La presa di Roma, istruzioni per l’uso

Sono passati quasi due anni dal 28 aprile 2008, il giorno in cui Gianni Alemanno conquistò il Comune di Roma. Probabilmente, senza quella vittoria questo blog non esisterebbe. Non a caso uno dei nostri primi post riguardò proprio l’analisi ragionata di quella elezione: più che una vittoria della destra, una sconfitta del centrosinistra. Per chi voglia capirne ancora di più c’è un libro che vale la pena leggere: “La presa di Roma” di Claudio Cerasa (Bur, 9,80 euro, pp. 208). Soprattutto in tempi di elezioni regionali è una lettura da non trascurare, per capire chi comanda in questa città e come si fa a perderla o a conquistarla.

Cerasa ha più o meno l’età di chi scrive, cioè ha vissuto gran parte della sua vita dopo il crollo del muro di Berlino. Scrive per Il Foglio e ha un blog in cui parla di Roma e non solo. Insomma, per tanti motivi troverete il suo libro fresco e per niente scontato.

“La presa di Roma” fa un’analisi molto precisa della vittoria di Alemanno ma, e qui sta la sua vera utilità per chi voglia capire questa città, fa soprattutto la mappa del fu potere veltroniano e del nuovo potere di “Lupomanno” ritraendo personaggi come il re delle discariche Manlio Cerroni o l’oramai ex presidente della Camera di Commercio di Roma Andrea Mondello.

1. Le elezioni del 2008, secondo Cerasa ma anche secondo chi scrive, il centrosinistra le perse in periferia. E’ utile ricordare, come fa lui, che negli ultimi 25 anni 600mila romani si sono trasferiti dalle aree centrali a quelle a ridosso del GRA. Ed è proprio nei 12 municipi periferici che Alemanno ha preso 508.686 dei suoi 783.225 voti. Il totale è poco di più di quanto raccolse, perdendo, Antonio Tajani nel 2001, è cambiata però la distribuzione geografica.

Cerasa indica varie cause: fa un bel viaggio a Ponte di Nona, quartiere grande, lontano e sfortunato nato grazie agli accordi tra Caltagirone e le giunte di Rutelli e Veltroni. Ma soprattutto racconta di come sia nata a comando l’ “emergenza sicurezza” citando una serie di numeri impressionanti: “l’utilizzo del termine sicurezza (nei TG, ndr) ha avuto nel corso del 2008 un andamento anomalo: a inizio anno era quasi ignorato, a maggio ha raggiunto il suo picco, a fine anno è stato usato il 92% di volte in meno rispetto ai mesi della campagna elettorale”. Numeri ma anche parole, ecco le più usate nei TG di quei mesi: ucciso, tragedia, arrestato, strage, omicidio, delitto, funerali, rapina, giallo, mafia, sangue, cadavere, banda, truffa, aggredita, morti sul lavoro, romeno, killer..

2. La mappa del potere veltroniano. Cerasa fa un bel viaggio in alcuni dei veri luoghi del potere romano come gli esclusivi circoli sportivi quali l’Aniene dove si fanno e disfano alleanze e reti di relazioni importanti. Poi descrive l’alleanza tra Goffredo Bettini (eminenza grigia di Veltroni) e Gianni Letta, un asse rafforzato dalla comune collaborazione con Andrea Mondello che, oltre e grazie alla Camera di Commercio, controlla la nuova Fiera, gli Aeroporti di Roma e un seggio nel consiglio d’amministrazione dell’Unicredit. Alemanno da questo network era estraneo e così, tra le altre cose, ha promosso il direttore della fondazione ItalianiEuropei (quella di D’Alema per intenderci) al consiglio d’amministrazione di Acea.

3. Uno degli elementi chiave nella “presa di Roma” da parte della destra è stato il cambio di alleanze di Caltagirone, uno dei più grandi costruttori di questa città. Eppure, con lui e con altri, il centrosinistra aveva stretto un patto importante già con la “variante delle certezze” del 1997: i vecchi palazzinari rinunciavano a costruire 60 milioni di metri cubi in aree di forte valenza paesistica o archeologica e in cambio ricevevano delle notevoli “compensazioni” su altre aree della città: altri terreni ma dove si poteva costruire molto di più. E’ grazie ad uno di questi accordi che è nata, per esempio, l’area di “Porta di Roma” dove sorge una delle due Ikea della città. L’elenco delle altre aree è il percorso di guerra dell’urbanistica delle giunte di centrosinistra, una serie di centri commerciali con attorno quartieri dormitorio che farà forse la fortuna elettorale del centrodestra per un po’: Commercity, Ponte di Nona, Torrino Mezzocamino, Tor Pagnotta, Malafede, Grottarossa, Saxa.

4. Allo spostamento di una parte del mondo dei costruttori Alemanno ha aggiunto tutto un suo mondo fatto di tassisti, circoli della “nuova destra”, organizzazioni studentesche più o meno violente e radicali, pezzi di tifoseria organizzata e, soprattutto, il vecchio blocco sociale e politico della destra romana così bene impersonato dalla figura “borghese” di Andrea Augello, dall’acculturato ed eclettico Assessore alla Cultura Umberto Croppi e dallo scopritore del “volontariato” di destra Fabio Rampelli. Quest’ultimo fu anche il talent scout di Giorgia Meloni.

