L’inizio della fine?

La tendenza a considerare il regime berlusconiano avviato ad un qualche tipo di fine (tramonto, implosione, congiura di corte o altro: le varianti sono molte e molto diverse fra loro) va diffondendosi. Il decennale della morte di Craxi, apice del neorevisionismo sulle questioni del “ruolo politico della giustizia”, sembra lontano anni luce e su di noi si proietta, invece, la vigilia del ventennale di Tangentopoli, facendoci accorgere che abbiamo gli stessi problemi di allora: la corruzione dilagante, le istituzioni pubbliche e l’economia privata marce fino al midollo.

Siamo dunque alla storia che si ripete? Sta per cadere Berlusconi come caddero i partiti della prima Repubblica? E stiamo correndo il rischio di ricadere nella stessa illusione di allora, ovverosia che bastasse la meritoria azione di alcuni magistrati per rendere l’Italia un “paese normale”?

Difficile rispondere a queste domande – e forse inutile mettersi a far profezie. Certo è, tuttavia, che può servire, alla confusa e malconcia sinistra italiana, riflettere su alcuni elementi di fondo di questo orrendo (quasi)Ventennio berlusconiano per provare ad aprire una prospettiva nuova e migliore sugli anni a venire.

Il berlusconismo ha, schematizzando, due componenti: è un regime a-democratico fondato su un’inedita commistione degli interessi di una grande impresa della comunicazione e il governo; è l’autobiografia della nazione (una recente interpretazione della quale è stata offerta brillantemente da Alberto Asor Rosa). Le due dimensioni sono diverse nella misura in cui il primo elemento – il berlusconismo come regime – può finire e finirà, a meno di un’improbabile (ma non impossibile, come suggeriva recentemente Massimo Giannini) investitura successoria di una figlia (Marina?) o di un collaboratore strettissimo (Confalonieri?). Il secondo – il berlusconismo come autobiografia –, invece, rimanda a problemi strutturali del paese – l’etica pubblica scarsa, i valori antidemocratici di massa, la presenza della criminalità organizzata e della corruzione, del clientelismo, del sottosviluppo e dell’ipersviluppo, del patriarcalismo e del razzismo e molto altro – che, se non vengono affrontati come tali, sopravvivranno a questa stagione (e all’uomo che come nessun altro ha saputo interpretarli, incarnarli) e troveranno il modo di riprodursi e prosperare all’interno del prossimo ciclo politico.

Riuscire a liberarsi del berlusconismo come regime non va certo sottovalutato: chi lo fa, magari in nome di una volgare interpretazione del marxismo secondo cui “quello che conta tanto sono i rapporti di produzione”, cade nell’errore di non capire che portare in salvo la Costituzione e le istituzioni di garanzia dallo sguaiato “sovversivismo delle classi dirigenti” sarebbe già un risultato straordinario. Non solo: sarebbe la conditio sine qua non per poter affrontare tutto il resto. Per poter affrontare, cioè, il berlusconismo come autobiografia. Insisto sul fatto che non vada sottovalutato il fatto di riuscire a liberarsi del berlusconismo-regime perché, per ottenerlo, non si è dovuto lottare (non si sta lottando) solo contro Berlusconi e i suoi accoliti, ma anche contro la parte maggioritaria, dominante, della classe dirigente della sinistra. La cifra triste di questo Ventennio, per quanto riguarda gli “oppositori” alla destra, è e rimarrà sempre il funesto tentativo à la Giolitti di “costituzionalizzare” l’incostituzionalizzabile: ovverosia, di giocare alla legittimazione reciproca fra post-comunisti e neo-conservatori (?) dividendosi le spoglie di una Costituzione troppo bella per poter essere vera (nel nostro paese). Come lo statista di Dronero con Mussolini, così i suoi tristi epigoni, di Gallipoli o di altrove che fossero, si sono sbagliati di grosso.

Superato (perché non credo si potrà dire che sarà stato “sconfitto” nella battaglia politica, purtroppo) il regime, un obiettivo che ormai ci accomuna alla destra laica e “repubblicana” di Fini e al centro “cattolico” di Casini (ai quali auguriamo un felice connubio – magari allargato a Rutelli), bisognerà fare i conti con l’Italia e le sue patologie. Anche in questo caso, il dato di fondo sulla sinistra nell’epoca di Berlusconi è che si è fatto finta che queste non esistessero, o, ancora peggio, si è, a volte, fatta confusione fra le virtù e i vizi. Le virtù della libera impresa sono state viste non nei coraggiosi giovani che mandano avanti le cooperative agricole nei terreni confiscati alla mafia, ma nei “furbetti del quartierino”. Le virtù di una politica popolare, e quindi in grado di raccogliere consenso, sono state confuse con il clientelismo più sfacciato – e sia concesso un inciso: quanti di quelli che hanno criticato il “populismo” di Vendola hanno speso una parola per denunciare il malaffare del governo campano? L’efficienza e la modernità è stata vista nelle privatizzazioni di qualunque cosa e non nella difesa dei beni pubblici. La partecipazione, un intralcio. I sindacati (solo quelli indocili), un ferro vecchio.

