La crisi disuguale

Il governo sta pensando ad una finanziaria di sacrifici: prima di tutto per chi sta peggio. E quelli che stanno peggio sono sempre di più: secondo il Rapporto per i diritti globali 2010 presentato dalla Cgil, molti italiani scivolano verso la povertà. E altri, proprio grazie alla nuova finanziaria, si andranno ad aggiungere.

Questo è il paese su cui si abbatteranno i “sacrifici inevitabili”: quasi 2 milioni di famiglie giovani, del ceto medio, che fanno molta fatica a pagare il mutuo; il 10% dei lavoratori che è sotto la soglia di povertà; 7 milioni di italiani che guadagnano meno di 1.000 euro al mese. La crisi è dovuta anche a questa disperazione, che avanza oramai da quasi 10 anni.

E’ di oggi la notizia che le amministrazioni pubbliche dovranno ridurre del 50% i loro lavoratori precari. Coniugato col blocco delle assunzioni che colpirà molti settori vuol dire che non solo non entrerà nessuno di nuovo, ma che usciranno anche tutti quelli che oggi guadagnano poco, saltuariamente e per fare lo stesso lavoro di chi ha un posto fisso (che spesso guadagna già poco e ora dovrà lavorare di più).

Questi ultimi faranno ancora una volta la figura dei “privilegiati”, dei padri “garantiti” che tolgono opportunità ai giovani. Dei manager super-pagati anche quando le aziende sono in perdita o “ristrutturano” parlano proprio in pochi, anche nel maggior partito d’opposizione.

E se fosse proprio questa disuguaglianza una delle radici della crisi? Se fosse la mancanza di “meritocrazia” ai vertici del paese (non solo la politica, ma anche l’economia) il vero punto?

(Mattia Toaldo)

1 Commento

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Una risposta a “La crisi disuguale

  1. andrea

    Caro Mattia, il punto nuovo di quanto dici sta nella sottolineatura che la meritocrazia manca ai vertici. Il problema è questo. Io penso che le sacche di inefficienza della pubblica amministrazione contengano molti privilegi inescusabili goduti anche da chi sta nei livelli più bassi della gerarchia. Ma questo non significa che le responsabilità siano distribuite alla stessa maneira. I dirigenti sicuramente non fanno, da decenni, il loro lavoro e non rispondono dei loro fallimenti. Andrebbe aperto un discorso sulle rappresentanze sindacali, che spesso sono state un po’ al di sotto delle aspettative… Ma, certamente, la meritocrazia al vertice non c’è. In molti settori del paese, a partire dalla PA

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