Undicesimo comandamento: non restare all’estero quando si vota

Paolo Hutter

No, per le regionali non si può votare dall’estero. Non fare finta di venirlo a sapere all’ultimo, al consolato, quando ormai anche volendo non puoi più organizzarti per tornare a votare. Non si può votare dall’estero e in questo caso forse è anche giusto. Sono elezioni regionali. Ma il loro significato è politico, come al solito, più del solito. Ecco perchè sono preoccupato quando sento che persone amiche, giovani colti e magari accaniti anti-berlusconiani, non si sono organizzati per tornare a votare. E addirittura c’è chi se ne va, da una regione incerta come il Piemonte, per un’anticipata vacanza pasquale…

Ma come, c’è gente che dà l’anima per fare campagna elettorale e a pochi centimetri di distanza – in senso culturale e di esperienza di vita – c’è gente che non è disposta a sacrificare 200 euro e/o un fine settimana per venire a votare? Eh no, non venirmi a dire che il risultato nella tua regione ormai è scontato. In poche regioni il risultato è scontato. In almeno quattro c’è un testa a testa. E poi non è solo questo il punto: i voti si conteranno come nazionali, quindi un voto all’opposizione anche nelle regioni “perse” come Lombardia e Veneto, è importante.

Non ne va solo dei governi regionali, che pure sono molto importanti. Ne va della durata e della profondità del regime berlusconiano. Sono sempre stupito di quanto si sottovaluti il peso di questo astensionismo relativo da distanza geografica, che non è l’astensionismo cocciuto, autolesionista ma consapevole e convinto del sinistrorso deluso, ma è l’inerzia accidiosa di chi magari ha capito tante cose, ma non il dovere fondamentale del voto contro il regime berlusconiano-leghista. Qualcuno mi dice di non fare il moralista, e di incitare piuttosto chi rimarrà all’estero a convincere un’astensionista a votare al posto suo. Riduzioni del danno se ne possono sempre inventare, e ben vengano. Ma resta una questione di fondo, forse è generazionale, non so. C’è gente che ha rischiato o perso la vita per la democrazia, ce n’è altra che più semplicemente ci dedica tutto il tempo libero e ci sono i signorini o le signorine provvisoriamente esuli, che dicono che l’Italia con questa destra è insopportabile e decaduta, e che non fanno neanche il piccolo sforzo di venire a votare. Certo ci sarà da analizzare le ragioni di questa mancanza di un minimo senso del dovere e dell’efficacia civica. Ma analizzare non significa giustificare. Uno dei motivi per cui questo succede però lo posso testimoniare. Nonostante l’apparente tensione nel paese nei confronti del berlusconismo, si è andata un po’ perdendo l’idea di potere e dovere influenzare con la convinzione personale il voto dei conoscenti e dei parenti. Fino al paradosso delle mamme che ti vengono a chiedere per chi voteresti e si dimenticano di premere sul figlio perchè torni da Londra a dare il voto in un passaggio decisivo della storia nazionale. Poi, salvo imprevisti, non si vota più fino al 2013. Un giorno ci sarà qualcuno, un figlio, un nipote, un rompiscatole, che vi chiederà dove eravate.

Paolo Hutter

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28 risposte a “Undicesimo comandamento: non restare all’estero quando si vota

  1. Jacopo Rosatelli

    L’intervento di Hutter colpisce nel segno: molti di noi “emigrati di sinistra” non torneranno a votare, malgrado tutto.
    Voglio dare qui per scontate le ragioni serie che ciascuno può avere: il costo del viaggio (200 euro, ad esempio, non sono bruscolini) e gli impegni di studio e lavoro, soprattutto. E per questo motivo non mi sento di emettere condanne “moralistiche” (o anche solo sanamente provocatorie come quelle di Hutter), bensì di invitare ciascuno di noi “emigrati” che non riesce/può tornare a votare a fare di tutto nei prossimi giorni per convincere un amico o un’amica, un parente astensionista (o a rischio di astensionismo) a votare. Scateniamoci con mail, facebook, piccioni viaggiatori e quant’altro.
    E se gli argomenti politici dovessero non essere sufficienti a scalfire il muro eretto dall’astensionista indifferente (o dall’astensionismo politico), si può anche giocare l’estrema, disperata carta di chiederlo come gesto di amicizia. Per la serie: facciamo uno scambio alla pari fra la mia astensione e il tuo voto. Nel computo delle convinzioni reciproche si sarebbe pari: non é poi così una scemenza, no?
    Insomma, proviamole tutte. Altrimenti, sí: Hutter avrebbe ragione su tutta la linea e noi dovremmo proprio un po’ vergognarci.

