Cosa è successo 5 anni fa

Domenica si vota per le elezioni regionali. Cinque anni fa lo stesso appuntamento segnò l’apice del centrosinistra: 11 regioni conquistate contro solo 2 per il centrodestra. L’Unione (ricordate?) si sentì la vittoria in tasca anche per le politiche, scrisse un programma elettorale lungo e poco incisivo. Berlusconi approvò in fretta e furia l’attuale legge elettorale. Le elezioni del 2006 finirono con un pareggio. Contestualmente le forze che avevano presentato le liste “Uniti nell’Ulivo” quasi in tutte le regioni pensarono fosse andata tutto sommato bene e si incamminarono sulla strada che poi ha portato al PD. Ma cosa è successo veramente in quelle elezioni e com’è cambiato il panorama politico del Lazio negli ultimi 15 anni?

1. Le elezioni del 2005 furono sì un grande successo ma non così grande come la conta delle regioni conquistate lasciava pensare. Il centrosinistra, in termini di voti totali ai suoi candidati presidenti, prese poco più di 2milioni di voti in più su un totale di 27. Molti elettori del centrosinistra, poi, diedero più che altro un voto contro la destra e scelsero solo i candidati presidente. In termini di voti di lista, infatti, il distacco tra le due coalizioni era di “soli” 1milione e 683mila voti. Le forze che avrebbero poi dato vita al PD, sia che si fossero presentate separate che sotto le insegne dell’Ulivo, avevano preso 750mila voti in più di An e Forza Italia.

2. In realtà Uniti nell’Ulivo non aveva raccolto consensi nuovi nè per se stesso nè per il centrosinistra. Basta fare il raffronto con quanto raccolto da PDS e PPI nelle elezioni di 10 anni prima: Uniti nell’Ulivo, nelle 7 regioni in cui è possibile la comparazione, ha perso il 14% di quanto raccolto dai due partiti nel 1995. E questo a fronte di un calo dei voti validi complessivi solo del 5%. Insomma, altro che “più grande invenzione del decennio”: la fusione aveva semplicemente conservato una parte di eredità elettorale dei vecchi partiti di massa. Per capirlo meglio basta vedere cosa era successo nel Lazio.

3. Nella nostra regione i voti validi tra il 1995 ed il 2005 erano calati solo del 2%. C’era stato un calo più sostenuto nelle elezioni del 2000 ma poi l’elettorato di centrosinistra era tornato al voto facendo vincere Marrazzo. Contemporaneamente però l’area del PD si era persa per strada un quinto dei suoi elettori del 1995. Anzi, il PDS del 1995 aveva preso 15mila voti in più di quanto avrebbe raccolto Uniti nell’Ulivo nel Lazio dieci anni dopo.  In gran parte, i voti erano stati perduti dal PDS tra il 1995 ed il 2000: gli anni dell’Ulivo, della guerra in Kosovo, del governo D’Alema, delle riforme abortite. Qualcosa non aveva funzionato e neanche la nascita dei “Democratici” (quelli dell’asinello per intenderci) aveva fermato l’emoraggia di voti.

4. Se il PD non era quindi stato, dal punto di vista elettorale, una brillante intuizione, altrettanto si poteva dire per le sorti della sinistra radicale. La scelta di far cadere il governo Prodi aveva fatto perdere all’area che oggi è la Federazione della Sinistra dei voti che non sarebbero più tornati indietro. Tra il 2000 ed il 2005 il numero di voti assoluti di PRC, PDCI e Verdi rimane esattamente lo stesso con piccoli travasi tra un partito e l’altro.  Tutto questo negli anni dei “movimenti”: quello per la pace, quello per la difesa dell’articolo 18, i girotondi, i no-global. Evidentemente non erano in cerca di una sinistra “radicale” come gli è stata proposta da questi partiti.

5. Quei movimenti infatti un effetto forse ce l’hanno avuto: hanno rimobilitato l’elettorato di centrosinistra e forse hanno anche provveduto alla socializzazione politica dei giovani elettori. I voti validi nel Lazio infatti erano aumentati considerevolmente. Erano finiti quasi tutti nell’area “civica” del centrosinistra: avevano cioè o votato per la lista Marrazzo oppure solo per il candidato presidente 475mila elettori, il 29% di chi aveva scelto il centrosinistra.  Forse chi si era mobilitato negli anni precedenti era stato attratto dalla figura da “outsider” di Marrazzo, forse aveva dato l’unico voto possibile per chi non voleva far vincere la destra ma non apprezzava le liste di centrosinistra.

6. Complessivamente infatti, il 29% dell’area “civica” era un notevole balzo in avanti rispetto alle precedenti elezioni. La sinistra radicale aveva diminuito il suo peso dal 22% delle altre tornate elettorali al 17%, mentre l’area del PD era scesa altrettanto drammaticamente dal 57% al 46% della coalizione. Nel 2005, inebriati dalla vittoria, sia i “riformisti” che i “radicali” hanno fatto finta di niente: non hanno visto quella massa di cittadini che si era mobilitata ma non li aveva scelti direttamente, hanno proseguito sulle strade che si erano scelti e sono incappati prima nel pareggio del 2006 e poi nella grave sconfitta del 2008.

L’analisi delle elezioni regionali degli ultimi 15 anni fa emergere non solo la grave carenza dei partiti del centrosinistra ma anche l’importanza della mobilitazione e della partecipazione al voto. E’ su questo che bisogna lavorare negli ultimi giorni di campagna elettorale. Se anche solo la metà dei cittadini delusi dal centrosinistra che sono rimasti a casa dal 2008 in poi non tornerà alle urne non ci sarà partita.

(Mattia Toaldo)

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