Andare allo stadio

L’ultimo derby calcistico di Roma si è concluso. Per qualcuno anche con soddisfazione. Tuttavia, anche per i più soddisfatti, non è mancato un angolo buio di amarezza per gli episodi di violenza che lo hanno accompagnato.

Non proverò a valutare che cosa è cambiato in Italia dal primo episodio di violenza fuori da uno stadio, registrato nel 1925, passando per la nascita dei “commando ultras” di tifoserie organizzate negli anni ’70, fino ai giorni dell’omicidio di Filippo Raciti a Catania, o di Gabriele Sandri nell’area di servizio di Badia al Pino.
Mi limito a fare due commenti motivati dall’obbligo di recuperare dignità a uno sport che amo non solo per le emozioni del campo, ma anche per il meraviglioso rito sociale del tifo.
1. Responsabilità dei club professionistici: i grandi club sono uno degli strumenti attraverso i quali si producono l’immagine e la concretezza del calcio: l’atteggiamento nei confronti delle regole dello sport, il rapporto con gli spazi pubblici, il senso dell’essere una squadra, l’approccio alle dinamiche del mercato. Mi domando: Perché il lento processo che va sotto il nome di responsabilità sociale di impresa ha toccato così poco le società calcistiche? Perché le società calcistiche beneficiano di privilegi fiscali ed economici di cui non gode nessun altro soggetto del mercato privato e danno così poco in cambio alla collettività? Perché esiste un differenziale spropositato, nei bilanci delle società calcistiche, tra i fondi destinati a compravendite e ingaggi e quelli impiegati rendere più sicuri gli stadi e gli eventi sportivi?

Fino a che le società sportive non diventeranno un soggetto attivo e responsabile nella governace di uno dei territori sociali più vasti del paese, la prevenzione e la repressione dei fenomeni violenti avrà sempre vita breve.

2. Calcio dal vivo: l’iconografia dominante del calcio dal vivo come una landa desolata dove si fronteggiano tifoserie organizzate e violente è parziale. Il calcio è uno sport che vive di motivazioni forti, di emozioni sane, di tradizioni familiari e territoriali. Un grande spettacolo dal vivo che può aiutare a combattere arroganza e individualismo in pubblici enormi. Uno sport seguito da signore di mezz’età, famiglie, anziani: un pubblico che si vede poco, che nessuno promuove e che nessuna telecamera inquadra.

Sosteniamo il calcio dal vivo.
Aiutiamo la gente ad andare allo stadio.

(Francesca Romana Marta)

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