Sotto il nuovo piano pullman, niente. Enclosure de noantri e circolazione turistica a Roma

Che a Roma la circolazione dei pullman turistici sia ingovernabile non è vero: è stato dimostrato ampiamente col piano del Giubileo (si veda, a questo proposito l’articolo del Corriere della Sera del giugno del 2009 riportato da Benedetto Marcucci il 2 luglio).

Il problema, messo così, potrebbe considerarsi risolto: si stava meglio prima. Mentre invece sorgono due domande. In primo luogo perché quel piano fu smantellato in tutte le sue componenti (e non solo: non si è andati avanti con i tram; sono stati inaugurati i pullman a due piani per soli turisti; dell’archeo-tram non si è sentito più parlare); in secondo luogo, perché non si è proposta più nessuna grande idea in proposito di trasporto turistico a Roma.

Lo smantellamento del piano del Giubileo, tra l’altro, è avvenuto anche con provvedimenti “minimalisti”, di cui era difficile accorgersi immediatamente, quando venivano adottati: segnaletica inadeguata; controlli inefficaci; apertura di parcheggi gratuiti vicino a quelli a pagamento (e pagati a caro prezzo dai romani, come quello del Gianicolo).

Insomma, la risposta semplice per cui si stava meglio prima – già si sa – sarebbe insufficiente. Per risolvere il problema non bisogna guardare solo al passato: di questo fanno parte sia la riforma che la controriforma, sia il piano del Giubileo che il suo smantellamento.

Per rispondere a queste domande bisognerebbe partire dall’aspetto meno commentato – almeno recentemente – del piano del Giubileo, vale a dire le “linee J”. Dietro quell’esperienza, che è stata fatta chiudere troppo in fretta, c’era, secondo me, un ragionamento molto intelligente. Roma vive di tante cose, tra cui anche il turismo, il che implica che gli stranieri a Roma devono essere fatti circolare. Questo banale dato di realtà può essere interpretato in due modi: una prima opzione è che i turisti sono i nemici dei romani e questi ultimi, per poterli far circolare, sono costretti a rinunciare alla propria mobilità. E’ questo che sembrano dirci tutti quelli che affermano che il turismo è il petrolio della città (il petrolio rende ricchi, ma inquina). Oppure, turisti e cittadini possono essere visti come potenziali alleati, sulla base di una interpretazione neanche troppo ardita dell’economia e dei servizi: cooperazione ed economie di scala.

Ora, con tanta gente da far circolare per il centro storico, tra forestieri e residenti, si può pensare a reti di trasporto che li servano entrambi e che siano migliori per tutti. Sfruttando, in questo modo, una tipica caratteristica delle reti logistiche: sono efficienti se i convogli non viaggiano mai vuoti e stanno fermi il minor tempo possibile. Ecco, le “linee J” rispondevano a questi principi. La soluzione trovata, peraltro, non era di aggravio per le casse comunali (a differenza di quanto, invece, avviene, ahinoi, con l’ATAC…).

Si dovette decidere, in occasione del Giubileo, se il trasporto turistico fosse o meno una prerogativa pubblica. Si decise che lo era e, sulla base dello spirito “liberista” di quegli anni, attraverso una gara, si assegnò il servizio alla gestione di privati. Roba da far vibrare di commozione anche qualche liberale d’Oltremanica, se non d’Oltreoceano.

Dietro il “mercatismo” delle “linee J”, tuttavia, c’era una politica che la sinistra non è più stata capace di realizzare di li in poi e, a ben vedere, neanche di pensare. Si è valorizzato il monopolio pubblico (la responsabilità pubblica di offrire servizi di trasporto) per aumentare l’offerta di servizi per tutti.

Tutto questo è stato smantellato. E, fatalmente, il trasporto di turisti è ridiventato prerogativa dei privati, delle loro imprese, dei loro standard. Chi è responsabile di scarrozzare i turisti da una parte all’altra della città? Le ditte private di trasporto. Certo, c’è anche il servizio dell’ATAC, che però è così poco allettante per i gli stessi romani che gli stranieri, se possono, lo evitano.

Si è così proceduto, permetteteci un’autocitazione, a un’altra “enclosure de noantri”. Dalla valorizzazione di una rendita pubblica, si è ritornati all’uso di beni pubblici per la realizzazione di interessi privati. Cioè i pullman turistici usano lo spazio pubblico della città per trasportare loro i turisti, incamerando il pagamento del servizio. Sicuramente pagano qualche cosa in termini di permessi, ma nessuno sa dire quanto questo compensi il disagio dei cittadini. I turisti hanno un servizio mediocre.

