Nanourbanistica e grattacieli

Gli interventi che riempiono le cronache dei giornali romani di questi giorni riguardanti la costruzione di grattacieli a Roma sono stati tanti e, in alcuni casi, così autorevoli che aggiungere qualche cosa diventa difficile. Tuttavia il dibattito, se posto nei termini semplici “grattacieli a Roma, si o no?”, rischia di essere stucchevole. Molti, infatti, concorderanno che al centro di una città come Chicago i grattacieli sono perfetti, ma che lo stesso non si può dire in relazione alla periferia romana.

Si può discutere, naturalmente, dell’altezza adeguata dei palazzi o della loro più corretta localizzazione, ma l’impressione è che si parli di queste cose al fine di eludere i veri problemi connessi alla riqualificazione delle periferie della nostra città.

Il sindaco Alemanno, infatti, ha colto l’occasione del dibattito sul grattacielo in via di costruzione all’Eur al fine di portare al centro dell’attenzione il tema della “densificazione” dell’abitato. Ha affermato, infatti, che “nella periferia dobbiamo poter costruire in altezza, perché è necessario trasformare le periferie, demolirle e ricostruirle”. Per essere più preciso, ha poi ribadito che all’estrema periferia, “un segno forte dal punto di vista architettonico può servire a dare identità a interi quartieri”. Il problema è molto serio, e se ne è più volte parlato su “Italia 2013”: si tratta dello sprawl urbano. E’ questo il punto – come ha spiegato bene Settis ieri su Repubblica – che sta dietro al dibattito sui grattacieli a Roma. Ma, se le cose stanno così, parlare di altezza o di supremazia del Cupolone, alla fine, è un po’ come fare il gioco delle tre carte.

Se si vuole densificare, bisogna parlare di politiche che durano decenni, pensare a dotare il territorio di infrastrutture tali che non sia conveniente costruire in maniera dispersa. Bisogna considerare che uno sviluppo che sia “denso il giusto” è quello che rende conveniente il trasporto sul ferro e fa diventare l’uso della macchina un’opzione, non un obbligo. Densificare coi grattacieli sarebbe un po’ come dire che, mettere alveari a chilometri di distanza l’uno dall’altro rende il deserto pieno d’api… Certo, nell’alveare ne vedresti molte, ma il deserto rimarrebbe, quello che è, un posto poco frequentato in cui, in genere, non corri il rischio di essere attaccato da sciami d’api. Una città in cui i vuoti predominano sui pieni – su “Italia 2013” avevamo parlato, a questo proposito, di “nanourbanistica romana” – ha senso pensare di densificare con palazzi che si sviluppano in altezza in mezzo al vuoto?

Altro che un po’ di grattacieli, verrebbe da dire. Vorrei, però, evitare il benaltrismo. Innanzitutto, considero questa opzione bizzarra. Qualche tempo fa il Corriere della Sera raccontava che i grattacieli previsti nello spazio della ex-Fiera, inizialmente destinati, per la maggior parte, a uffici, per risultare convenienti dovranno cambiare destinazione d’uso a favore delle residenze. Verrebbe, quindi, a cadere uno dei principi che sembra siano alla base dell’idea dei grattacieli romani, quello della polifunzionalità, visto che non sembrerebbe potersi dare per scontata questa fame di spazi per uffici (specie se in periferia). La polifunzionalità, inoltre, prevede che ci siano anche spazi per uso residenziale. Ma un grattacielo, in genere, ha costi di gestione alti, che si giustificano se pagati da un’impresa che ci localizza gli uffici al fine di stare al centro di una città. In realtà, parrebbe che non sia questo il caso romano: il progettista della Torre Euro Sky spiegava ieri che, in realtà, il grattacielo sarà costruito in modo da garantire significativi risparmi per la manutenzione. Gli vogliamo credere, naturalmente. Rimane il fatto che magari non si dovranno pagare quote condominiali più alte del normale ma, comunque, non si andrà ad abitare di fronte al Central Park. Anzi, nell’ipotesi dei grattacieli di periferia si vivrà ammassati in mezzo a un semi-deserto urbano. Dalle cronache, si ha l’idea che si costruiranno tanti Corviale in verticale, ma per ricchi o, quanto meno, per benestanti. Ma i ricchi, perché dovrebbero andare ad ammucchiarsi in un posto lontano dal centro e ti fa rimanere schiavo della macchina? Meglio l’Olgiata! E, per quanto riguarda i “non ricchi”, si ha la netta sensazione che tendano a scegliere le cosiddette “tipologie abitative” anche in base alla tradizione dei luoghi. A Roma alla gente piacciono i condomini – meglio se con cortile -, le palazzine, i villini. In tutto questo, i grattacieli, che c’azzeccano? Inoltre, vi immaginate che incubo un’assemblea condominiale di un grattacielo? Non basterebbe l’aula del consiglio regionale! E quale “condòmino comune” vorrebbe mettersi a discutere di lavori condominiali con gli amministratori di società immobiliari che detengono gli uffici che vanno, che so, dal 7° al 14° piano e che avranno idee sulla vivibilità del condominio, è facile presumere, ben diversi dai suoi?

Non penserei, quindi, ai grattacieli per il risanamento delle periferie e per la densificazione della città. Va detta, però, una cosa. Il ciclo economico politico del grattacielo si conclude nell’ambito di uno o due mandati di un sindaco: Purini, il progettista di EuroSky, dice che tra due anni si potrà essere invitati a cena da uno dei nuovi proprietari. Quindi ci guadagna il politico, che si presenta come innovativo e futurista. Ci guadagnano anche altri: l’architetto, che figurerà – anche lui – come innovativo e futurista; il proprietario dell’area, che su una estensione data ci carica volumi molto maggiori del consueto; chi realizza i lavori e le sue maestranze, includendo l’indotto, che faranno lavori enormi. Tutti coloro che subiscono gli effetti delle scelte urbanistiche connesse alla finta densificazione, cioè gli abitanti delle periferie in primis e poi dell’intera città, vengono danneggiati. Questa è la matematica politica del grattacielo. Quanto questo convenga in termini elettorali bisognerebbe chiederselo in base all’esperienza passata del centrosinistra, che ha fatto scelte in fondo analoghe – pensiamo allo sprawl e a quartieri satellite come Ponte di Nona e brutture analoghe…

Grattacielo si o no? Mi sembra che l’ardua sentenza non la debbono dare i posteri: l’hanno già data gli elettori nel 2008, quando hanno bocciato una coalizione politica che, progressivamente, aveva lasciato perdere le questioni di sostanza dello sviluppo urbano… Ecco: è questa un’ulteriore buona ragione – che prescinde da quelle di ordine essenzialmente estetiche e paesaggistiche – per opporsi con forza all’opzione grattacielo.

Andrea Declich

4 commenti

Archiviato in Roma, sinistra, urbanistica

4 risposte a “Nanourbanistica e grattacieli

  1. paolo hutter

    non grattiamo il cielo di Torino!! ci stiamo battendo da quasi tre anni…aiutiamoci collaboriamo

  2. Ben detto.
    Che il territorio di roma venga densificato con infrastrutture e trasporti.
    Calcestruzzo e speculazione ce n’è abbastanza.

  3. Pingback: “Chi ti guarda i pupi mentre stai in macchina?”: ancora su nanourbanistica, trasporti e disuguaglianze sociali a Roma « Italia2013

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