Politica bottom up

In questi giorni si sono sprecate le analisi dei risultati elettorali e della sconfitta della sinistra (che fra l’altro valgono quel che valgono, perché con un pugno di voti in più in Piemonte e Lazio oggi saremmo qui a parlare di una crisi del PDL), così come gli appelli per trovare nuove idee, nuove strategie, nuovi leader e una nuova classe dirigente. E’ possibile, tuttavia, che non siano questi gli aspetti su cui è necessario focalizzarsi, se consideriamo un aspetto chiave che emerge da queste elezioni in modo determinante. Ovvero un rivolgimento della politica italiana, che sta attraversando un mutamento epocale.

Da un lato abbiamo ancora la ‘vecchia’ politica, quella di Berlusconi e del suo partito mediatico (ma anche ormai di buona parte della sinistra) basata su un modello top down (in cui il messaggio e gli obiettivi sono imposti dall’alto, con una scarsa partecipazione della base). Una politica che riflette in pieno l’era dei mezzi di comunicazione di massa, caratterizzata da un pubblico di fruitori che consumano indifferentemente i prodotti mediatici, di consumo e politici che gli vengono proposti, senza troppa capacità critica. Oggi, con la rivoluzione in corso nel mondo dei media e della comunicazione, questo modello sta andando in crisi; anche se la crisi (come spesso avviene) è ancora in uno stato di latenza ed è mascherata da altri fattori. Ma che crisi ci sia lo dimostrano i milioni di italiani che nelle elezioni regionali si sono astenuti dal voto, punendo indifferentemente lo schieramento berlusconiano e la sinistra che per troppi anni lo ha scimmiottato.

Chi è stato premiato, invece? Tutti coloro che hanno optato per una politica bottom up, caratterizzata da un andamento dal basso verso l’alto, che parta non da un messaggio imposto dai vertici, ma da una ricostruzione di reti di relazioni di base, che solo in seconda istanza arrivano a formare e orientare i vertici. Reti che possono essere di tipo tradizionale, come quella della Lega, che ricalca in parte il modello di radicamento nel territorio dei partiti di massa; oppure virtuali, come in gran parte è quella del movimento di Beppe Grillo; o ancora un misto delle due cose, come pare sia la macchina vincente messa in moto da Nichi Vendola in Puglia.

Siamo stati per anni a tormentarci con il problema di come metterci al passo con il berlusconismo, di come imitare il modello proposto dal demiurgo di Arcore, o di come contrapporgli un altro modello vincente. La realtà, come spesso accade, ci ha ora fornito la risposta. Il berlusconismo sta morendo, perché stanno andando fuori moda i presupposti e i modelli su cui si basava. Questo non significa, tuttavia, automaticamente un esito positivo per la sinistra, che negli ultimi decenni ha abbandonato in gran parte la sua tradizione di radicamento sul territorio, optando per un modello sempre più vicino a quello berlusconiano. Anch’essa, quindi, è destinata ad essere coinvolta (e forse travolta) dal mutamento in atto: molto dipenderà dalla sua capacità di riconoscere in tempo il nuovo e di adattarvisi, piuttosto che rinchiudersi in una rincorsa al vecchio (inteso, in questo caso, come fasce di popolazione ancorate al vecchio sistema, per età o per cultura).

Se partiamo dall’ipotesi che ho posto, è evidente come risulti perdente per la sinistra continuare a proporre un modello di politica dall’alto, continuando a credere che quello berlusconiano sia il modello vincente. In particolare, continuare a concentrarsi sulla figura del Presidente del consiglio (alla cui agiografia ha tanto contribuito una parte della sinistra) è probabilmente solo un modo per dare ossigeno al vecchio sistema, dando l’impressione che esso determinerà anche in futuro i giochi politici. Più sensato è probabilmente contribuire a costruire il nuovo, in modo che esso possa subentrare al vecchio al momento della sua naturale estinzione, concentrando l’aspetto oppositivo sulle specifiche politiche. Un nuovo che va costruito non a partire dall’elaborazione di ideologie politiche e cosmologie più o meno artificiali, ma dalla vita quotidiana e dai rapporti di prossimità. Da questo punto di vista è probabilmente più efficace la proposta di Vendola e delle sue fabbriche di prendersi cura di un’aiola ai giardini pubblici, di tanti trattati e di tante analisi.

La sfida non è quella di trovare oggi un leader per il centrosinistra, o di stabilire quali debbano essere le sue alleanze. Per fortuna o per disgrazia ci attendono tre anni senza elezioni e si può tirare il fiato da questo punto di vista. La sfida, per i prossimi tre anni, dovrà essere quella di riuscire finalmente a costruire qualcosa dal basso: in termini di radicamento nel territorio e sulla rete; in termini di reti sociali; in termini di confronto e di elaborazione di una politica bottom up anziché top down, che parta dai cittadini per giungere al potere, e non il contrario. I militanti di sinistra devono tornare nelle strade, parlare con le persone: non in modo ideologico, per convincere delle proprie tesi e fare proselitismo, ma in modo umile, per ascoltare e discutere. Non solo nell’imminenza delle elezioni o in occasione di decisioni su questioni importanti, ma ogni giorno, tornando ad interessarsi dei problemi della gente comune, del proprio vicinato. Solo così, partendo da ciò che è basso e vicino, la sinistra potrà ricostruire i presupposti per la vittoria nel 2013.

(Luca Ozzano)

6 commenti

Archiviato in elezioni, partiti, sinistra

6 risposte a “Politica bottom up

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  2. Giovanni Scotto

    Semplice, chiaro, condivisibile al 100%.
    Quello che è mancato drammaticamente al centrosinistra di oggi, ormai agonizzante, è la capacità di ascolto profondo dei cittadini.

  3. Di qui la domanda (che è un po’ tipo “è nato prima l’uovo o la gallina”): il centrosinistra non fa (più) politica bottom up per timore dei contenuti che vengono dal basso? Ovvero: non è che il centrosinistra è elitario perché se non lo fosse la sua leadership sarebbe spazzata via?

  4. valerio peverelli

    Se qualcuno a Torino volesse fare politica “bottom up” sappia che un gruppetto di intrepidi casinari si riunisce oggi alle 21 al circolo Arci Sud, quartiere San Salvario, per occuparsi (anche) di questa questione.

  5. Sono assolutamente d’accordo sulla necessità di trovare nuove modalità di interazione con i cittadini.

  6. Credo anch’io che la politica non ce la faccia senza un aiutino dal basso… e per questo stiamo lavorando su pd2.it. Ci si vede al primo incontro offline di italia2013.

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