Anche la sinistra “radicale” (le sue rappresentanze politiche) non ha brillato per intelligenza nel comprendere la profondità del burrone sul cui precipizio ha danzato per anni: la caduta del primo Governo Prodi deve pesare sulle coscienze di chi la produsse. Ora, in ogni caso, radicali e moderati ovunque collocati nelle varie (e confusamente assortite al loro interno) formazioni del centro-sinistra, possono fare tesoro, se lo vogliono, dell’esperienza passata e degli errori commessi. Consumato il patrimonio di fiducia che potevano vantare nell’ormai lontano ’96, devono dimostrare di aver capito che “le riforme” di cui l’Italia ha bisogno, attraverso governi seri e stabili, saranno di tenore ben diverso da quelle raccomandate dai giornali finanziari o dal conformismo “terzista”. Insieme alla fondamentale voce dei giuristi che hanno raccomandato e raccomandano (invano) un vero sistema antitrust che ci garantisca in futuro dal riprodursi, per lo meno in forme così pericolose, di una tale concentrazione di potere mediatico-economico-politico (il che equivarrà mutatis mutandis alla norma che sessantadue anni fa fu scritta per impedire la ricostituzione del partito fascista), dovranno ascoltarne altre. Dovranno ascoltare e raccogliere il grido, di rabbia e speranza, di un contadino che produce, a Corleone, il vino per Libera, di un delegato sindacale che combatte quotidianamente per la sicurezza nei cantieri, di un’insegnate di una scuola di qualunque periferia urbana e di molti, molti altri. Altrimenti, non solo si porteranno il peso di non avere sconfitto il regime di Berlusconi, ma si assumeranno la responsabilità di creare, con le loro omissioni, le condizioni perché qualcuno si presenti sulla scena per raccoglierne, in forme certo nuove, il testimone.

(Jacopo Rosatelli)

8 commenti

Archiviato in destra, sinistra

8 risposte a “L’inizio della fine?

  1. Questo post è uno dei migliori analisi che abbia letto sulla fase politica che si ha aperto dopo gli avvenimenti del anno scorso (che purtroppo sono finiti con l’aggressione di piazza duomo, dove Berlusconi era dovuto presentarsi per sostenere il candidato del Pdl alle regionali di fronte a una Lega sempre più osata nelle sue richieste).
    Comunque la applicazione al berlusconismo della definizione che Gobetti ha fatto del fascismo evidenzia il suo carattere problematico. In ogni caso si tratta delle autobiografie vincenti. Ma se il comunismo avesse vinto nel biennio rosso non sarebbe stata anche quella una autobiografia? Una autobiografia di un popolo che combatteva per i suoi diritti? Non è proprio sulla (e non contro) autobiografia che si deve combattere? Dire che il berlusconismo è una autobiografia non è condannarci (scusate se m’includo pure io, straniero) ad essere una minoranza che non fa la avanguardia illuminata ma la retroguardia oscurata di una società con la quale non si potrebbe più parlare (tanto sono tutti berlusconiani)?
    È proprio la capacità autobiografica quello che ci manca. La capacità fare dell’autobiografia di “un contadino che produce, a Corleone, il vino per Libera, di un delegato sindacale che combatte quotidianamente per la sicurezza nei cantieri, di un’insegnate di una scuola di qualunque periferia urbana e di molti, molti altri” anche la biografia di quelli che si sono afferrati al unico che parlava del futuro con ottimismo.
    Non bisogna pensare all’autobiografia come qualcosa che rispecchia la realtà ma come qualcosa che la produce.
    Ci serve proprio la nostra di autobiografia perché la democrazia non consente altro intervento politico sulle persone che la ridefinizione dell’identità. Quella è la sfida.

    • Jacopo Rosatelli

      Caro Alejandro,

      grazie per il tuo intervento e per la tua critica, molto pertinente e stimolante. Sulla questione dell’autobiografia, della “narrazione”, in questo blog discutiamo da tempo: guarda, ad esempio, https://italia2013.wordpress.com/2009/10/08/questo-paese-e-anche-nostro/.
      E’ una delle assi portanti del nostro discorso: io, al riguardo, sono un po’ più negativo, Mattia Toaldo, invece, è più in linea con il tuo punto di vista.