5. Dei vari “centri sociali di destra” nati in questi anni in città (notevole a proposito l’intervista a Iannone di Casa Pound contenuta nel libro) è impressionante soprattutto la contiguità tra Foro 753, l’estrema destra e la nuova giunta. Alcuni nomi citati da Cerasa: Ugo Cassone (ex Meridiano Zero), oggi consigliere comunale; Marco Veloccia (militante di Foro 753 e Casa Pound), consigliere del Primo municipio e poi assistente di Croppi; Pietro Di Paolo (stesso curriculum di Veloccia), consigliere regionale di An; Vincenzo Piso (ex di Foro 753, fu membro di Terza Posizione e scontò 4 anni di carcere per banda armata), oggi deputato e coordinatore regionale per il Lazio del Pdl.

6. Alemanno, o “Lupomanno” come a volte viene chiamato nel libro, non si limita a governare Roma. Ha ambizioni nazionali come i suoi due predecessori di centrosinistra. Già dalla metà di questo decennio l’ex ministro dell’Agricoltura aveva individuato una strategia complessiva per arginare la “dispersione dei valori della destra sociale”: “correzione del liberismo puro, riforma del mercato, politiche in favore delle classi sociali più disagiate e principio di sussidiarietà”. Di se stesso ha un’idea ben precisa: “il centrodestra ha bisogno di una figura che coniughi bene le anime cattoliche e popolari con una modernizzazione che parta dall’identità”. Modernizzazione, per lui, non vuole dire accettare né la globalizzazione né i “nuovi diritti” come quelli all’aborto, all’eutanasia o al matrimonio gay. Più concretamente, Cerasa profetizzava già alcuni mesi fa l’importanza dell’alleanza tra il centrodestra e l’Udc in queste regionali, anche per cementare il rapporto con Caltagirone che di quel partito è gran sostenitore. Ma, nella strategia di Alemanno, a quel partito cattolico e moderato va aggiunto un uomo importante: Giulio Tremonti. Questi il 23 agosto 2007 ha confessato: “Ciò che mi unisce ad Alemanno riguarda anche i valori spirituali comuni, perché la vita non si fa soltanto con il Pil”.

Un motivo in più per leggere questo libro, anche se non si vive attorno dentro o attorno al GRA.

(Mattia Toaldo)

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5 commenti

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5 risposte a “La presa di Roma, istruzioni per l’uso

  1. andy

    non sapete proprio di cosa parlate…

  2. mattia

    Per favore illuminaci

  3. Meno male che c’è chi ha ancora voglia di raccontare. Ci sarebbero molte cosa da dire sul piano delle certezze e sul tema delle compesazioni, sono necessarie per rispettare i diritti edificatori maturati nel piani del 62′ disegnato per una città che si prevdeva di 5 milioni di abitanti. Am non tutti sono d’accordo.Vi consiglio una lettera aperta scritta da Campus Venuti (il progettista del piano di roma) e Walter Veltroni e la risposta di Salzano, un vetero Urbanista (pubblicata su http://www.eddyburg.it) . Cito al volo la critica di Salzano al meccanismo di compesanzione dei diritti edificatori in risposta a Campus Venuti “il piano non è di un urbanista, ma è un prodotto della collettività rappresentata dall’amministrazione: se è vero, come mi hanno insegnato maestri come Giovanni Astengo ed Edoardo Detti, che il piano è “una scelta politica tecnicamente assistita”. Il rimpianto appartiene alla sfera dei sentimenti, non a quella della ragione”.
    A presto
    Sa

  4. Meno male che c’è chi ha ancora voglia di raccontare. Ci sarebbero molte cosa da dire sul piano delle certezze e sul tema delle compensazioni, sono necessarie per rispettare i diritti edificatori maturati nel piano del 62′ disegnato per una città che si prevedeva di 5 milioni di abitanti. Ma non tutti sono d’accordo.Vi consiglio una lettera aperta scritta da Campus Venuti (il progettista del piano di roma) e Walter Veltroni e la risposta di Salzano, un vetero Urbanista (pubblicata su http://www.eddyburg.it) . Cito al volo la critica di Salzano al meccanismo di compesanzione dei diritti edificatori in risposta a Campus Venuti “il piano non è di un urbanista, ma è un prodotto della collettività rappresentata dall’amministrazione: se è vero, come mi hanno insegnato maestri come Giovanni Astengo ed Edoardo Detti, che il piano è “una scelta politica tecnicamente assistita”. Il rimpianto appartiene alla sfera dei sentimenti, non a quella della ragione”.
    A presto
    Sa

  5. gianni

    a proposito di quartieri dormitorio , a voi piace il quartiere modello di torrino mezzocammino? a me fa veramente vomitare, e’ una landa di case orrende tirate su a correre, mista a strade che si intrecciano senza alcun senso logico, laddove prima vi erano delle aree selvagge e piene di animali; non comprerei mai un appartamento la nemmeno se me lo regalassero e di contro ti vengono a chiedere delle somme incredibili per dei buchi di case ……booooH!!!

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