  2. francesca gruppi

    Ma insomma, caro jacopo e caro paolo,
    personalmente sono allergica a ogni forma di qualunquismo e, nonostante mi sposti di frequente e non disdegni affatto l’ipotesi di trasferirmi definitivamente, non ho mai saltato un’elezione da quando ho la maggiore età e ho a cuore ciò che accade in questo paese. Però, senza eccedere nel vittimismo, mi verrebbe da dire che “i signorini e le signorine” di cui si parla con tanto disprezzo sono i medesimi toccati dalla famosa lettera con cui Celli invitava suo figlio ad abbandonare la nave che affonda e fuggire all’estero. Dunque, pur comprendendo la tensione e l’apprensione per questo appuntamento elettorale, sarei un po’ più prudente nel tracciare queste contrapposizioni manichee tra vili esuli in fuga da un lato e coraggiosi resistenti seguiti da operosi militanti dall’altro. Leggendo una mail così a un giovane che studia o lavora all’estero per scelta non sempre sua non viene una voglia matta di tornare a votare. Scusate la franchezza,
    Francesca

  3. Sergio Tosoni

    Colto nel segno… ma vorrei rilanciare un’altra questione parallela.. questa volta non si vota dall’estero (meno male), ma non si dovrebbe mai votare dall’estero. Almeno, non col sistema attuale. Mi ricordo quando ho ricevuto per posta la scheda elettorale dei referendum… il fatto di essere seduto a casa mia, non in un seggio, con una scheda valida ancora bianca in mano e’ stato uno shock. Il racconto delle imprese di Di Girolamo e dei suoi amici non e’ stato affatto una sorpresa. Quel sistema apre una falla nella democrazia italiana. Va fermato. Metterlo in piedi e’ stata una fesseria bipartisan.
    In merito alle cose che dice Paolo, io non mi considero a disposizione dell’attuale gruppo dirigente del centrosinistra. A giocare al traforo in Val di Susa, ad esempio, ci andrete senza di me.. Piu’ in generale, sopporto sempre meno questo clima da CLN elettorale. Poi tanto lo sappiamo che dopo le elezioni parte la faida… e finisce sempre con lo sterminio dei ‘comunisti’, tipo guerra civile in Grecia. Non potete darci per scontati, non avro’ nessun problema a spiegare a mio nipote perche’ non tutti i candidati governatore del centrosinistra siano votabili, ad esempio.. L’alleanza con l’UdC ha un prezzo. Ma anche io un prezzo. E costo piu’ caro dell’EasyJet…

  4. Dario Ferraro

    Carissimi,
    scrivo in quanto mi sento direttamente coinvolto nel problema e per dire un paio di cose.
    Da un lato condivido fino a un certo punto l’articolo di Paolo Hutter. Mi sembra dettato da una comprensibile ansia da campagna elettorale, in cui nulla deve restare intentato.
    Ma per quello che riguarda la mia diretta conoscenza, il profilo politico dell’italiano all’estero, soprattutto se giovane, non è molto diverso da quello del giovane italiano a casa sua. L’ostentazione che si fa in certi ambienti, fuori dall’italia, delle cicatrici dell’esule, non è molto distante da quella che si fa in certi altri delle scarpe di prada o della supposta avvenenza dell’ommo italiano. Serve per rimorchiare. E questi personaggi approfitteranno del weekend elettorale per andare a rinvigorire la tintarella, ovunque sia la loro residenza.
    Al di là di questo esistono, anche fuori dall’italia, numerose esperienze che con fatica uniscono chi se ne è andato, ma non per questo sente sciolto il legame che lo unisce ai posti e alle persone da cui proviene.
    A proposito vorrei segnalarvi l’iniziativa de Lo Sbarco. Si tratta anche qui di un ritorno, ma in questo caso non elettorale. Convinti che all’estero ci sia anche una buona parte dell’italia che se ne è andata per sdegno ma che non rinuncia alla partecipazione attiva, organizziamo un ritorno simbolico che vuole essere il nostro segnale di speranza e di coraggio a tutti coloro che in italia si sforzano per mantenere viva la democrazia anche al di là delle elezioni. Senza nessuna pretesa di portare messaggi salvifici vorremmo semplicemente poter trasmettere un po’ dell’energia che la nostra subesposizione all’olio di ricino mediatico ci ha permesso conservare.
    La nostra nave salperà da Barcellona il 25 giugno e farà rotta su Genova dove sarà accolta da un comitato di cui fanno parte tra gli altri Don Gallo e Heidi Giuliani. Salperanno con noi amici spagnoli, catalani, francesi, valloni, tedeschi e italiani provenienti da molti angoli d’Europa.
    Credo che sia un’iniziativa che forse può aiutare a comprendere meglio il mondo degli italiani all’estero e a vederlo come una risorsa, non solo come una fuga. Detto questo, convinciamo insieme gli abbronzati d’Europa ad andare a votare.
    Per maggiori informazioni: http://www.losbarco.org