Il tutto, con un livello di efficienza sicuramente minore rispetto a ipotesi alternative. In primo luogo, si viola il principio per cui i mezzi devono circolare il più possibile e pieni: i pullman turistici – come è ovvio – sono per la maggior parte del tempo vuoti e fermi in attesa (a meno che non si voglia far vedere la città solo dall’interno di un autoveicolo). Poi, andrebbe ricordato che il problema non c’è solo in relazione ai posti per il parcheggio, ma anche quando circolano. Anzi, più parcheggi “a breve” fai, più crei incentivi per il loro spostamento. E il nuovo piano pullman, su questo la dice lunga: le aree di sosta breve sono aumentate.

Tutto ciò è avvenuto da dopo il Giubileo in poi, con progressivo peggioramento fino all’apoteosi del nuovo piano pullman. I racconti da fare sarebbero tanti – ma qualsiasi romano che vive o lavora in centro o, che ci passa per qualche motivo, si sarà sicuramente accorto della prepotenza con cui i cosiddetti “bisonti della strada” occupano lo spazio di tutti a beneficio privato. Abbiamo dovuto poi assistere a varie beffe: alle “linee J”, che erano per tutti, si sono sostituiti i pullman a due piani scoperti. La cosa ci venne ammannita come la reintroduzione un po’ romantica della linea 64 a due piani, che tanto ci divertiva quando ci andavamo da bambini. In realtà, come è bene raccontato nel libro “La presa di Roma”, la realtà è tutta diversa. A iniziare dal fatto che nessun romano prende quelle linee come si prendeva il 64 a due piani (negli anni ‘60, quando anche la RAI in Bianco e Nero era tutta un’altra cosa…), semplicemente, perché quelli sono servizi solo per turisti…E, a proposito di efficienza, ultimamente alcuni hanno anche messo in questione la sostenibilità economica di questo tipo di attività, almeno nel caso del servizio offerto dall’ATAC.

Una delle novità del piano è che si è deciso un tetto di 300 pullman al giorno. Non è dato sapere in base a quale calcolo questa cifra sia stata definita. Comunque, se si guarda il piano, ci si accorge che tale limite vale solo per i permessi giornalieri. I trasportatori abituali potranno fare l’abbonamento. Quindi, il principio criticabile del tetto (che implicherebbe l’imposizione a un limite allo sviluppo di una parte del turismo), di fatto viene aggirato dalla stessa normativa che lo introduce. L’aumento delle contravvenzioni – che ricalca quanto avveniva durante il Giubileo – è un fatto sicuramente importante: fino ad oggi conveniva rischiare qualche multa piuttosto che pagare i parcheggi a pagamento. Ma, a parte le multe, non c’è molto altro, visto che il titolare di abbonamento che contravviene alle regole avrà un revoca temporanea del permesso con possibilità di utilizzare esclusivamente – durante il periodo di sospensione – permessi giornalieri (così recita il sito del Comune). Insomma: se sbagli paghi. Sacrosanto. Anche se sono in molti ad avere l’impressione che l’efficacia dei controlli del traffico lasci molto a desiderare a Roma…

Insomma, il nuovo piano pullman, sostanzialmente fotografa l’esistente, ma con un modo in cui c’è tutto lo spirito dell’attuale amministrazione. Con l’ultimo centro-sinistra romano valeva il principio che “l’ipocrisia sia l’ancella della virtù”: dicevi, che so, di sostenere il trasporto su ferro mentre lo affossavi con scelte insediative opposte. Ora, riconosciuta la realtà, la si perfeziona: se i principi giusti vengono applicati male, peggio per i principi. Al centro di Roma i pullman sono troppi? Non cerchi di diminuirne l’accesso, erodi i pochi spazi disponibili per fargli posto.

Alla fine, se ci si chiede che cosa è successo con il nuovo piano pullman, la risposta è: Niente. Alla domanda di come sia stato possibile la controriforma di quanto avvenuto con il Giubileo e perché non siano venute fuori nuove idee su come gestire la circolazione dei turisti a Roma… be’, sembra che ci sia stata una sorta di applicazione bipartisan del meccanismo di scambio di rendite a fini di politici. E quando c’è la rendita, per definizione, il guadagno è solo dei rentiers. E per lasciarli prosperare, le idee innovative vengono messe da parte, con buona pace degli innovatori…

(Andrea Declich)

POSTILLA: IL PIANO DEL GIUBILEO


 
Come è ben illustrato nell’articolo del Corriere della Sera del giugno 2009 (vedi sopra, il riferimento), il piano piano pullman per il Giubileo è stato l’unico che abbia funzionato. Fu ideato dall’allora vice-sindaco Tocci e venne studiato anche dagli amministratori parigini. Quel piano si basava su tre semplici cardini:
 
1) furono istituite le linee J che non effettuavano trasporto turistico ma trasporto urbano nei punti di interesse turistico. Le linee erano intera- mente gestite da privati, non c’era sosta in doppia fila e, aspetto fondamentale, senza spesa di gestione per il Comune;
2) fu impedito l’accesso al centro per i bus, realizzati parcheggi a pagamento e chiusi quelli gratuiti;
3) fu consentito, solo per l’anno giubilare, di aumentare le sanzioni, con multe salate e introducendo i «ganascioni», misure mai più reiterate.

