La nuova classe dirigente? E’ nel centrodestra

Piccola ricerca sulle date di nascita di candidati e vincitori. Non è un elemento essenziale, è ovvio: ci sono i fattori locali, la forza della coalizione, la politica delle alleanze, le proposte.. per carità. Però un dato certo: i candidati della destra (i vincitori come gli sconfitti) sono più giovani in 8 regioni su 13. Lungi da noi la retorica giovanilistica, per la quale i giovani dovrebbero essere necessariamente migliori dei vecchi a prescindere. Piuttosto un ragionamento politico.

  1. I candidati del centrosinistra si sono formati nell’Italia degli anni ’60 e ’70, quando rappresentavano la parte più avanzata e dinamica del paese; i decenni successivi sono quelli nei quali la sinistra si è trovata a giocare in difesa, sperando al massimo in una ritirata decorosa: difficile attrarre, formare o tenere con sé classi dirigenti di qualità (o almeno possederne la giusta massa critica) quando il tuo orizzonte culturale tende a oscurarsi (e in modo vistoso).
  2. Infatti, tranne nel caso dell’Umbria, il centro sinistra non presenta (non è in grado? Non può? Non li ha?) candidati nati dopo il 1965: il centrodestra presentava 6 candidati sotto i 45, mentre il centrosinistra aveva 4 over 60 e un settantenne. Il fatto di essere giovani non vuol avere qualità, ma senz’altro significa che qualcuno investe su una classe dirigente di “prospettiva”. Uno dei pochi under 45 su piazza (Zingaretti) due mesi fa lo si voleva mandare allo sbaraglio e bruciarlo.
  3. Ecco l’elenco: (la V sta per vincitore). Piemonte V1968-1944/Veneto V1968-1948/Lombardia V1947-1952/Puglia V1958-1953/Campania 1948-V1960/ Basilicata V1963-1961/ Toscana V1958-1965/ Marche V1953-1952/ Lazio V1962-1948/ Liguria V1954-1948/ Emilia Romagna V1955-1965/Calabria V1966-1940/Umbria V1967-1965. Il dato eclatante è quello della Lega (Zaia, Cota, ma anche Tosi e Salvini): il rinnovamento e la trasformazione dei suoi gruppi dirigenti ha già prodotto nuova classe di governo diversa dalla generazione di Bossi e Maroni; il centrosinistra non è in grado.
  4. Forse c’è un vizio nel funzionamento della coalizione? Ci spieghiamo: la Lega (meglio e più di tutti) e la vecchia AN, partito in qualche modo sopravvissuto a se stesso, hanno trovato facce nuove e le hanno messe in posizioni cruciali. Queste due parti della coalizione trovano – ancora oggi – motivazioni “ideologiche” (i giovani della ex AN, per esempio, provengono in buon numero dalla corrente a maggiore tensione antagonista degli eredi del Msi). Nel passato, Nella coalizione di centrosinistra la tensione tra forze dotate di spinta radicale e Pd è sempre stata vissuta in maniera sbagliata: il Prc e oggi SeL sono stati un problema, non una risorsa (una vecchia mentalità da PCI). Nella sinistra cosiddetta “radicale”, per anni, sono passati molti giovani. Chissà che lavori fanno ora, magari lontani dai loro vecchi partiti ma dentro nulla di nuovo.
  5. Quanto al Pd, due casi nazionali di promozione di giovani poco noti sono passati per una rivolta interna sostenuta da gruppi organizzati (il sindaco di Firenze Renzi, un uomo di un pezzo di establishment fiorentino per nulla “rivoluzionario”) e per una rivolta individuale/mediale immediatamente cooptata (Serracchiani).
  6. Il Pd sembra avere un’attitudine all’amministrazione ereditata dalla cultura delle regioni rosse e dalla vecchia Dc: “sappiamo noi come funziona la politica, siamo i professionisti, noi”. Un’attitudine di questo tipo rende molto complicato sfornare quadri politici di innovazione: qualsiasi giovane che voglia salire le scale del Pd, sembra di capire, deve somigliare a quella cultura, diventare un amministratore medio, non un leader. Oppure giocare da personaggio sui generis, come ad esempio capita con Pippo Civati, che però è eletto in Lombardia, dove si può essere diversi, tanto si perde comunque.

Insomma, dobbiamo preoccuparci? Quali sono gli strumenti di rinnovamento delle classi dirigenti del centrosinistra? Dove si esprime la qualità dei più giovani? E’ fuori dalla politica? E quelli in gamba che vivono di politica, come stanno? Che prospettive hanno? (se ci volete rispondere, please, non usate la litania delle primarie come strumento di rinnovamento: parliamo di idee e capacità, non di tecniche).

    (Mattia Diletti e Martino Mazzonis)

    1 Commento

    Archiviato in destra, elezioni, partiti, sinistra

    Una risposta a “La nuova classe dirigente? E’ nel centrodestra

    1. valerio peverelli

      Sarei interessato anche a sapere di quanto è diminuita la percentuale delle elette, regione per regione, mi sembra di capire che pochissime donne siano oggi consigliere regionali (su un dato che non era già particolarmente eclatante), e se la diversa legge elettorale della Campania ha dato dei frutti.

      Insomma la “classe dirigente” è, in tutte le regioni, appannaggio del genere maschile? E quante erano le candidate “trombate” nel centro-sinistra, poche comunque, tali da non ribaltare più di tanto lo schema d’arrivo perchè viziato già in partenza, oppure la scarsa quantità di elette è anche un problema dell’elettorato che non vota le donne o non viene “aiutato” a conoscere le candidature femminili?

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