  5. giulia locati

    Io sono abbastanza d’accordo con Hutter: o meglio, secondo me chi non torna a votare dovrebbe essere chiaro, e dire “io non torno perché il paese che ho lasciato non suscita più il mio interesse, ormai il mio paese è un altro, io sto qui, prenderò, appena possibile, una nuova cittadinanza e chiuderò così con il passato”. Però io questo discorso l’ho sentito fare poche volte dagli “esuli”, che invece si lamentano spesso dell’Italia, commentano da lontano le vicende nazionali e si sentono in tutto e per tutto ancora italiani. Allora, hanno, secondo me, lo stesso identico dovere civico di andare a votare delle persone che invece sono rimaste, a maggior ragione se il loro voto potrebbe contribuire a cambiare, almeno un po’, la situazione tragica che è stata una delle motivazioni per la loro partenza. Solo una cosa non ho proprio condiviso: non credo sia una questione generazionale: di sicuro io non ho rischiato la vita per la democrazia (ma questo neanche gli attuali cinquantenni/sessantenni; se mai l’hanno fatto i nostri nonni), però mi ci dedico quotidianamente e così altri tantissimi ragazzi della mia generazione. Così come ci sono miei coetanei che vanno all’estero e non votano, così ci sono quaranta/cinquanta/sessantenni che vanno al mare e non votano.

  6. Riccardo Pennisi

    Conosco tanti italiani, residenti in Italia, che dicono che con questa destra l’Italia è decaduta ed è antidemocratica, e poi non vanno a votare.

    Secondo me una delle cure migliori contro l’astensionismo (a lunga o a corta distanza) rimane sempre la costruzione – finalmente – di una seria alternativa politica al “regime berlusconiano-leghista”.

    Il fatto che le persone non credano più di dover influenzare il voto degli altri è probabilmente relativo al crollo dei grandi partiti-chiesa (“ti dico di votare il mio partito perchè sono certo che abbiamo ragione”).

    Oggi, non tutti tornerebbero da un parente o da un amico per dire “hai visto che ho fatto bene a farti votare Bassolino? Rivota il csx anche stavolta”. Oppure per chiedere un voto politico per uno dei tanti partiti che in vent’anni hanno cambiato venti nomi senza trovare un programma e un’identità.

    Intendiamoci, io non mi sono mai astenuto, nè inizierò stavolta, nè smetterò di discutere con le persone a me vicine, per magari convincerle.

    Non mi ricordo una sola elezione in cui non abbiamo detto che c’era in gioco il destino del paese. Ma oggi non me la sento di buttare la croce addosso a quelli che, dall’estero o dall’Italia, 5 anni dopo il trionfo del centrosinistra alle regionali del 2005, non vanno di corsa al seggio a dare il voto a chi nel frattempo ha buttato alle ortiche tutto il sostegno, la fiducia e la speranza che già allora gli avevamo dato.

    Riccardo

  7. Prima cosa: se uno pensa che la vittoria di Cota insegnerà alla sinistra a fare a meno dell’Udc secondo me ragiona male….Secondo : se si ha a cuore le cose pubbliche e collettive si viene a votare comunque…. Non sono per fare questo ragionamento sempre e comunque ma nei confronti della coalizione Berlusconi Lega assolutamente sì, certo che ci vuole il cln…. si può anche decidere che De Luca sia impresentabile..ma Bresso è presentabile (l’alternativa era Chimaprino)….e ci vorrebbero anche dei giovani degni di questo nome, che arrivino almeno a capire che si deve andare a votare

    • sergio tosoni

      Grazie Paolo, so chi e’ Cota… mi chiedevo solo perche’ mai si debba sempre giocare con tanto cinismo sui problemi di coscienza di poveretti che, come vedi dai commenti, votano tutte le volte o quasi (c’e’ anche chi, con eccesso di zelo, ha prenotato l’aereo per il weekend sbagliato)… un argomento, un’idea, una riflessione sui rapporti tra ‘esuli’ e patria, uno straccio di ‘Yes we can!’ mi avrebbero fatto venire molti piu’ rimorsi per la sconfitta della mia coscienza civica…