13 commenti

Archiviato in economia, Roma, urbanistica

13 risposte a “Sotto il nuovo piano pullman, niente. Enclosure de noantri e circolazione turistica a Roma

  1. Riccardo Pennisi

    Complimenti per l’articolo molto documentato e preciso. Tenere i bus turistici fuori dalla zona urbana dovrebbe essere la base di qualsiasi piano in una città come Roma, nelle cui strade nemmeno le Smart riescono a muoversi.
    Condivido il giudizio negativo: non cambia nulla. Passiamo da una situazione di anarchia senza regole a una situazione di anarchia con regole (non rispettate). Ecco come si presentava Piazza Santa Croce in Gerusalemme oggi: http://www.degradoesquilino.com/2010/07/cosi-funziona-il-piano-bus-a-santa-croce.html.

    Inoltre, questo piano deriva da una concezione antiquata del turismo e dell’uso della città: i turisti sono grupponi che arrivano in pullmann, devono essere scaricati davanti ai monumenti, fare quattro foto e tornarsene in albergo. Nessun valore aggiunto per la città, ma al massimo per qualche albergatore o noleggiatore.

    A questo punto ci dobbiamo chiedere: il Comune che autorizza 300 pullmann al giorno a entrare nel centro storico, più tutti quelli che pagheranno il permesso di due ore, agisce in buona fede perchè pensa di far rispettare il piano, o agisce in mala fede consentendo nei fatti che le nuove regole non siano applicate, accontentandosi di quattro soldi dai permessi? È proprio questa la svendita di suolo pubblico a servizi privati, e il “niente” è quello che ne guadagnerà la cittadinanza.

  2. Nella gestione dei pulman turistici probabilmente il comune segue la sua linea generale di gestione dei trasporti a Roma: produrre vantaggi immediati per alcuni operatori economici, senza alcun interesse sugli impatti che questo ha sulla città (sui cittadini, sul funzionamento delle infrastrutture e delle reti di servizio, sull’economia stessa della città).

    E allo stesso tempo questa “linea generale” implica che qualsiasi forma di innovazione sia scartata quasi per principio o resa “irrilevante”: basti pensare all’uso del Tevere (il trasporto sul fiume che aveva avuto qualche sviluppo è stato ormai totalmente abbandonato) e all’uso delle biciclette: nessun nuovo percorso, piste in stato di abbandono, nessun tipo di raccordo con il trasporto pubblico, e riduzione a un’esperimento irrilevante per la città nella sua dimensione delle iniziative di “sharing”.
    L’assoluto disinteresse per l’innovazione (e soprattutto per il rapporto tra innovazione e città) è anche al centro delle iniziative di facciata sull’architettura: si invitano pochi vecchi architetti e si fanno parlare, ma poi nelle nuove aree di insediamento non si promuove nessuna innovazione, non si recupera (e non si rinnova) l’edificato e il territorio urbano degradato, non si sfruttano le possibilità e le opportunità connesse alle poche grandi costruzioni degli ultimi anni (es. asse Foto Italico – Auditorium).
    D’altra parte questa città avrebbe ormai smesso di essere sui giornali stranieri, se non fosse per l’unica grande novità dell’ultimo biennio: l’aumento esponenziale dei casi di violenza e di aggressione

  3. Marco Palombi

    molto interessante…io abito nei pressi della stazione FR3 ipogeo degli ottavi dove recentemente nel parcheggio sono stati tolti alle auto circa 50 posti che sono stati perimetrati con strisce blu e destinati ai pulmann…ho pensato “bene i numerosi turisti che alloggiano negli alberghi lungo le via Cassia e Trionfale verranno accompagnati alla stazione ed entreranno a Roma con il treno, in questo modo meno pulmann che intaseranno la mobilità in città…tuttavia ad oggi non ho visto ancora nessun pulmann parcheggiato…

    • andrea

      Be’, gli incentivi vanno nella direzione opposta, quindi non mi stupisce che questo avvenga. Una cosa simile succede non sulla Cassia, ma in via Gregorio VII, dove c’è un parcheggio per pullman (a pagamento) non utilizzato. Per anni i pullman si sono messi in quello gratuito aperto durante la giunta Veltroni in Via delle Fornaci (dopo la chiusura voluta dal piano per il giubileo), cioè molto più vicino a S. Pietro. Dopo pressioni del comitato di quartiere, quel parcheggio è stato chiuso, ma le soste selvagge continuano (meno fastidiose per gli abitanti del quartiere, ma probabilmente per i mal capitati di altri quartieri). Mi immagino che il parcheggio alla stazione della FM3 non lo usi nessuno. Perché lasciare succulenta clientela alle ferrovie regionali?