      Comunque, una cosa mi sembra certa: i discorsi contribuiscono a “produrre” la realtà. E il discorso sull’Italia di destra (fatto da D’Alema, per capirsi) ha prodotto un’Italia di destra. Parlare gobettianamente di autobiografia a proposito del berlusconismo non significa, a mio avviso, negare l’importanza e la necessità di un contro-racconto, di una contro-autobiografia, per dir così.

      Continuiamo a discuterne. (E complimenti per il tuo italiano e per il vostro blog collettivo, un po’ “fratello” del nostro).
      Un fuerte abrazo!

      • Caro Jacopo, grazie a te per la risposta. Infatti il mio intervento va nella linea del post di Mattia che hai segnalato. Comunque, la cosa difficile sarà proiettare i valori che a noi sembrano giusti su una superficie sociale che ha fatto altre scelte. Per anni e anni bisognerà fare i conti coi consensi del berlusconismo. La falsa coscienza non esiste. Chiunque voglia essere maggioranza dovrà evitare un discorso sulla colpevolezza altrui che può solo portare alla via senza uscita della amnistia. Bisognerà che ognuno si metta in tasca le battaglie combattute e dica: siamo stati tutti, abbiamo sbagliato, bisogna ripartire.
        Se sei d’accordo possiamo provare a tradurre questo testo e pubblicarlo su Artepolitica. In qualche settimana, però.
        Abrazo,
        A

  2. paolo hutter

    Jacopo ecco ciao!
    mi fa piacere che tu veda la fine politica di Berlusconi. Io anc ora no, per ora ..Vedo anzi il rischio che vincano i suoi in troppe regioni, unico governo europeo che vincerebbe le “elezioni di medio termine” . C’è il tema teorico e pratico degli italiani europei che tornino chi può a votare..

    • Jacopo Rosatelli

      Caro Paolo, grazie del tuo contributo.

      Guarda, magari mi sbaglio, ma credo che il risultato delle regionali – importantissimo – non cambierà molto i destini del berlusconismo, nè in caso di vittoria, nè di sconfitta. In ogni caso, io registro una tendenza al “guardare oltre”, ormai anche nelle sue fila, ma non dico affatto che siamo alla fine: c’è un bel punto interrogativo, infatti, nel titolo. Bisogna certo lavorarci ancora…

      Sul fatto, poi, che le regionali siano elezioni di midterm non saprei… Il PD non imposta la campagna in questo modo e, mi sembra, nemmeno la destra: le vicende specifiche delle singole regioni, credo, abbiano un ruolo non indifferente. Discutiamone.

  3. Valerio Peverelli

    Concordo che queste saranno elezioni regionali, per quanto come tutte le elezioni italiane degli ultimi anni fortemente ideologizzate. (esercito del bene contro esercito del male diceva ieri lo psiconano; meno male che bisogna abbassare i toni).

    Non concordo affatto sull’ipotesi che a destra si stia guardando al dopo Berlusconi per un semplice fatto, la destra è Berlusconi, se lui volesse ritirarsi si aprirebbero vie nuove, ma così non è, almeno per altri 3 anni, ma temo per altri 8.
    Forse non vincerà le prossime elezioni, ma non mi faccio troppe illusioni. Berlusconi è veramente l’autobiografia di una nazione, ma questa è una nazione che è abituata a non cambiare idea, ad accettare leader vecchi se non proprio vetusti.

    Anche per il dopo vedo grossi problemi, l’egemonia culturale che ha saputo imporre al paese è così forte che per decenni si parlerà di lui, e ci si ispirerà a lui, forse persino il PD del 2022 tesserà in un congresso le lodi del “grande avversario”, così come oggi onora la memoria (!) di Craxi…(che avrebbe grossi scheletri nell’armadio anche se fosse stato onesto, casto, puro, e incorruttibile)

    Insomma sono un inguaribile ottimista!

  4. Chris Demerse

    Jacopo,

    Scusami… volevo scrivere molto primo pero sono stato pigro poi non trovavo il tempo primo di viaggiare (sono in Vietnam per il lavoro), allora finalmente ecco i miei commenti malorganizziti e scritto (evidentemente) con un italiano approximattivo in risposta a quest’articolo che ho visto grazie a Silvia, e chi mi ha piacuto molto.

    La prima cosa è che sono d’accordo con gli altri ottimisto chi hanno già scritto – ci sono semple ragioni per esserlo e per mettere il negativo in contesto.

    Ad esempio, secondo me ci sarà meno razzismo in Italia nel futuro, per il ragione semplice che prende generalmente almeno una generazione di contatti regolari fra gli immagranti e la popolazione in generale per creare i vincoli veri della vita quotidiana chi riescono a superare il razzismo. E andata così in Ingliterra e Francia tra gli anni 70 e oggi, o in Canada negli anni 50 per gli europei e negli anni 70 per i non-europei (e gaurda la situazione oggi: http://tinyurl.com/ybp2dpm – un paese molto diverso pero il cui l’immigrazione non e polemico). Unicamente grazie alla demografia ci sarà un miglioramento.