  8. emiliano urciuoli

    Colpito duro nel segno e francamente offeso come esule e come esponente della mia generazione – dunque nella “specie” e nel “genere” – muoverò una critica generazionale a chi ha pensato di lanciare un j’accuse generazionale. Credo non si debbano mai fare, e poi con questa leggerezza, dei discorsi generazionali, perchè il rischio è di accendere solo sterili conflitti – immaginate un po’? – generazionali. Ma tant’è…
    Dunque, come richiamava Francesca, la generazione dei Celli e degli Hutter si metta d’accordo. La stessa generazione che, nella persona del rettore della LUISS, genericamente responsabilizzandosi, ci invitava a fuggire da un paese irreparabilmente guastato, ora, nella persona dell’ex LC, ci rinfaccia l’abbandono e ci accusa, non troppo velatamente, di tradimento patrio; addirittura, per rinfocolare un senso di colpa che dovrebbe straziarci, ci mette a confronto con la generazione eroica, quella precocemente adulta dei partigiani, dimostrando di non aver perso il vizio – questo sì generazionale, ma della LORO generazione – delle imprudenti e impudiche analogie storiche. I “signorini” contro i “martiri”. Questo è un colpo davvero troppo basso, che fa scivolare tutto il bene, tutto il vero, tutto il giusto dell’argomentazione sul crinale odioso del moralismo.
    Caro Hutter, lei non mi conosce, io invece ho letto qualche suo libro e conosco la sua storia. Lei è un personaggio pubblico, io no e questo sicuramente mi mette in una posizione privilegiata nella piccola relazione strategica che è il nostro confronto dialettico, di cui tuttavia non voglio abusare. Dunque mi rivelo: io mi chiamo Emiliano Urciuoli, ho 26 anni, torinese, sono dottorando di Storia delle Religioni e mi trovo attualmente in Svizzera, a Ginevra, per le stesse sacrosante ragioni che identificava Celli e a causa degli errori di quella stessa scellerata classe dirigente i cui campioni egli ometteva di individuare. Caro Hutter, la vita in Svizzera è cara per chi ha una borsa di dottorato in euro e, per di più, italiana. Per me 200 euro – 170 esattamente costa il treno andata e ritorno per Torino – non sono spiccioli. Ma la risparmio dal dover smascherare la specchiata ipocrisia di questa attenuantuccia, lo faccio da me. Io ho deciso, con sofferenza, di non tornare perchè ho dato la priorità ad altri affetti: due giorni dopo, volo a Berlino per andare a trovare la mia compagna da cui sono separato per le ragioni generazionali di cui sopra e, se avrà – lei, Hutter – ancora un po’ di tempo e pazienza, di cui sotto. Caro Hutter, io non amo il mio Paese, ma non lo rinnego. Non gli volto le spalle. Ci tengo, come tengo alla mia regione e non vorrei mai dover vedere, non più i cosacchi, ma i celti di Cota abbeverare i loro islamofobici cavalli alle fontane di Piazza Castello. Non torno, questa volta, e me ne rammarico, ma non accetto che quella che sociologi e storici hanno definito la “prima generazione giovane” carichi la mia, quella che sociologi e storici già riconoscono essere la “generazione più povera dai tempi della generazione giovane”, di un fardello così ingiustamente grave. Caro Hutter, l’avevo detto che i discorsi generazionali sono stupidi….

  9. francesca gruppi

    scusate se intervengo di nuovo, ma chi sarebbero, paolo, i “giovani degni di questo nome”? poi tra l’altro, che significa? ci sono veri giovani, come “veri uomini”? sono aggettivazioni che io personalmente non riconosco. Ma soprattutto: c’è qualcosa che mi sono persa che ha scatenato la tua rabbia? Da donde tanto livore nei confronti della nostra generazione? Io sono davvero stufa di tutto ciò. Se quelli che noi “bamboccioni” continuiamo significativamente a chiamare “gli adulti” non cominciano a fare almeno un timido tentativo di comprenderci, dubito che si possa anche solo sperare nella pallida aurora di una nuova stagione un po’ meno plumbea e più partecipata.

  10. Non è livore, è che ho molti amici giovani e sono soprattutto i giovani a far mancare il loro voto per ragioni che spesso non hanno niente di politico o ideale (posso rispettare l astensionismo anarchico)…ma per andare a trovare la fidanzata a Berlino..o perchè 200 euro sono tanti…facciamo un fondo per aiutare chi deve tornare a votare nelle regioni incerte, io partecipo… ma ricordatevi che se neanche venite a votare , allora i vostri studi e scritti e ricerche sono fini a sè stessi ( a voi stessi)