      • MArco Pelagatti

        E ora, per buona pace di qualche “influente” residente vicino al parcheggio di via delle Fornaci li e’ tutto vuoto (un parcheggio per almeno 50 bus) e il famoso parcheggio di grgorio VII (oramai gratuito) e’ stracolmo di 60/70 bus tutto il giorno. Motori accesi accanto alle case e clacson a tutto spiano… senza controllo. A Roma i problemi si spostano non si risolvono. In piu’ il PARKING GIANICOLO e’ completamente deserto.. Un saluto

    • MArco Pelagatti

      ti credo che sono tutti vuoti.. Vengono a parcheggiare tutti sulla Gregorio VII a Largo Micara. potrebbero essercene 35 ogni giorno ne sostano in doppia, terza fila almeno 60 con motori accesi tutto il giorno e la notte.. E la Polizia Municipale sta a guardare.. Ne ho da raccontare del nuovo piano bus turistici. Evidente che la lobby delle societa’ di bus e’ molto forte..

      • andrea

        Il fatto è che i parcheggi per i pullman non dovrebbero essere gratuiti – come peraltro non lo sono per le automobili private, visto che ci sono le strisce blu -. La presenza dei pullman è un fatto prevedibile e bisogna decidere dove indirizzarli. Con il piano giubileo il principio era chiaro, le soluzioni anche e gli effetti furono positivi. Il parcheggio di Largo Micara, che all’epoca era grande il doppio, non costituiva un problema per i residenti. All’epoca era a pagamento ed era una seconda scelta rispetto a quello del Gianicolo. In teoria, è stato a pagamento fino a prima del piano pullman. Ma essendoci tante alternative gratuite, nessuno ci andava. Il problema del parcheggio delle Fornaci non era che i pullman stessero fermi li: piuttosto era che strabordavano e giravano all’impazzata per un quartiere dove non c’è, per ragioni fisiche, un adeguato accesso e sufficiente spazio per tutti. Il problema di quel parcheggio era che attirava molto più di quanto potesse accogliere. Inoltre, fatto non secondario, quel parcheggio era gratuito e faceva concorrenza sleale a quello del Gianicolo e a Largo Micara. Ma non se ne esce: il problema va gestito con un punto di vista generale. E la grande infrastruttura del Gianicolo dovrebbe funzionare. Ma a Roma si regala tutto a certe categorie e a pagare sono i residenti. Contro il parcheggio delle Fornaci e i connessi svantaggi ci sono state raccolte di firme dei residenti; la sua necessaria chiusura non è stata frutto dell’interesse di qualche residente influente, che pure sembra ci sia, ma che prima delle proteste dei cittadini non si era fatto sentire (l’invasione dei pullman è durata svariati anni…).

  4. Luigia Mirella Campagna

    Credo anch’io che il problema sia varare un piano pullman che funzioni, sul modello di quello che fu già sperimentato con successo durante il Giubileo 2000. Sono il presidente dell’associazione dei residenti Roma San Pietro e posso dire che dal 1998 ci occupiamo del tema “circolazione e sosta dei bus turistici”. Non posso dire, invece, che l’amministrazione capitolina abbia trovato una soluzione complessiva ad un problema così cruciale per una città come Roma, a forte vocazione turistica e con un polo religioso di importanza mondiale. La nostra associazione non vanta purtroppo residenti “influenti”, come Marco Pelagatti ha supposto; questo significa che spesso i risultati da noi raggiunti con l’impegno di tutti (raccolte firme, assemblee pubbliche, manifestazioni) non sono affatto certi nel tempo…in assenza di un piano generale cui far riferimento, l’amministratore di turno cambia le regole e si ricomincia da capo.
    Con riferimento all’ultimo Piano Pullman approvato dal Comune di Roma, la nostra associazione si è affiancata al parcheggio “Gianicolo” nel chiedere alcune correzioni al Piano. In particolare, si chiede che venga riconosciuto allo stesso parcheggio “Gianicolo” – all’uopo costruito, tra molte polemiche – un ruolo di coordinamento dei pullman turistici che transitano e sostano nella zona San Pietro-Porta Cavalleggeri-Gregorio VII e zone limitrofe. La struttura ha le dimensioni e le competenze per farlo. Invito pertanto le associazioni dei residenti eventualmente presenti nei quartieri citati a coordinarsi tra loro, con l’obiettivo di sollecitare l’adozione di un Piano Pullman in grado di risolvere il problema in senso favorevole per tutti: residenti di tutti i quartieri, turisti, operatori economici.

  5. Pingback: A proposito di Nimby e grandi opere: il terminal del Gianicolo « Italia2013

  6. Bellissimo e interessante articolo.

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