Buon viaggio

Oggi parte da Barcellona diretta verso Genova la nave dei diritti: un progetto lanciato da alcuni italiani che vivono nel capoluogo catalano con lo scopo di sensibilizzare gli europei (qui l’articolo di El Paìs) e i nostri connazionali sulla situazione del Paese. Perchè, come dicono nel loro manifesto, “Certo la crisi c’è anche qua, ma la sensazione è che la situazione nel nostro Paese sia particolare, soprattutto sul lato culturale, umano, relazionale”. Per chi volesse saperne di più ecco il loro sito.

4 commenti

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4 risposte a “Buon viaggio

  1. paolo hutter

    si va bene però non hanno fatto niente per portare la gente a votare rientrando in regione dalle varie destinazioni europee

    • Jacopo Rosatelli

      Caro Paolo, con tutto l’affetto: guarda che le due cose non c’entrano niente.
      Io avevo apprezzato la tua provocazione, rivolta ai “giovani accademici” all’estero, sulla necessità di tornare a votare, ma il tuo velenoso commento stavolta è del tutto sballato. Alla stregua di quelli dei benpensanti che, quando vedono una manifestazione contro la guerra in Irak, dicono: ma perchè non manifestate mai contro la la dittatura a Cuba? O è come rimproverare la CGIL quando fa uno sciopero (come oggi) di non aver fatto nulla per accompagnare la gente ai seggi.
      Gli organizzatori dell’iniziativa de “lo Sbarco” che conosco personalmente sono, da singoli cittadini, tornati a votare. Quest’iniziativa è nata con altra tempistica, altra “logistica” e altri scopi, e ha sicuramente contribuito a risvegliare l’attenzione per il nostro paese in molte persone, italiane e no, che vivono fuori dai confini nazionali. E quindi, indirettamente, anche a far andare gente a votare.

  2. Riccardo Pennisi

    Purtroppo anche i politici piemontesi hanno fatto poco per portare la gente a votare…

  3. emiliano urciuoli

    Caro Paolo, ancora? Guarda che quei 30000 – o quanti erano – voti li hanno persi tutti Mercedes Bresso e il miserrimo ceto politico piemontese. A parte il fatto che tra le due cose – il fallimento alle regionali e la lodevole iniziativa barceloneta – non c’è alcun nesso, vogliamo continuare a gettare la croce addosso agli studenti erasmus, ai fuori sede, ai semplici girovaghi, ai cercafortuna e ai cervelli in fuga per non guardare in faccia la realtà? Dai, facciamo un gioco, ti aiuto volentieri a dare la caccia all’untorello, fin quando non scoveremo il 30millesimo ignavo, l’ultimo pitocchissimo astenuto nelle bidonvilles di Kinshasa. Siamo seri.
    Il problema principale della classe politica italiana, d’ora in poi, lo chiamerò la “sindrome di Abete” (non l’albero, ma il capo della FIGC): la colpa dei disastri è sempre di tutti e di nessuno. Lasciamo recitare con ordine i mea culpa del capitano, del portiere e dell’allenatore fino all’ultimo dei massaggiatori e dei portaborracce; mostriamoci, suvvia, magnanimi e allarghiamo le braccia di fronte a un così contrito e sincero pentimento. In fondo, di un mondiale di calcio – o di un turno di regionali – si tratta, basta che non mi debba responsabilizzare io, che dirigo la baracca, e magari dimettermi. E magari tornare a vita privata e al proprio precedente lavoro. Ah già, quello non ce l’ho, perché ho iniziato a fare il segretario di sezione a diciannove anni e poi tutto il cursus honorum in circoscrizione, comune, provincia. Ci fosse la diocesi, mi sarei candidato pure in diocesi. Di fallimento in fallimento, di ceffone in ceffone, ma sempre lì, lì nel mezzo, finchè ce ne hai vai, stai lì cantava Ligabue… Cacchio, ma se perdiamo da quindici anni ci sarà ben un responsabile? Già ed ecco che, come da migliore tradizione di scuola media inferiore e superiore, spunta fuori il reprobo: l’assente.

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