  11. giulia locati

    Io temo che si stiano confondendo un po’ i piani: una cosa è non andare a votare (trovandosi o meno all’estero conta poco) perché si ritiene che l’alleanza con l’UDC sia fallimentare (come mi sembra aver capito sostiene Sergio). In questo caso io non mi sento di dire nulla: è un’opinione, che si può condividere o meno, ma è una scelta politica, che si fonda su ragioni politiche e che credo voglia avere degli effetti politici. Tutt’altra cosa è il subordinare il voto ad altre, per carità, anche importanti, ragioni, che politiche non sono. Ecco, io quest’ultima cosa la condivido meno, però credo che prescinda tanto dall’età quando dal paese di residenza: ci sono tante persone che vivono a Torino, che hanno cinquant’anni, e che non vanno a votare perché il week and delle elezioni è previsto sole e quindi vanno via con il compagno/la compagna. Allora, secondo me il problema qui c’è, ma c’è perché credo che le motivazioni di questo tipo non valgano a sacrificare il diritto di voto. Credo che per una coppia i momenti di condivisione siano importanti, ma che rinunciare al voto per essi sia un po’ bizzarro. Poi per carità ognuno faccia ciò che vuole, solo io lo comprendo e giustifico meno; o meglio, mi dà poi fastidio quando quelle stesse persone si lamentano delle condizioni politiche in Italia. Per cui, supererei questo discorso basato su generazione e luogo di domicilio, e mi concentrerei sui motivi dell’astensione: il voto è un dovere civico, astenersi è legittimo, però bisognerebbe motivare la propria astensione con argomenti politici. Questo sì credo sia da parte nostra doveroso.
    Giulia

  12. Jacopo Rosatelli

    Scusate se anch’io reintervengo. Vorrei distinguere tra due due posizioni diverse che, mi sembra, emergano fra noi “emigranti”: lo faccio per chiarire il mio intervento precedente e per contribuire, se ci riesco, ulteriormente alla discussione.

    Sergio pone un problema politico, che Riccardo conferma. Il fatto che i due facciano poi scelte diverse (uno vota, l’altro no) rafforza, secondo me, la loro analisi. Di fronte a candidati e coalizioni e programmi non convincenti, non per forza, alle Regionali, funziona “l’argomento del CLN”. Sottolineo: alle Regionali. Hutter potrebbe, giustamente, dire: in Piemonte gli antitav possono sempre votare Rifondazione, che, pur sostenendo la Bresso, sono contro lo sventramento della Valsusa (e dei nostri portafogli!) “senza se e senza ma”. Vero, ma credo sia un argomento privo della forza sufficiente: ne ha, ma non basta.
    Detto ciò, la mia posizione personale è che anche alle elezioni per la circoscrizione o per il condominio, in questa fase storica, valga “l’argomento del CLN”. Capisco, però, che persone politicamente coltee impegnate (che si fanno tutti i no-b-day davanti alle ambasciate e magari fa le cose di cui scrive Dario) e su posizioni appena un po’ più radicali della mia, dicano: no grazie, il voto “per dovere democratico”, il voto a prescindere, lo do solo alle politiche. Non è sterile minoritarismo, è una posizione rispettabilissima e fondata – anche se, ripeto, personalmente non la condivido.

    Emiliano e Francesca presentano una posizione che era, più o meno, quella che sostenevo anch’io (forse spiegandomi male), ma andando (loro) molto oltre sul tema “generazionale”. Penso sia giusto accettare le provocazioni e sia giusto rispondervi, come loro due fanno con buoni argomenti. Aggiungo: l’emigrante “di lusso” come molti di noi (giovani laureati), di lusso lo è poi fino ad un certo punto. Fare lo stesso percorso professionale fatto da molti della generazione di Paolo, oggi è improponibile se non parli fluentemente almeno due se non tre lingue. So che è l’esempio più banale del mondo, ma non per questo è meno vero. Se non giri come una trottola non vali una cicca: questa è la regola cui noi siamo sottoposti. Bene, e infatti facciamo sul serio: giriamo come trottole. Magari ci divertiamo anche, ma paghiamo dei prezzi: questo sia chiaro. Uno dei quali è quello di non riuscire sempre a conciliare “dovere professionale” , come quello di essere in giro per le università del mondo, e “dovere civico”, com’è quello di votare a ogni elezione. Nessuno, credo, stia in una situazione simile a cuor leggero.

    Trattandosi, però, in questo secondo caso, di un astensionismo “subito”, chi è costretto a praticarlo sarà d’accordo se rilancio (e concludo): diamoci da fare nel convincere almeno un astensionista o elettore di destra fra i nostri amici o parenti!

    (Per la cronaca: io a votare torno. Berlino-Malpensa andata e ritorno in un giorno, lunedi 29. Biglietto comprato ieri in un accesso mistico, dopo aver letto l’urtante intervento moralistico di Hutter, che è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di dubbi. Ma non mi sento “migliore” di nessun altro.)

