Un maschio o un macho?

Le campagne elettorali, si sa, sono momenti in cui la propaganda prevale sull’argomentare, le promesse sui ragionamenti, le contrapposizioni esasperate sulle riflessioni. Nel novero delle piacevoli eccezioni rientra il «manifesto degli uomini» steso da i Verdi del Land del Nordreno-Westfalia in vista delle prossime elezioni nel più popoloso e importante stato della Repubblica federale tedesca, in programma il 9 maggio. L’appuntamento politico è della massima importanza – anche per le ricadute a livello federale  –  e certo non mancano i toni della sfida elettorale “classica”: la maggioranza uscente democristiano-liberale agita lo spauracchio dell’ingresso della Linke (qui particolarmente radicale) al governo del Land, mentre l’opposizione insiste su alcuni casi di finanziamento non del tutto trasparente alla CDU del Ministerpräsident Jürgen Röttgers.

Un gruppo di esponenti di sesso maschile dei Verdi, però, ha pensato che si dovesse cogliere l’occasione di essere al centro dell’attenzione politica dell’intero paese per avanzare una serie di proposta innovative, raggruppate in un opportunamente provocatorio manifesto, reso pubblico lo scorso 9 aprile, dal titolo: «per non essere obbligati ancora a lungo ad essere dei macho».

Il messaggio fondamentale ha quasi del paradossale, se si pensa che giunge nell’imminenza di un appuntamento elettorale: «vogliamo meno potere»! Il soggetto, ovviamente, non è il partito, bensì il genere maschile. E dietro la richiesta di meno potere (economico, politico, sociale) nelle proprie mani, c’è l’esigenza di avere più salute e benessere, più tempo per se stessi e per i propri affetti, per poter essere genitori e mariti (di partner di qualunque sesso, ovviamente) e non solo “produttori di plusvalore” o “esperti nell’arte del comando”. Per essere liberi dal dovere di fare carriera. Per l’autodeterminazione al di fuori dei ruoli di genere imposti dalla tradizione, insomma, si fanno finalmente sentire anche quei maschi che hanno capito che la liberazione femminile può significare anche un’altrettanto rivoluzionaria “liberazione maschile”, che porti gli uomini a godere di quegli aspetti della personalità di un essere umano che secoli di civilizzazione hanno “assegnato” alle donne. Volenti o nolenti – gli uni e (soprattutto) le altre.

Molto opportunamente, gli estensori del Manifesto mettono in evidenza come alla Germania non basti avere una donna Cancelliere per avere superato le disparità di trattamento fra i generi e l’assegnazione di compiti in base ai ruoli tradizionali. È importante, quindi, che già nelle scuole vi siano progetti educativi che permettano ai ragazzi di capire, innanzitutto, che sono liberi di esprimere i loro sentimenti, le loro debolezze e incertezze; che anche gli uomini, insomma, sono liberi di piangere! Inoltre, secondo i Verdi del Nordreno-Westfalia, i genitori di sesso maschile devono poter godere dello stesso periodo per stare insieme ai figli neonati che è concesso alle madri: per dividersi l’impegno, ma anche per godersi uno dei momenti più importanti che capitino nella vita di una persona. Il terzo punto qualificante del manifesto riguarda la salute maschile: molti uomini credono tuttora che un segno della propria “forza”, della propria “mascolinità” sia ignorare i segnali d’allarme che giungono dal proprio corpo. Il non accettare l’idea di poter essere malati – quasi che fosse un’esclusiva femminile – è uno dei fattori culturali che conduce i maschi a morire, in media, sei anni prima delle donne: contro tutto ciò, viene propugnato un sistema più efficace di prevenzione che cerchi di aggredire le reticenze maschili verso il prendersi cura di sé.

Il testo si conclude con la rivendicazione di «non voler essere Helden der Arbeit [eroi del lavoro], ma di voler vivere». In un Land impregnato di mitologia lavorista come il Nordreno-Westfalia, la regione a maggior concentrazione di miniere e di lavoro operaio – fino al 2006 feudo inespugnabile della SPD – certamente ci vuole una discreta dose di coraggio per dirlo. Ma non ciò non deve trarre in inganno: non c’è traccia di rifiuto o disprezzo della cultura del lavoro che possa essere ascritto a un modo di pensare da borghesia postmoderna o da accademici privilegiati e snob. Al contrario, il catalogo delle rivendicazioni e la consapevolezza dell’impatto sociale delle proposte ricordano molto da vicino una qualunque buona piattaforma sindacale, attenta alla vita dentro e fuori i luoghi di lavoro.

La nostra speranza è che questo manifesto possa essere un buon viatico ad un futuro governo rosso-verde a Düsseldorf, ma soprattutto possa ispirare analoghe iniziative anche nel nostro paese. Il clamore intorno alle vicende sessuali di Berlusconi – e, in misura minore, di Bertolaso – sembrava aver destato finalmente qualche attenzione sul problema del rapporto fra i generi, sul quale noi insistiamo da tempo. Ma uno sguardo alla campagna elettorale alle nostre spalle (per tacere delle percentuali di donne nei neoletti Consigli regionali) ci porta ad un’amara conclusione: i tempi in cui una nuova consapevolezza sociale diventi finalmente “politica” sono ancora lontani. In Italia abbiamo ancora molta strada da fare: sapremo noi maschi trovare la forza di percorrerla? Avremo il coraggio di lottare per la liberazione dal machismo di cui siamo, insieme alle donne, anche noi vittime? Capiremo, a sinistra, che in tutto ciò c’è materiale in abbondanza per un nuovo e formidabile discorso d’emancipazione?

(Jacopo Rosatelli)

5 commenti

Archiviato in democrazia e diritti, Europa

5 risposte a “Un maschio o un macho?

  1. Complimnenti, notizia e ragionamento molto interessanti.

    • Jacopo Rosatelli

      Grazie! Un abbraccio fraterno a tutti voi di “maschile plurale”. E ricambio volentieri i complimenti per il vostro lavoro: ne parleremo sul blog ad una prossima occasione.

      • caro Jacopo, se ti va vieni (o venite) alla presentazione del libro di Ciccone “Essere maschi. Tra potere e libertà ” Mercoledì 28 Aprile ore 19.00 – caffe freud Via Angelo Poliziano 78/a roma (zona colle oppio, metro b “colosseo”, metro a “vittorio” o manzoni, oppure linea bus 714).
        Sarebbe un occasione carina per incontrarsi.

        jones

  2. Monica Cerutti

    Anch’io trovo queste riflessioni molto interessanti..ma in Italia sembriamo distanti anni luce….Monica

    • Jacopo Rosatelli

      Grazie anche a te dell’apprezzamento, Monica, e in bocca al lupo per il nuovo incarico di consigliera regionale del Piemonte! Continua a seguirci e sappi che il tuo interesse verso il blog ci fa davvero molto piacere.

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