Archivi del mese: giugno 2010

Federalismo fai da te? Ahi ahi ahi

Entro la fine di giugno, gli abitanti dei comuni della Catalogna si pronunceranno sull’indipendenza della loro regione. Il referendum, consultivo e senza valore legale, è stato organizzato da un gruppo di associazioni il cui obiettivo è arrivare a una consultazione legale sulla nascita di uno stato catalano; si è già tenuto in 167 municipi, terminando con una vittoria netta del e una partecipazione di circa il 31% degli aventi diritto

La Catalogna è una provincia prospera che gode già delle competenze necessarie per gestire i suoi affari; perchè allora i suoi cittadini vogliono rompere il quadro statale? Cosa c’è che non va nell’autonomismo spagnolo? Quali lezione potrebbe trarre dalla vicenda il nostro paese, impegnato da qualche legislatura in riforme federaliste? Proviamo a fornire qualche risposta. Continua a leggere

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Nanourbanistica e grattacieli

Gli interventi che riempiono le cronache dei giornali romani di questi giorni riguardanti la costruzione di grattacieli a Roma sono stati tanti e, in alcuni casi, così autorevoli che aggiungere qualche cosa diventa difficile. Tuttavia il dibattito, se posto nei termini semplici “grattacieli a Roma, si o no?”, rischia di essere stucchevole. Molti, infatti, concorderanno che al centro di una città come Chicago i grattacieli sono perfetti, ma che lo stesso non si può dire in relazione alla periferia romana.

Si può discutere, naturalmente, dell’altezza adeguata dei palazzi o della loro più corretta localizzazione, ma l’impressione è che si parli di queste cose al fine di eludere i veri problemi connessi alla riqualificazione delle periferie della nostra città. Continua a leggere

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Capitan futuro, Frattini e i diritti globali

Non c’è stata crisi o catastrofe umanitaria internazionale degli ultimi anni che abbia turbato il Ministro Frattini più della pubblicazione dell’ultimo rapporto di Amnesty International. Eppure non sembrava così imprevedibile, agli occhi profani di chi legga i giornali con qualche assiduità, figuriamoci allo sguardo attento di chi comanda stuoli di feluche intenti a trasmettere notizie e informazioni da ogni parte del mondo sulla credibilità internazionale dell’Italia. La condanna dei respingimenti, delle norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, del trattamento delle comunità rom erano già state espresse, a più riprese,finanche  da organismi internazionali di cui l’Italia è parte. Perché sorprendersi allora? Ma, si sa, la miglior difesa è l’attacco. Continua a leggere

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A proposito di riforma della giustizia

La riforma delle intercettazioni è tornata in Commissione. Cercheranno il modo di far quadrare il cerchio, tra le motivazioni manifeste e quelle latenti, tra gli intendimenti degli uni e quelli degli altri. Vedremo cosa ne uscirà, se servirà a qualcosa, e a chi.

Prima di essere frenato dai suoi gerarchi, Berlusconi si è buttato lancia in resta sulle “grandi riforme”, tra cui primeggia – nella sua testa – quella della giustizia. Lasciamo perdere il merito, e stiamo al metodo, che si potrebbe definire “induttivo”.

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Parlare di Afghanistan (in Germania) e le guerre degli europei

Il Presidente della Repubblica tedesco non è una carica che ha l’importanza del corrispettivo italiano o, per meglio dire, che quest’ultimo è venuto assumendo da una quindicina d’anni a questa parte. In Germania, Costituzione formale e materiale, per questo aspetto, si assomigliano ancora molto. Le dimissioni di Horst Köhler, Bundespräsident in carica, improvvisamente rassegnate lo scorso lunedi, pertanto, non sono un fatto che sconvolge delicati equilibri politici o turba l’ordinato svolgersi della vita istituzionale del paese – come sarebbero, horribile dictu, quelle di Giorgio Napolitano per noi. Potremmo quindi ampiamente sorvolare su un fatto tutto sommato minore, o forse spendere qualche parola sulla possibilità che a succedere a Köhler potrebbe essere l’attuale ministra del lavoro Ursula von der Leyen, il che configurerebbe l’inedita – e dall’alto valore simbolico – situazione di due donne ai vertici dello Stato: Cancelliera e Presidente. No, vogliamo invece soffermarci su questa vicenda perché è di grande interesse, a nostro parere, ricostruire i motivi per cui tali dimissioni si sono prodotte. Motivi che portano in Afghanistan. Continua a leggere

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