  13. emiliano urciuoli

    Il mio intervento non era teso a giustificare politicamente un bel niente: la mia ex scelta – perchè alla fine probabilmente ho trovato un passaggio in macchina per torino venerdi prossimo e torno – era politicamente indifendibile e infatti non mi sono neanche lontanamente azzardato a darne la benché minima legittimazione politica. La sofferenza personale nasceva proprio dall’impossibilità di dare significato e rilevanza politici a quel gesto. Dalla sua manifesta, e per me irrituale, apoliticità. Mi limitavo a rispondere, con irritazione ironica, a un’accusa generazionale forte e alla fine efficace, ma a mio giudizio maldestra, malriposta e malandrina. Non intendevo nemmeno usare l’argomento logistico-finanziar-sentimentale per sopire la mia coscienza inquieta e coprire col velo romantico dell’amante squattrinato il misfatto politico di una scelta apolitica. Difendevo la mia generazione, che ho titolo di rappresentare quanto ne ha di tirarla in causa chi non appartenendovi la critica. De hoc satis..anzi no, lasciatemi dire un’ultima cosa: è inaccettabile e ingiusto, da parte di chi mi conosce, ma probabilmente non ha i riferimenti empirici per valutare la situazione in cui mi trovo e mi verrò a trovare nei prossimi anni, paragonare la mia tormentata decisione all’indifferenza sistematica e al disprezzo profondo per le proprie responsabilità civiche dell’uomo qualunque che se c’è il sole va al mare con la sua bella. E definire la mia rinuncia “bizzarra” e infine, con lo squallido metro tarato sulle abitudini elettorali dell’ultimo ignavo metropolitano, giudicarmi, nascondendosi dietro la sacrosanta legittimità di un parere espresso. Bisognerebbe saper mostrare, ogni tanto, così en passant, giusto per gratuito spirito di solidarietà umana, un minimo di pudore. Perlomeno deontologico

  14. francesca gruppi

    Forse sono fuori tempo massimo, però ahimè più leggo e più mi irrito, perchè mi pare che proprio non si voglia capire. Allora lo spiegherò in maniera triviale: ci viene detto da persone che orbitano attorno alla medesima area politica “leva le tende fin che puoi perchè alternative non ne hai, però non sognarti nemmeno lontanamente di restare dove sei al momento del voto patrio”. So di mescolare discorsi fatti da individui diversi, ma me lo concedo perchè avverto la mancanza di un altro genere di discorso, capace di motivare l’appello al voto con una qualche forma di interesse per la causa e la condizione di chi si esorta ad andare alle urne (cosa che peraltro io farò…). Per questo io condivido anche in gran parte il punto di vista di Sergio e Riccardo che semplicemente, mi pare, al di là della scelta di votare o meno in base a valutazioni politiche, manifesta un sacrosanto sdegno per esponenti politici che PRETENDONO (e già questo lo trovo assurdo, come assurdo è il moralismo di tutte le valutazioni sul che cosa possa giustificare o meno l’astensione) il voto di elettori a cui non offrono nè propongono nulla, rendendo lampanti una grandiosa incapacità comunicativa, un’assoluta vuotezza di contenuti e una strabiliante indifferenza pericolosamente incline al disprezzo nei confronti dei propri elettori. Insomma, dirò abbassando di molto i toni del dibattito ma citando un grande genio del nostro tempo, che cosa dovremmo ancora fare? Metterci una scopa in culo e ramazzarvi la stanza?

    • francesca gruppi

      P.S.
      ovvio che l’indignazione non era rivolta agli interventi di jacopo ed emiliano, coi quali sono del tutto d’accordo

    • ma l’esponente politico che pretende senza offrire nulla sarei io?
      non credo di essere un esponente politico ma in ogni caso il punto è un altro: fin che si penserà che è compito dei politici quello di liberarci di berlusconi e della lega ….non ci si riuscirà mai!!
      è compito di chiunque abbia un po di buona salute e capacità

