Altri libertini

Eccoci giunti, grazie all’affaire Bertolaso, all’ennesima puntata dell’estenuante viaggio nelle regioni infere dei rapporti tra sesso e potere, inaugurato mediaticamente lo scorso aprile dal celeberrimo intervento di Veronica Lario su Repubblica. Ci ritroviamo dunque nuovamente a leggere sfilze di articoli acuti e di buon senso sulla «donna-tangente» e i «puttanieri della classe dirigente italiana» (si veda Lerner su Repubblica), la mercificazione del corpo femminile e la prostituzione come moneta corrente con cui ottenere favori, appalti, candidature da parte di potenti dalla carne debole, veicolo di corruzione o strumento di ricatto per individui, mi si permetta, abbastanza meschini. Rispetto a tutto ciò tuttavia, l’aspetto che arreca tristezza (al di là di quelli che incutono spavento e orrore) è proprio il miserando teatrino che si svolge attorno alle pietose performances di questi fragili maschi colti sul fatto: lasciamo un attimo da parte diabolici affaristi, meretrici più o meno consapevoli e più o meno maggiorenni, nani e ballerine, e vedremo per esempio omuncoli in lacrime di fronte alle famiglie, costretti a ridicoli giochi linguistici («non ho detto ripassata, ma rilassata…» via, non esiste neanche nel linguaggio colloquiale, non dico in quello colto), povere mogli turlupinate e cornificate nell’imbarazzo di sostenere o mandare a quel paese i propri mariti, segreti appassionati del sado-masochismo pentiti e rifugiati in conventi (luoghi peraltro dubbi di ritrovata integrità e moralità). A me pare, tutto questo, ben altro che un tripudio di sregolata pornografia, quanto piuttosto uno spettacolo di trito bigottismo, di tradizionalismo vuoto che si sposa magnificamente con una forma di perversione ipocrita e vigliacca.