    Poi, e quest’e meno positivo, ma non credo che la centro-sinista e molto più debole in Italia che altrove in Europa (è non sono l’unico a persarlo – c’è anche il grande è grandamente noioso/pretenzioso Bertrand Badie: http://tinyurl.com/yaqemdn). Il PD è uno dei partiti più grandi nel parlamento europeo, pio c’è una alta probabilità che la centro-sinistra non farà più parte dei prossimi governi spagnoli o inglese, è non tornera tra poco al potere in Francia o in Germania. Anzi, visto il controllo mediatico di Berlusconi, il fatto che la sinistra italiana ha sempre un certo potere è qualcosa di positivo.

    Un altra cosa è che ogni tanto la traccie di governi chi sembrano avere un certo sostegno popolare sono meno resistenti del previsto. L’Inghilterra del dopo Thatcher si è rivelata una società abbastanza tolerante e aperta (ad esempio la xenofobia più o meno aperta di Thatcher è scomparsa del discorso politico); dopo Bush è arrivata Obama; è dopo il caduto del fascimso l’Italia si è trasformata in una società moderna, democratica e pacifista. Allora si, prenderà tempo (con Silvia abbiamo guardato recentemente il clip di Daniele Silvestri a Sanremo in ’95 – http://www.youtube.com/watch?v=Ia8c-6G4z5A – è di questo al principe dei Savoia in 15 anni è proprio triste), ma secondo me in qualche anni l’Italia sarà un paese molto meno (in?) preda della cultura berlusconiana.

    Quindi, ci sono problemi serie pero l’Italia rimane sempre un grande paese con brava gente: la sua cultura arriva fino a Hanoi, dove c’è non solo la pizza in città ma anche la Rai sul tivù nella mia camera di albergo, con (ogni tanto) programmi di qualità. Allora, come futuro cittadino (ci mancano solo tre anni!) non posso essere troppo critico rispetto al mio futuro paese… pero apprezzo sempre l’auto-critico 🙂

    Insomma, tutto il mondo è paese, e l’abito non fa il monaco.

    Pensano così gli statali un po’ stanchi in viaggio,
    Chris

    • Jacopo Rosatelli

      Carissimo Chris, innanzitutto grazie dell’attenzione che hai dedicato alle cose che ho scritto e dell’impegno nel commentarle. Dopo l’argentino Alejandro, sei il secondo politologo “italofilo” straniero (canadese – lo dico per chi ci legge) che arricchisce la discussione: me ne rallegro davvero molto, perchè ne abbiamo disperato bisogno. Sarebbe bello che questo blog ospitasse sempre di più le vostre voci e, in generale, che in Italia si sentisse di più il punto di vista di chi ci guarda “da fuori”. Soprattutto quando lo fa con la vostra competenza e, aggiungo, il vostro affetto per il nostro paese.

      Detto questo, penso che l’argomento demografico-generazionale di cui parli a proposito del razzismo sia molto interessante. Non so se sarei ottimista come te, ma certamente penso che il fatto che la cosiddetta “generazione Balotelli” cominci a farsi strada sia molto importante. Avere calciatori, così come autisti di pullmann, vigili urbani o medici italiani e di colore può certamente incidere molto sul piano simbolico.

      Sul paragone fra il centrosinistra italiano e quello degli altri paesi, invece, la vedo diversamente. Credo che il caso italiano abbia una caratteristica particolare: la crisi (la scomparsa) di identità politiche chiare. Avere un’identità politica è condizione non sufficiente, ma necessaria per fare una buona politica: di questo sono profondamente convinto. In Spagna, Francia, Inghilterra, Germania non ci sono accozzaglie confuse come il PD o la Lista Di Pietro, ma socialisti, verdi, etc.

      Infine, sul rapporto fra le società e i governi. Non saprei se l’Italia dopo il fascismo sia diventata, come tu dici, una società moderna, democratica e pacifista. Ha costruito istituzioni moderne e democratiche e una parte della società risponde certo alla descrizione che tu ne fai: ma se avessimo davvero raggiunto livelli decenti di democrazia e “modernità” (utilizzando questa nozione nel suo senso positivo) difficilmente avremmo Berlusconi. Avremmo davvero fatto i conti con il fascismo e non saremmo andati così tanto vicini a riprodurlo, in forme certo diverse, 60 anni dopo…

      (E non entro, qua, nel difficile discorso circa il significato della “civiltà” di una società: la Germania era un paese civile, eppure nel Novecento è successo quello che è successo…Ma andremmo troppo lontano.)

      Un abbraccio e continua a seguirci!

Rispondi a Jacopo Rosatelli Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...