  15. giulia locati

    ma scusate, se non si pretende una motivazione politica da persone che hanno potuto studiare, che sono cresciute in famiglie impegnate, di sinistra, abituate a ragionare, da chi lo si deve pretendere? secondo me questo confondere i piani è allucinante: le motivazioni contano, e come. non andare a votare perché si disprezza questa classe dirigente o perché non si crede nella rappresentanza è diverso rispetto al non andare per altri motivi personali, che possono essere più o meno nobili (andare al mare per nulla, accudire la madre morente molto). e non è un discorso moralistico, ma politico. soprattutto se ci si confronta con persone che di politica si sono sempre occupate. e non vuole essere una mancanza di tatto o di rispetto. io non metto in dubbio la bontà dei motivi personali, però credo si debba, almeno noi, essere rigorosi, e, in tutta onestà, chiedersi: cosa sono disposto a sacrificare per il voto (se credo ancora un minimo in questa classe politica e nelle elezioni)?io credo che si possa sacrificare il resto. Ciò detto, è una valutazione che ho fatto a livello politico ripeto, e non personale.
    altra cosa: non è del tutto giusto pretendere che sia la classe dirigente che ci motivi alla partecipazione, anzi. Proprio perché abbiamo una classe politica così tragica è nostro compito impegnarci ancora di più. se altri durante il fascismo avessero aspettato di essere coinvolti dai politici saremmo ancora sotto la dittatura. abbiamo tutti gli strimenti culturali per partecipare e provare a cambiare le cose. senza scuse.
    infine, c’è chi è migliore di noi: centinaia di ragazzi siciliani emigrati a torino e molto più poverelli di tutti noi hanno organizaato e riempito treni per dare una speranza a Rita Borsellino qualche tempo fa. anche loro avevano lasciato la loro terra per motivi di studio/lavoro, ma hanno organizzato per lei e per la loro terra devastata un rientro in grande. ecco, secondo me loro sono un bell’esempio da seguire. e credo che anche loro avessero i loro motivi personali per non fare quello che hanno fatto, ma lo hanno fatto.
    Giulia

  16. valerio

    Gli studenti, dottorandi, lavoratori giovani ecc. ecc. che vivono all’estero rappresentano una percentuale minima del voto.
    Quelli nelle medesime condizioni che vivono in un’altra regione rappresentano una percentuale un po’ più consistente (tra di loro ci sono anche io) ma comunque scarsa.
    Certamente sono due categorie orientate culturalmente al voto a sinistra SEL-PRC, o al centro sinistra IDV-PD, quindi sono un eletorato che capisco essere interessante, ed un aggressivo appello al loro voto può risultare utile per spostare di qualche 0,01% gli equilibri, sopratutto in una logica tutta interna al centro-sinistra e alla sinistra.

    Ma mi sembrava che una delle ragioni di questo blog fosse discutere dei modi e delle progettualità che mancano alla sinstra per parlare al paese, non per “menarcela” tra di noi, che voteremmo sempre e comunque contro Berlusconi.
    Ieri a casa mia c’era un vecchio amico pugliese (Sandro) dei tempi del glorioso UDS e si discuteva di campagna elettorale in Puglia (ex feudo berlusconiano), lì Vendola ha fatto (e non da solo) tutto quello che andava fatto, basta andare su you tube e vedere le pubblicità e i video messaggi per rendersi conto di come sia avanti la sua narrazione, oppure quanto siano creative e innovative le forze (formate da giovani) che lo sostengono e che gestiscono la sua comunicazione politica.

    Oggi me ne stò in Lombardia ed assisto ad una campagna elettorale deprimente, che da già in partenza la regione per persa. Proprio il contrario della strategia dei 50 stati che Dean e Obama hanno usato per vincere.
    Se Tosoni, Jacopo, Emiliano, Francesca tornano a votare ben venga, ma ciò che ci mancano non sono i loro voti, ma quelli della “gente comune” che non va ad ascoltare i comizi della Bresso o di Penati, che non si entusiasma, che non è stata coinvolta (a diferenza della Puglia) in un processo di ridefinizione della cultura politica e della partecipazione.
    In Lombardia perdiamo perchè gli operai iscritti alla FIOM votano Lega, e il PD e la sinistra (con lodevoli eccezzioni) non si interrogano abbastanza su questo fatto, non tornano nelle fabbriche, non fanno campagna elettorale nei paesini e nei piccoli centri, non ascoltano, non escono dagli ambiti snob della sinistra di palazzo, non fanno politica nei quartieri, non si occupano della sanità in maniera aggressivamene diversa da quella degli altri partiti.

    Il voto che può cambiare le cose in Lombardia e in Veneto, e mantenere la Bresso in sella in Piemonte è quello dei lavoratori con bassa scolarità che vivono nei piccoli comuni, un popolo che ha bisogno di politiche di sinistra (ora più che mai, vista la crisi, la cassa integrazione a zero ore, il crollo dell’edilizia ecc.), ma che sembra non interessare.
    L’appello di Hutter non è sbagliato a prescindere, ma ho come l’impressione che si consideri più strategico assicurarsi il voto di 150-200 ricercatori che vivono oltr’alpe, e non quello di 3-4.000 muratori che vivono in val Brembana, e questo è pure un po’ classista.

    P.S.
    Io tornerò a casa per votare, esibendo il certificato elettorale si viaggia con tariffe aggevolate su tutta la rete nazionale (perchè ha ragione Jacopo, dopo tutto viviamo con 1000 euro al mese)… …

    Valerio

    • non sono convinti che gli italiani fuorisede siano così pochi come dici tu…e comunque il popolo poco scolarizzato che vota berlusca non verrà mai influenzato-migliorato se il popolo scolarizzato non si dà da fare ..

