Una proposta naive contro la nanourbanistica romana

 

La caserma Luciano Manara a Prati

There’s Plenty of Room at the Bottom. E’ una frase famosa di Feyneman, premio Nobel per la Fisica , che si potrebbe tradurre con “c’è un sacco di spazio là sotto”. Venne pronunciata durante un discorso al quale, convenzionalmente, si fa risalire la nascita delle nanotecnologie, cioè di quelle discipline che si occupano dell’infinitamente piccolo. Feyneman, si riferiva al fatto che lo spazio all’interno di un atomo tra le particelle che lo compongono è enorme se paragonato alle dimensioni di ognuna di esse (in questo campo avviene tutto in spazi dell’ordine di grandezza di un miliardesimo di metro).

In un suo libro (Tocci W., Insolera I., Morandi D., “Avanti C’e’ posto. storia e progetti del trasporto pubblico a Roma”, 2008, Donzelli)  Walter Tocci fa notare che Roma, vista dal satellite, appare come un’area molto ampia e compatta. Però, man mano che si riduce la scala dell’osservazione, ci si accorge che ci sono vuoti enormi, molto più che in altre grandi città. Quindi, seppure molto più grande, il comune di Roma condivide con gli atomi il fatto che tra gli elementi che compongono il suo tessuto urbano c’è un sacco di spazio libero. Così come per gli atomi, per fare uso di tutto questo spazio bisogna capire e risolvere, tra le altre cose, anche i paradossi che si hanno di fronte – non quantistici, in questo caso, ma politici -. Gli urbanisti chiamano i fenomeni di estensione urbana, inclusi quelli di Roma di cui parla Tocci, “sprawl”. Vanno considerati come la negazione del valore della città, della possibilità di avvantaggiarsi della prossimità. Le città nascono per questo e lo sprawl può sembrare paradossale.

Ma tutto si spiega. Basta osservare le scelte fatte fin qui da chi ha governato l’urbanistica nella capitale. Non stupisce, quindi, che il sindaco Alemanno non voglia perdere l’occasione di lasciare anche lui un segno, dato tutto lo spazio a disposizione. L’arte del governo a Roma – che certamente lui ha ereditato – è quella di inventare sempre nuove forme di rendita – grande o piccola, poco importa – e di gestirle politicamente. Recentemente, intervenendo a un convegno organizzato dal comune, ha parlato delle caserme del rione Prati. E’ questo un bel quartiere residenziale centrale, ma nato come periferico all’inizio del ‘900. Da quasi trent’anni perde abitanti e si è andato riempiendo di uffici, anche perché i tribunali sono stati costruiti lì e la RAI ha lì le sue storiche sedi (viale Mazzini, via Teulada e via Asiago). E’ ben servito dal sistema di trasporti pubblici (metropolitana, tram, autobus) e, per via delle sue origini residenziali e la prossimità con quartieri popolari (Trionfale, Borgo) è anche ben dotato di alcuni servizi, come per esempio le scuole. Al centro di Prati ci sono le caserme di viale delle Milizie, con le loro enormi piazze d’armi, e, dai tempi di Nicolini, ci si interroga su come utilizzarle al meglio. Alemanno sostiene che si può “pensare di creare una realtà direzionale vicina al centro storico, possiamo pensare di utilizzarle per creare una nuova Cittadella giudiziaria o farne un luogo dedicato agli artigiani”. Le cronache riportano che – ricostruendo la storia recente della città – Alemanno avrebbe anche affermato che tra gli anni ’60 e ’70, si tentò di portare alcuni ministeri in periferia, tentativo fallito perché molti ministri non accettavano di essere lontani dal centro storico. A molti verrebbe da dire “e chi se ne frega…”. Ad Alemanno glie ne importa, e infatti ha chiosato dicendo: “Bisogna dare più spazio a uffici e ministeri che esistono e che sono addensati caoticamente nel centro storico: non si può pensare di prenderli e portarli in periferia “.

E’ quella proposta di Alemanno l’unica strada da perseguire? Pensiamo di no. Che si voglia distribuire al centro le funzioni direzionali e lasciare che lo sprawl continui in periferia non stupisce, certamente non a Roma, dopo tutto quello che si è visto nel passato, anche recente. E’ più paradossale, invece, che la sinistra non dica – neanche ora, visto che oramai può fare pochino – qualche cosa di sensato in merito.

Potrebbe proporre di usare le zone delle caserme di Prati (ma anche in altre parti della città) per costruire nuove abitazioni e per dotare di nuovi servizi i residenti. Tecnicamente, i modi per farlo sarebbero tanti e si può pensare a un mix di alloggi a mercato libero come motore economico dell’operazione e ad alloggi pubblici destinati a categorie speciali (come giovani o anziani). In tante grandi città queste politiche si realizzano con successo, anche nei centri storici. In questo modo, la sinistra potrebbe decidere di stare dalla parte di chi nella città ci abita e ci produce ricchezza. Tra i tanti vantaggi, ci sarebbe il fatto che molti potrebbero decidere di usare i mezzi pubblici molto di più di quanto non facciano ora. Soluzioni per gli spazi direzionali ce ne sono tante altre (Parigi docet). Certo, per parlare di tutto questo, la sinistra dovrebbe prima fare una severa autocritica circa il perché, in 15 anni di governo, a cose di questo genere non ci abbia mai pensato. Altro paradosso della nano-urbanistica romana…

(Andrea Declich)

7 commenti

Archiviato in Roma, urbanistica

7 risposte a “Una proposta naive contro la nanourbanistica romana

  1. Riccardo Pennisi

    Quella di sfruttare le aree sottoutilizzate del centro, come le caserme di Prati, in favore di interventi di edilizia popolare (di qualità) è una buonissima idea per tanti motivi.

    Prima di tutto si impedisce la ulteriore proliferazione di centri commerciali in zone di altissimo pregio, che già possiedono un forte tessuto commerciale. Il fatto che l’area intorno al Raccordo Anulare sia ormai strapiena di centri commerciali non è un buon motivo per cominciare a invadere anche il centro.

    Poi, attirando nuovi residenti, si contribuisce a ridare vita e slancio a quartieri della città che soffrono di un certo declino demografico, e ad arrestare l’esodo degli abitanti dai quartieri storici verso quelli più isolati, dove la vita sociale e culturale è minore e l’uso della macchina è indispensabile.

    Infine, ma non meno importante, assegnando case popolari nel centro di Roma, e costruendone di nuove, si segue l’idea che quest’area non è solo un’oasi per ricchi, nè un luna park per turisti, ma un pezzo della città in cui tutti i cittadini hanno il diritto di abitare e vivere.

    E’ una politica abitativa seguita che ha portato a ottimi risultati a Firenze, in tante zone della città ma anche nel centro storico, dove un ex convento, poi carcere, è stato riconvertito in alloggi popolari e strutture pubbliche (qui la storia: http://lanazione.ilsole24ore.com/firenze/2009/05/30/184671-case_nelle_celle.shtml).
    Chissà che ai nostri amministratori non venga in mente di imitarla.

    Riccardo

  2. Paolo Declich

    Ho qualche dubbio sinceramente riguardo alla costruzione di edifici d’abitazione nelle aree delle ex caserme.

    Spazi verdi e riuso dei fabbricati come biblioteche, scuole, altro?

    • Andrea Declich

      Ovviamente, nel caso si prendessero decisioni in questo senso, la “densita’” da raggiungere andrebbe definita. Il punto sarebbe, semplicemente, usare quello spazio o per le abitazioni (non tutto) o per servizi agli abitanti.

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