Giovedì si vota (in Gran Bretagna)

Giovedì 6 maggio c’è un’elezione importante dove noi italiani non voteremo ma che influenzerà molto le nostre vite nei prossimi anni. Dopo le elezioni americane e quelle tedesche (di cui parlammo qui) le consultazioni nel Regno Unito sono le più decisive nel determinare trend politici e politiche comuni europee.Vale la pena di prestargli un po’ di attenzione.

Nel 1979 la vittoria di Margaret Thatcher iniziò quella “rivoluzione conservatrice” che, rafforzata dalla vittoria di Reagan in America un anno dopo, ha portato a conseguenze politiche consistenti anche per noi italiani nei 30 anni successivi: senza quel risultato elettorale oltremanica probabilmente non ci sarebbero stati gli anni ’80 di Craxi ma neanche i ’90 e i 2000 di Berlusconi.

Nel 1997 la vittoria di Tony Blair rafforzò un trend a livello di sinistre mondiali che aveva già cominciato ad affermarsi con la svolta di Clinton di qualche anno prima:  il presidente americano aveva abbandonato la riforma sanitaria e aveva approvato, insieme al Congresso a maggioranza repubblicana, una delle riforme più importanti del welfare. Importante, in senso restrittivo. Nasceva allora la “Terza Via” (ne abbiamo parlato qui) che ripudiava le asprezze del liberismo più puro ma si allontanava decisamente anche dal paradigma socialdemocratico e dall’alleanza coi sindacati. Il nostro PD nacque, inizialmente, come versione italiana del progetto della Terza Via. Chi si interroga sulla sua mancanza di identità dimentica anche questo: che nel 2007, quando venne creato il PD, la Terza Via era già morta (e quasi sepolta) sia in America che in Gran Bretagna.

Le elezioni britanniche di quest’anno potrebbero riservarci delle sorprese. Già oggi ci sorprendono, a noi italiani, perchè lì c’è una campagna elettorale che affronta i temi importanti del mondo attuale: la crisi economica, la politica estera, la giustizia sociale. Come racconta Martino Mazzonis su America2012, l’ultimo dibattito in TV ha visto i 3 leader (Cameron per i conservatori, Clegg per i lib-dem e Brown per i laburisti) confrontarsi, per esempio, sul tema della riforma dell’economia finanziaria. Sarebbe ora di discuterne anche qui, invece che pagarne solo e sempre le conseguenze.

Una vittoria di Cameron potrebbe portare grandi cambiamenti nella destra europea: ci sarebbe una “terza via” anche a destra, che coniughi liberismo e attenzione per il sociale e l’ambiente (almeno a parole). Un successo dei liberal-democratici, di cui si fa un gran parlare, salverebbe il buono della “Terza Via” e innoverebbe consistentemente la politica estera britannica per esempio rinunciando a rinnovare la flotta di sottomarini con testate nucleari Trident. I lib-dem rischiano però di essere una promessa mancata: come succede spesso nelle elezioni britanniche spesso la stampa non azzecca il trend e alla fine il “voto utile” per i tories o i laburisti potrebbe prevalere.

In ogni caso, ci sarà da riflettere. Intanto, per chi capisce l’inglese, vale la pena osservare sul sito della BBC cos’è una campagna elettorale sulla vita delle persone invece che sul destino di un uomo solo.

(Mattia Toaldo)

2 commenti

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2 risposte a “Giovedì si vota (in Gran Bretagna)

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  2. Giovanni Scotto

    Le elezioni in UK hanno già da adesso – comunque vada a finire – un impatto importante, perché vedono il tramonto del bipartitismo in quel paese. I liberaldemocratici competono oggi alla pari con i due partiti tradizionali – e non dimentichiamo gli estremisti di destra del BNP, i nazionalisti scozzesi, i verdi ecc.
    Per cui l’artificio retorico del bipolarismo / biaprtitismo come caratteristica delle “grandi democrazie occidentali”, che non era mai stato vero, ormai è del tutto screditato. Gli USA sono l’eccezione, non la regola dei regimi democratici.

    Non so bene in che momento della lenta trasformazione PDS-DS-PD si è abbandonato il “sistema maggioritario” che per più di dieci anni era stato una bandiera del partito. Poi la scelta ridicola di sostenere i referendum sulla legge elettorale che l’avrebbero resa una “porcata al cubo”.

    Tramontata la stagione populista di Berlusconi, dovremo anche in Italia lavorare all’emersione di 5-6 partiti seri. I lavori di demolizione sono ben avviati , e non solo a sinistra. Mi preoccupa che a a parte poche voci, come la vostra, non ci sia una riflessione sulla pars construens.

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