Archivi del mese: giugno 2010

Senza paracadute

Ero a Caserta la sera che si aspettava il ritorno d’o guerriero – terzo alla prima edizione del Grande Fratello – che aveva fatto parlare di sé per i modi truzzi ma soprattutto per quella storia del sesso in diretta con la [poi] vincitrice, Cristina Plevani. Io che dell’essere casertana ho sempre fatto un punto d’orgoglio, snobbai quella specie di evento plebeo [c’era gran fermento per l’eroe], avvilita perché al nome della mia città – prodiga di veri talenti in quasi ogni campo – si associasse quello di un ragazzone palestrato e sbruffone, in una parola un tamarro. Continua a leggere

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La via crucis del centrosinistra

Gianni Speranza, sindaco di Lamezia Terme

La via crucis del centrosinistra, dopo le elezioni politiche del 2008 e quelle europee del 2009, ha conosciuto una nuova difficile tappa con le elezioni regionali e amministrative di quest’anno. Alla fine di questo calvario una cosa risulta chiara: così non si può continuare, altrimenti si è destinati a perdere. Questo, purtroppo, non vuol dire che il centrosinistra sarà capace di fare fronte alle sue difficoltà, prendere atto dei suoi errori, correggere le sue scelte recenti. Anzi la “coazione a ripetere” i propri errori rischia di prendere il sopravvento, come molti segnali inquietanti lasciano intendere.

E invece occorre avere il coraggio di tirare una linea, fare le somme e provare a cambiare. Continua a leggere

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Buon viaggio

Oggi parte da Barcellona diretta verso Genova la nave dei diritti: un progetto lanciato da alcuni italiani che vivono nel capoluogo catalano con lo scopo di sensibilizzare gli europei (qui l’articolo di El Paìs) e i nostri connazionali sulla situazione del Paese. Perchè, come dicono nel loro manifesto, “Certo la crisi c’è anche qua, ma la sensazione è che la situazione nel nostro Paese sia particolare, soprattutto sul lato culturale, umano, relazionale”. Per chi volesse saperne di più ecco il loro sito.

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Il pane e le rose

Domani è il giorno dello sciopero generale indetto dalla Cgil contro la manovra finanziaria del governo Berlusconi (quella dei sacrifici per i più poveri). Anche gli scioperi non sono più quelli di una volta: non ci riferiamo a quelli dell’autunno caldo, ma alle giornate del 1994. Quello era un mondo del lavoro ancora tutto sommato unito e consapevole. Oggi, solo a Roma, più di un quarto della forza lavoro è a tempo determinato. Gente per cui il diritto di sciopero magari esiste ancora sulla carta, ma rimane lì perchè chi rompe le scatole sa che non gli verrà rinnovato il contratto. Uno dei nuovi luoghi del lavoro, soprattutto a Roma, è il centro commerciale: oramai in quest’area metropolitana ce ne sono almeno 28. Eppure proprio da lì viene una buona notizia.

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La guerra in Afghanistan sta finendo

E’ un’ipotesi realistica, e la riportiamo perché l’Afghanistan è importante anche per noi. Leggete l’analisi di America2012, scritta dopo le dimissioni del Generale Stanley McChrystal. Ma tenete a mente questo: è un tipo di guerra per la quale nessuno vi dirà mai “ok, la guerra è finita”.

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Foibe, invenzioni ed esami di maturità

La cronachetta degli ultimi giorni ci consegna l’ennesima polemica tra Fini e i leghisti, che è sin troppo facile prevedere non sarà l’ultima. Essendo cominciate le celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, Siamo in un anno propizio per le polemiche sull’identità nazionale, che è il terreno sul quale più di tutti il Presidente della Camera sembra voler puntare per definire più chiaramente il suo profilo di destra rispettabile e, chi lo sa, portare a compimento il vagheggiato disegno post-berlusconiano del “partito della nazione”. Non interessandoci la politique politicienne potremmo lasciar stare: basta la cronaca dei quotidiani. Ma la curiosa circostanza di cadere nello stesso giorno del tema d’italiano all’esame di maturità suggeriscono di fermarsi a riflettere per qualche istante. Continua a leggere

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Ancora su Pomigliano

“E oggi gli strateghi dell’establishment vengono a fare lezioni di globalizzazione ai lavoratori? Tutto sembra un pretesto per cogliere un obiettivo diverso dall’organizzazione del lavoro. Siccome c’è l’assenteismo si deve negare il riconoscimento dell’assenza per malattia anche al lavoratore onesto? Le leggi ci sono, si facciano rispettare con i controlli necessari. Sembra però che la Fiat voglia espungere la legge dai suoi stabilimenti. Eppure da oltre un secolo in Italia non si è approvata una legge che la Fiat non volesse. I suoi interessi hanno condizionato tutte le decisioni politiche, hanno succhiato le prebende statali, hanno preteso inutili incentivi alla rottamazione, hanno modificato il paesaggio italiano. Alle cure dei suoi manager sono state affidate le privatizzazioni dall’Alfa alla Telecom e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Per garantire il suo monopolio si è impedito per decenni l’ingresso in Italia ad altri industriali. Alla sua influenza sono stati sottomessi i principali giornali nazionali e questa è la qualità dell’informazione, soprattutto economica, che ci ritroviamo. Ora i manager si lamentano perfino delle troppe assenze degli operai che vanno a fare gli scrutatori; forse hanno esagerato in passato nell’assecondare le richieste di assunzioni clientelari dei partiti”. Continua a leggere

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