      • Valerio Peverelli

        Il voto dei poco scolarizzati dipende ben poco da quello che fanno gli scolarizzati, mentre dipende molto dal tipo di politica, di narrazione e di comunicazione politica che si propone, a livello di partito così come a livello di movimenti extra partitici.

        Valerio

  17. cecilia

    Sono in prima fila, nel Lazio, per far vincere la Bonino. E’ una delle regioni incerte. Avrei buone ragioni per chiedere a tutti di tornare a votare, e spero che tutti lo faranno. Ma non mi piace la discussione che stiamo facendo sul blog. Come qualcuno ha ricordato abbiamo aperto questo blog proprio per guardare in faccia gli errori, leggere i mutamenti, costruire una nuova narrazione. Abbiamo detto anno zero. Dunque non funziona il richiamo al cln. Non perchè non ce ne sarebbe bisogno. Dal punto di vista delle tenuta democratica e istituzionale del paese siamo messi sempre peggio. Ma è stato già usato ed è stato buttatato al vento da un centrosinistra che ha massacrato il proprio governo Prodi nel giro di nemmeno due anni. E qui si è giocata gran parte della sua credibilità, non solo per il merito delle politiche (alcune temo che le rimpiangeremo) ma per scarso senso di responsabilità di fronte a un risultato politico che assomigliava più a un pareggio che a una vittoria (dopo anni di girotondi, movimento per la pace, difesa art.18 ecc. ecc.).
    Adesso stiamo cercando di ripartire. Io capovolgerei lo schema. Ho sempre guardato al voto come a un mio diritto. Posso fare in modo che qualcuno, che magari non mi corrisponde fino in fondo, non rappresenta esattamente le mie opinioni, faccia vivere nella scena istituzionale (che non è solo governo, ma anche opposizione e potere legislativo) un’idea che si avvicina al mio modo di abitare il mondo, ai miei problemi, alla mia idea di libertà e di giustizia.
    Se questo diritto, che è anche un legame con la propria comunità, non appare più significativo il richiamo al senso di responsabilità è inutile, anche se la responsabilità rimane. Ci piaccia o meno siamo italiani. Come diceva la canzone “anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”.
    Lo so che tanti fanno tanto, contro il razzismo, per la pace, per l’ambiente, ecc. ecc.. Rimane il fatto che Berlusconi è il nostro capo del governo, di quelli che lo votano, di quelli che votano altri, di quelli che non vanno a votare. Però, come dice Toaldo, questo paese è anche nostro, non solo di Berlusconi.
    Fate voi.

    • mi rendo conto che l’approccio etico alla faccenda dell’astensionismo (o del voto di protesta) è moralistico, quindi limitato. Ma è anche vero che la critica alla politica è diventata alibi per disimpegni patologici. Almeno diciamolo. Ricominciare a dire che chi non vota la coalizione di centrosinistra in queste regionali è crumiro non è la soluzione, ma è una premessa per possibili soluzioni.Stasera mi sono appena incazzato con un universitario che mi diceva – a Torino – che tutto è marcio, tutti son marci. Alla vigilia del voto in Piemonte…Non vedi differenze? Allora non le sai vedere..

  18. Valerio Peverelli

    Evidentemente la pensiamo in modo opposto.
    Sono 15 anni che si fa questo ragionamento: “dall’altra parte ci sono gli Unni, vota per la civiltà” non è un ragionamento sbagliato, ma solo perché loro sono veramente barbari.
    Le differenze tra la Bresso e Cota io le vedo benissimo a differenza dell’universitario con cui ai litigato, dopo tutto vivo tra Piemonte e Lombardia e sarei cieco a non accorgermi delle differenze tra le due amministrazioni.
    Però è un ragionamento limitato, non solo perchè è moralistico, ma anche perchè non può essere l’inizio di qualcosa, visto che è una tattica logora ed utilizzata da 15 anni, con scarsi successi.
    Per questo sottoscrivo in pieno l’intervento di Cecilia, e quello che questo blog ha da dire.
    Votare per me è anche un dovere civico, ma effettivamente vorrei votare qualcuno che mi entusiasma. A questo giro per esempio io, elettore di SEL, mi trovo in una circoscrizione in cui SEL non si presenta, ed ovviamente votare sarà diverso dal solito.

  19. io e mia moglie possiamo venire a votare se ci paghi il viaggio in aereo e una settimana di permanenza in Italia, la permanenza ci vuole perchè non è che arriviamo votiamo e ripartiamo, andata e ritorno sono 48 ore tra attese e cazzate varie, però ti costa caro perchè noi viviamo e residiamo in Ecuador, vedi un po tu cosa decidi.

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