Una politica comprabile?

Uno spettro si aggira per la Germania: lo spettro della corruzione. La questione, che noi italiani sappiamo bene essere controversa, del finanziamento ai partiti politici agita dallo scorso fine settimana il sonno dei dirigenti della FDP (il partito liberale del vicecancelliere e ministro degli esteri Guido Westerwelle). Nei loro confronti viene mossa l’accusa, da parte dell’opposizione, di essere «comprabili»: käuflich è l’aggettivo usato da Siegmar Gabriel, segretario di una SPD che comincia a ridare segni di vita, che si può tradurre anche, più pesantemente, con «corruttibili». Anzi, si potrebbe dire che l’accusa implicita è di essere stati proprio comprati da una grande impresa del turismo, settore che ha appena beneficiato di una generosa riduzione dell’imposizione fiscale, contenuta nella manovra per il rilancio della crescita economica (Wachstumbeschleunigungsgesetz), licenziata lo scorso autunno.

Non si tratta di finanziamenti illegali, è bene chiarirlo subito, bensì di donazioni fatte a regola d’arte. Nessuno, nemmeno fra i critici, lo mette in dubbio: il versamento di un milione e centomila euro, con cui la società Substantia AG nel corso del 2009 ha generosamente rimpinguato le casse della FDP, non va contro nessun articolo del codice penale. La Substantia AG appartiene ad uno degli uomini più ricchi del paese, August Baron von Finck, la cui famiglia è comproprietaria della catena di alberghi Mövenpick. Il von Finck è probabilmente un convinto liberale. E il fatto che la FDP abbia voluto, insieme alla CSU, inserire nella manovra economica l’abbassamento dell’IVA per gli alberghi dal 19 al 7% può essere solo una coincidenza. Oppure no: e in questo caso sorge un interrogativo molto grosso sulla trasparenza (altrimenti tanto celebrata – anche simbolicamente attraverso la famosa cupola di Norman Forster sul Reichstag) della democrazia tedesca.

La FDP si difende, indignata, dalle accuse. Le sue scelte politiche, dicono dal partito, dipendono non dai finanziamenti, ma dalle convinzioni: in questo caso, favorire uno specifico settore di imprenditori. E, in effetti, un partito liberale tutela gli interessi dell’impresa ben più di quelli del lavoro. I sospetti, però, restano e dovrebbero imporre alla FDP maggiore chiarezza. Dove inizia la libertà di scelta di un partito politico e dove finisce il legittimo tentativo da parte degli attori economici e sociali di influire sulle scelte democratiche? Quanto pesano le lobby  economiche, non solo negli Stati Uniti d’America, ma anche in Europa? Dove finisce la libertà dei privati di finanziare il partito che vogliono o, se volete, dove finisce quella del partito di prendere i soldi dai finanziatori? Come si può distinguere un tentativo legittimo di influenzare il corso delle cose da uno che non lo è? Si può definire corruzione un comportamento formalmente legale, ma chiaramente legato ad uno scambio di favori fra grandi poteri economici e politica?

Non è certamente, quello che qui si solleva, un tema nuovo: l’influenza del potere economico nelle democrazie contemporanee è una questione centrale che, malgrado l’attenzione di cui talvolta gode anche grazie a inchieste giornalistiche (in Italia di Report, ad esempio), è comunque ancora troppo al di fuori dell’attenzione delle opinioni pubbliche. E le domande formulate, se volete, possiamo anche, un po’ cinicamente, considerarle puramente retoriche. Ma il formularle permette di provare a fare i conti con il problema. E così, opportunamente, si sono levate voci nei giorni scorsi, come quelle di tutta l’opposizione (SPD, Verdi e Linke) e di numerosi commentatori, che chiedono di vietare o, quantomeno, limitare per legge il finanziamento delle grandi imprese ai partiti. A guadagnarne sarebbe indubbiamente la democrazia tutta, partito liberale compreso. Che potrebbe dire, infatti, senza più l’ombra del sospetto, che la politica economica che promuove è fatta in conformità ad una visione del mondo e dei rapporti sociali, che, per quanto da noi non condivisa, non merita certamente di essere confusa con meschini scambi di favore.

(Jacopo Rosatelli)

Lascia un commento

Archiviato in destra, Europa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...