Misurare il benessere, oltre il Pil

Come è possibile determinare e valutare lo sviluppo di un paese senza tenere conto di fattori fondamentali per la crescita qualitativa della vita dei suoi cittadini ? E’ ancora pensabile misurare un paese solo in base al Prodotto Interno Lordo (Pil) ? Queste domande, sino a non molto tempo fa, circolavano in ambienti ancora troppo ristretti ma nel giro di un paio di anni la rotta sembra essersi decisamente invertita.

Per prima la Commissione europea si è posta il problema di risolvere i limiti del Pil consistenti nella mancanza di attenzione ai “risultati” della produzione dei nostri redditi, poi il Governo francese ha varato una Commissione affidata a premi nobel come Stigliz, Sen e Fitoussì per studiare e proporre correzioni agli “indicatori della crescita”. In questi giorni l’allargamento del dibattito e lo ”scavalcamento” dell’ambito specialistico caratterizzano la discussione in tutta Europa. Un nuovo protagonista ha fatto il suo ingresso nel dibattito politico: l’indicatore.

E’ chiaro a tutti che far irrompere la qualità della vita nell’idea di prodotto interno lordo è sfida complessa quanto oramai inevitabile ed è altrettanto chiaro che la discussione sulla definizione degli indicatori scientifica, statistica e politica ruota attorno all’idea di sviluppo di un Paese. Si pensi ad esempio che gli interventi di risanamento ambientale, causati dall’inquinamento, sono investimenti economici, determinano produzione di “materiali” e posti di lavoro, incidono quindi positivamente sul Pil ma possono essere realmente considerato fattori di crescita e di benessere sociale?

La commissione francese ha allargato e approfondito i termini del dibattito. La prima questione infatti è se aggiungere indicatori a quelli utilizzati sino ad ora oppure costruirne uno grande e nuovo; la seconda è se lo sviluppo del PIL inteso in senso classico sia una pre-condizione per lo sviluppo di indicatori di qualità della vita o, piuttosto, se le due concezioni siano oramai indissolubilmente legate tra loro da non poter prevedere la realizzazione dell’una senza tener conto dell’altra. Infine è necessario riflettere anche su come individuare gli indicatori per la qualità della vita stessa.

Alla fine la Commissione ha promosso 12 raccomandazioni che sottolineano l’importanza della sicurezza e della vulnerabilità dei singoli, la necessità di valutare i servizi non in base ai costi ma in base al loro impatto sociale, il valore degli indici di sostenibilità e soprattutto si invita alla produzione di statistiche e studi in grado di cogliere proprio il tema della qualità della vita.

Nel nostro Paese il confronto non parte da zero. In molti, spesso inascoltati, in questi anni hanno lavorato attorno a questi argomenti, associazioni, centri studi, amministrazioni locali, università, istituzioni.

Molti di questi protagonisti si sono trovati martedì 7 aprile attorno ad un tavolo chiamati dalla campagna Sbilanciamoci ed ospitati dalla Provincia di Roma alla presenza del Presidente dell’Istat Giovannini

In una giornata intensa e caratterizzata da moltissimi interventi si sono poste le basi per un percorso comune a partire dalle proposte avanzate dalla stessa campagna Sbilanciamoci : approfondire e investire sulla ricerca e sull’Istat, recepire le raccomandazioni della Commissione varata dal Governo Francese, dare vita ad un patto basato su parametri di sostenibilità sociale ed ambientale, l’utilizzo di indicatori di natura sociale ed ambientale nella definizione della programmazione economica, legge sulla contabilità ambientale, bilancio di genere e bilancio sociale.

Dietro ognuna di queste proposte ci sarebbe molto da approfondire, scrivere, discutere, ma tutte sono caratterizzate dalla forte inversione di approccio alla misurazione dello sviluppo che si comincia a respirare in giro per il mondo. La Provincia di Roma ha dichiarato la sua disponibilità a farsi ospite fisso e interlocutore attivo di questo processo, L’Istat ha incoraggiato l’approccio e lo sforzo comune su questo tema a partire anche dall’impegno dell’Istituto stesso ad affrontare seriamente il tema dei nuovi indicatori.

Questo è il momento in cui si può veramente stimolare la politica ad abbandonare l’idea della misurazione unicamente quantitativa, gli statistici e gli studiosi ad accettare la sfida della conoscenza complessa che si confronta con la qualità dello sviluppo, l’associazionismo a confrontarsi seriamente con la cultura della valutazione d’impatto, con la misurazione dei risultati.

(Emiliano Monteverde, Nuovo Welfare)

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