “extraparlamentare” come si stanno posizionando per la candidatura della compagna Bonino?

    Grande stima e rispetto per i radicali, ma mentre alcune delle loro posizioni (aborto, eutanasia, legalizzazione, diritti dei migranti e delle donne, laicità, nuove libertà, pacs-matrimoni ecc.) sono le nostre posizioni, altre sono un po’ più discutibili, dopo tutto sono liberali e liberisti.

  4. novelli

    Non v’è dubbio che si tratta di una delle poche candidature che potevano contrastare la mossa Polverini. Per una serie di motivi. Prima di tutto una competizione fra donne spunta un’arma alla destra che sicuramente avrebbe sostenuto che la sponda opposta non ha donne in grado di rivestire ruoli di leadership istituzionale . Poi è una laica senza se e senza ma. E specialmente a Roma, sembra un paradosso ma è così, non sono pochi i pruriti anticlericali. Ed inoltre riesce ad ottenere consensi anche fuori dello stretto ambito del suo partito. Naturalmente ci dobbiamo lavorare su con molta attenzione. Dobbiamo fare in modo che il suo comitato elettorale veda la sinistra in grado di condizionarne alcune spigolosità liberiste inaccettabili per molti elettori. Tenuto anche conto che la Polverini si vende come sindacalista. E su questo suo valore aggiunto giocherà molte delle carte in suo possesso. Quindi la nostra Emma, se vuole vincere si deve lasciar guidare da chi il sindacato lo sa fare davvero e conosce la realtà lavorativa ed il precariato dilagante della regione Lazio. Deve saper giocare d’anticipo su questi temi e avere l’umiltà di capire che un conto è fare l’esponente di partito e un altro è governare una Regione complessa come il Lazio e rispondere alle esigenze di un elettorato variegato come quello che per il momento ne sta osservando le mosse. Molto lavoro si dovrà anche fare nell’ambito del terziario e delle piccole imprese sulle quali la nostra Renata ha parecchie armi spuntate. Quindi le potenzialità ci sono, ma il lavoro è immenso. Sinistra Ecologia e Libertà potrà giocare un ruolo determinante per spostare l’asse politico verso una sinistra di governo della regione che possa far dimenticare il finale triste della gestione Marrazzo.

  5. Andrea Boraschi

    Posto un mio articolo pubblicato sull’Unità, qualche giorno prima che il PD sciogliesse le riserve sulla candidatura di Emma.
    Saluti.

    A. B.

    Esplorare vuol dire, stando al vocabolario, cercare di conoscere, di scoprire. Esplora chi non sa, dunque: chi è animato da un’ipotesi e vuole verificarne la consistenza, o, più spesso, chi non ne ha alcuna ed è mosso dalla curiosità, dal bisogno, dall’ansia di scoperta. Facile comprendere, allora, la suggestione romantica che ha circondato per secoli la figura (d’antan) dell’«esploratore»; e facile intuire, altresì, come la stessa attività d’esplorazione mal si attagli alla politica, almeno sin quando si ragiona di questioni d’alleanza e tattica. Un «mandato esplorativo», ancorché la dizione risulti pomposa e riecheggi un gergo politico d’altri tempi, è una malcelata dichiarazione di idee confuse: andiamo a vedere un po’ chi c’è in giro che sia disposto ad allearsi con noi contro un comune avversario. Una roba che si fa subito complessa, poi, quando si scopre che uno è disponibile all’alleanza purché a farne parte non vi sia un altro; e che questi è parimenti disponibile, purché non via quell’uno e magari un terzo ancora. Rompicapi che si risolvono, si risolvono sempre e talvolta proficuamente. Il che non toglie quella sensazione, spiacevole e persino triste, di mancanza di una direzione chiara. Chi sa dove andare non esplora: va.
    Il mandato esplorativo affidato dal PD a Nicola Zingaretti in vista delle regionali del Lazio poteva non essere. Si poteva evitare un incarico ufficiale, ancor più enfatizzato dal prestigio di colui che l’ha assolto. E l’impressione è che si sia trattato di una mossa tesa a smentire un’apparente inazione, e nulla più di questo. Anche stando ai risultati: che dicono che, se mai Emma Bonino non fosse disponibile a ritirare la sua candidatura per lasciar campo a una «personalità prestigiosa» individuata dal PD, il partito di Bersani non avrebbe spazio politico ed elettorale per procedere autonomamente e si troverebbe probabilmente costretto a sostenere, in ogni caso, la candidata radicale.
    Non si poteva esplorare un po’ prima? Non si poteva discutere, confrontarsi e annunciare la candidatura della Bonino congiuntamente, come rappresentante di un’alleanza, in mancanza di candidature alternative valide e in virtù degli orientamenti, già risaputi, dell’UdC?
    Ora, come sappiamo, è possibile che infine il PD muova a sostegno di Emma; e ancora vien da chiedersi: è tanto difficile leggere i molti vantaggi della sua disponibilità alla competizione? Cosa giustifica questa attesa, cotanto valutare, riflettere e soppesare? Lo «spauracchio radicale»?: quella sindrome moderatista che colpisce chi è troppo impegnato a dar retta a tutti per dar retta alle idee che pure dovrebbe rappresentare?

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