Una festa per Renata

Le festa di Renata Polverini non ha niente di bello. La gioia vera, i militanti di destra l’hanno espressa la notte della vittoria. Si fa così. La scelta di occupare italianissimamente Piazza Vittorio, il territorio da liberare dai cinesi e dagli stranieri, è di altro tipo, è un segnale alla città che se ne dovesse accorgere e a chi promuove quella festa.
I giardini al centro della piazza umbertina sono addobbati di tricolori e bandiere bianche con il simbolo del Pdl, i poliziotti – parecchi – chiacchierano rilassati agli ingressi.

Le colonne dei portici in stile torinese sono addobbate da manifesti neri, con una tartaruga al centro. E’ il simbolo di casa Pound, che si trova dietro l’angolo. Sopra c’è scritto: “La tua banca di tradirà“, un messaggio neutro-populista con una storia un po’ fascista (Pound, le banche, gli usurai…). Un messaggio in teoria lontano dalla ideologia mutante del PdL, ma non distante probabilmente dal leghismo anti-globalizzazione e dai libelli di Giulio Tremonti. Che poi, contro le banche, i governi Berlusconi non abbiano mai fatto nulla, questo è un altro paio di maniche. Casa Pound ci tiene a mostrarsi in tutta la sua alterità/internità alla Pdl. Su un angolo della piazza un grosso striscione recita: Benvenuti a Casa Pound. Ovvero, state entrando nel nostro territorio. Ma questi, diciamo la verità, sono posizionamenti che l’occhio percepisce solo se li cerca. Altrimenti, semplicemente, è la sezione locale della Pdl, che saluta.
Prima dei comizi, i giardini sono animati da cantanti che scimmiottano la musica nera che va di moda. Ma come, dov’è finita la nostra tarantella? E il saltarello? Almeno dateci la tradizione melodica italiana, un emulo locale di Boccelli, un neomelodico romanesco. Niente, la signorina si agita e fa mmm, yeah, come fossimo ad Amici. Come fossimo ad una festa patronale di un paese senza tradizioni. Pomezia, Ardea, Spinaceto: localismo senza storia e tanta nostalgia di non si sa bene cosa.

Il pubblico è un misto dei soliti vecchietti che popolano i giardini, di sottobosco politico e di qualche militante. Questi ultimi sono separati, parlano tra di loro, il pubblico vero sta seduto e guarda il palco. Da un lato, con le loro bandiere, le più presenti, le più sventolanti, i militanti del 3570. La falange tassinara. In un angolo, unico omaggio ai tempi che furono, una signora con un banchetto con un cesto sopra. Vende bandiere della governatrice e fazzoletti neri da collo con la fiamma tricolore. Ma niente, dico niente, simboli del fascio. E poi sta in un angolo, non è al centro, è come se a una festa del Pd, l’ambasciata nord-coreana mandasse a vendere le opere del Caro leader Kim Il Sung.
L’onorevole ringrazia la presentatrice, spiega che grande vittoria è quella di Renata, riscrive la vicenda delle liste dimenticando da dove è partito il problema. La star della serata, Maurizio Gasparri, che fa da apripista perché poi deve andare a parlare a Frosinone, spiega che la vittoria della Pdl nel Lazio verrà studiata nei libri di scuola. Non si capisce bene se la sua sia una minaccia oppure se davvero ritenga che l’elezione del presidente della regione, chiunque esso sia, qualunque sia la regione, sia un fatto storico. La serata scorre noiosa, la festa è moscia. Ad animarla non bastano nemmeno i tanti bengalesi mischiati nel pubblico. Hanno sempre voglia di esserci, i bengalesi. Portano la sciarpa della Roma, se vince la Roma, si fermano a guardare se c’è uno spettacolo, ballano vendendo gadgets al primo maggio. E applaudono con gli altri mentre parla Gasparri. Hanno tanta voglia di essere accettati, i bengalesi.

(Martino Mazzonis)

1 Commento

Archiviato in destra, elezioni, Roma

Una risposta a “Una festa per Renata

  1. Riccardo Pennisi

    Per una significativa descrizione del rione Esquilino tenuto in ostaggio da Casa Pound e strapazzato dalla calata polveriniana rimando anche a questo link:

    http://www.degradoesquilino.com/2010/04/benvenuta-a-casapound.html

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