  1. È spassosa come sempre l’amaca di Michele Serra di venerdì sulla candidatura di Tinto Brass tra i radicali, ma non coglie completamente nel segno: vero che «le tette al vento, e le festose adunate di baldracche con schiere di maschi che fanno la ola, sono diventate pratica corrente non già e non più tra le avanguardie porcone, ma nel tran-tran quotidiano di sottosegretari democristiani, deputatini in trasferta, lobbisti di provincia», ma il punto non è esattamente che l’un tempo scintillante moneta della trasgressione sessuale sia oggi bisunta e consumata dal binomio sesso-politica. È che ora non si tratta affatto di trasgressione, non più purtroppo. Altro che le tette allegre, i piselli arditi e i culi sorridenti di Tinto Brass che, ricordiamolo, fu anche un protagonista del cinema di denuncia degli anni ’60. Benché poi le femministe se la presero con lui forse non del tutto a torto, il suo erotismo voleva pur sempre essere liberatorio, gioioso, dissacrante e a disposizione di tutti in maniera non deteriore. Di libertini in giro al giorno d’oggi se ne vedono veramente pochi, ma è pieno, stracolmo, di papponi e finti padri di famiglia.
  2. Mi è capitata poco tempo fa tra le mani un’intervista del 1982 di Michel Foucault sul tema Sesso, potere e politica dell’identità che sembra provenire da lontano. Non dobbiamo «liberare il nostro desiderio», dice Foucault, ma «creare nuovi piaceri», e anche se questi potranno sempre essere sfruttati negativamente come strumenti di controllo sociale, non si può rinunciare a scommettere sulla loro carica creativa, eversiva, di pratiche di resistenza nei confronti del potere. Il sadomasochismo, lungi dal rappresentare una manifestazione violenta dell’eros, è un gioco fondato su rapporti strategici fluidi e rovesciabili, alternativi a quelli classici del discorso dominante; il sesso, in generale, una risorsa espressiva dinamica: non «una fatalità», ma «una possibilità di accedere a una vita creativa». Dobbiamo concludere che la scommessa è stata persa? Il sesso di cui sentiamo parlare da mesi va ascritto a pieno titolo ai «dispositivi di potere», l’esatto opposto dell’energia sovversiva liberatoria a cui pensava Foucault, e appare infatti, per tutti i soggetti che vi sono coinvolti, fatale, nel senso di patologico, e statico, ossia fossilizzato in rapporti gerarchici basati su dominio e reificazione. Il che non è altro, mi pare, che il rovescio della medaglia di una società complessivamente repressa, piena di perversioni perché incapace di ripensare profondamente le tradizioni.
  3. Alla luce di tali fenomeni, non si dovrebbe allora forse parlare, più che di ‘questione morale’ e prima che di ‘questione di genere’, di ‘questione sessuale’? Non si trova qui un altro grande rimosso, tra le tante nobili intuizioni dimenticate di un decennio, gli anni 70, demonizzato o mitizzato ma spesso non capito? Intuizione, dico, perché probabilmente la tentata rivoluzione sessuale fu qualcosa di disordinato, problematico anche dal punto di vista emotivo, e non privo di contraddizioni. Si può arrischiare la formula di ‘liberazione sessuale incompiuta’? Imperfetta, perché anche al suo interno emersero immediatamente rapporti di genere iniqui, e perché forse alla fine fu portata davvero avanti solo dai movimenti glbt che non riuscirono, a cui non fu permesso di contaminare la società nel suo insieme e sfuggire alla ghettizzazione. Di sicuro la politica odierna, soprattutto di destra, sembra molto più orientata a procedere sul doppio binario familismo-pornografia: familismo ostentato nella retorica pubblica e pornografia praticata ossessivamente nel privato; una soluzione che probabilmente la Chiesa tollera molto di più dell’aperta predicazione di una sana politica del piacere.
  4. Un’ultima osservazione sulla questione femminile: se si vuole tornare a nominare un concetto così demodé come quello della liberazione sessuale, si deve dare per scontato che abbia come presupposto la libertà di fare sesso delle donne, una libertà che Noemi Letizia non ha certamente conquistato alla faccia di Veronica Lario. Se non sbaglio un tempo al centro del dibattito femminista c’erano le peculiarità del corpo della donna – nell’ambito dell’erotismo e non solo della gravidanza –, l’orgasmo femminile, il rovesciamento dei ruoli che vogliono il maschio cacciatore e la femmina suora, mogliettina o puttana. Tutte queste tematiche, mi pare, hanno a un certo punto lasciato il posto all’affermazione di altri diritti ritenuti più urgenti, più praticabili, o meno scabrosi: l’aborto legale, l’accesso alla politica, la parità delle carriere. Banalizzando, nel dibattito pubblico sono penetrate di più alcune riflessioni del pensiero della differenza sulla maternità, la natalità, il potere femminile di dare e togliere la vita, che non quelle, altrettanto fondamentali, sull’emancipazione sessuale delle donne. Le ragioni di ciò sono facilmente intuibili. Tuttavia, per chi voglia tentare di superare l’empasse, scandalizzarsi per la riduzione della donna a oggetto non è più sufficiente, occorre tornare a pensare alle sue potenzialità di soggetto libero e, perché no, anche libertino.
  5. (Francesca Gruppi)

3 commenti

Archiviato in democrazia e diritti

3 risposte a “Altri libertini

  1. alessandro

    Tutto molto molto vero. Ci vorrebbe una politica del piacere. Disincantata ma anche irriverente. L’influenza dei nostri mullah vaticano-pdellisti (ed i loro complessati amichetti della sinistra) ci impedisce di parlare serenamente di questioni davvero rilevanti per la stragrande maggioranza degli italiani. Esempio: data la cappa bigotta, parlare di sessualita’ gay apertamente e senza infingimenti (anche affrontando quelli che io considero elementi degenerativi) e’ impossibile, perche equivarrebbe a fare un favore al nemico. Sogno il giorno in cui potro’ fare un reportage sulle saune gay senza tema che il giorno dopo le chiudano.

    Chissa’ forse i miei nipoti. Figli dei mie figli adottivi? Sempre se i mullah vaticani lo permettono….

  2. Giulia

    Brava Francesca, come sono d’accordo.. da mesi seguo sconcertata i commenti sugli scandali sessuali-politici alla ricerca di qualcuno che sappia centrare l’argomento giusto.. niet, nulla, zero.. come se anche la generazione delle “femministe” avesse improvvisamente dimenticato tante cose e si fosse accontentata di un ragionamento sulle quote rosa da salotto televisivo ogni tanto…

  3. Pingback: Un maschio o un macho? « Italia2013

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