Ancora su Pomigliano

“E oggi gli strateghi dell’establishment vengono a fare lezioni di globalizzazione ai lavoratori? Tutto sembra un pretesto per cogliere un obiettivo diverso dall’organizzazione del lavoro. Siccome c’è l’assenteismo si deve negare il riconoscimento dell’assenza per malattia anche al lavoratore onesto? Le leggi ci sono, si facciano rispettare con i controlli necessari. Sembra però che la Fiat voglia espungere la legge dai suoi stabilimenti. Eppure da oltre un secolo in Italia non si è approvata una legge che la Fiat non volesse. I suoi interessi hanno condizionato tutte le decisioni politiche, hanno succhiato le prebende statali, hanno preteso inutili incentivi alla rottamazione, hanno modificato il paesaggio italiano. Alle cure dei suoi manager sono state affidate le privatizzazioni dall’Alfa alla Telecom e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Per garantire il suo monopolio si è impedito per decenni l’ingresso in Italia ad altri industriali. Alla sua influenza sono stati sottomessi i principali giornali nazionali e questa è la qualità dell’informazione, soprattutto economica, che ci ritroviamo. Ora i manager si lamentano perfino delle troppe assenze degli operai che vanno a fare gli scrutatori; forse hanno esagerato in passato nell’assecondare le richieste di assunzioni clientelari dei partiti”.

“Si torna a proporre al Meridione lo sviluppo basato su grandi impianti industriali, secondo una strategia che non solo non ha dato frutti, ma forse ha perfino desertificato le pur deboli capacità imprenditoriali locali. E oggi nell’economia della conoscenza le classi dirigenti nazionali non hanno nient’altro da proporre per lo sviluppo del Sud che catene di montaggio più veloci.”

Dal sito del Centro per la Riforma dello Stato, stralci dell‘intervento di Walter Tocci.

“SE esistesse oggi un’Internazionale dei lavoratori, dovrebbe ammettere una catastrofe simile a quella che travolse la Seconda Internazionale nel 1914, quando le sue sezioni nazionali aderirono al patriottismo bellico, e i solenni principii andarono a farsi benedire. L’Internazionale non esiste e la crisi finanziaria ed economica non è (per ora) una guerra armata. La Seconda Internazionale era stata largamente partecipe dei pregiudizi e delle convenienze colonialiste: differenza minore, dal momento che lavoratori e sindacati dei paesi ricchi si sono guardati finora dall’affrontare il colossale divario con la condizione del proletariato dei paesi poveri. La crisi, restituendo agli Stati un più forte intervento economico – senza per questo ridurre la sovranità delle grandi multinazionali – sospinge il lavoro salariato verso un rinnovato “sacro egoismo”. Pomigliano ha reso clamorosa questa condizione”.

“Nel momento in cui accentua la sua internazionalizzazione, la Fiat “nazionalizza” gli operai di Pomigliano, con un ultimatum prepotente perfino nel tono. A sua volta, in un gioco delle parti di cui non è affatto detto che sia voluto – che Sacconi e Marchionne siano in combutta: anzi – il governo prende la sfida della Fiat a pretesto per l’abolizione dei contratti nazionali, la liquidazione simbolica della Costituzione, la sostituzione dei “lavori” ai lavoratori, delle cose alle persone”.

Adriano Sofri, “La catastrofe del lavoro”, Repubblica 22.06.10

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