Stessa spiaggia, stesso mare

Gli ultimi giorni agostani coincidono, tradizionalmente, nel nostro paese, con “la ripresa del corso politico” (come si dice in gergo). Quest’anno la novità è segnata dalla ricomparsa del nobile genere dell’epistola politica, pur se nella forma della “lettera al direttore” di quotidiani di grande tiratura. Le note di Veltroni e Bersani hanno fatto sensazione, e politici e politicanti del centrosinistra sono lì impegnatissimi a discuterne e a “posizionarsi”. Buon motivo per parlare d’altro, verrebbe da pensare. Ma è pur sempre ancora agosto: e allora concediamoci anche noi il lusso di fare un po’ di chiacchiera, prima di tornare a dedicarci a cose serie. Non è un pregiudizio o un vezzo snobistico, il nostro: sia chiaro. Il problema, semmai, è che sotto il sole non c’è nulla di nuovo. Nulla che già non sapessimo, nulla che già non ci avesse annoiato, nulla che già non si sia rivelato impraticabile, irrilevante, sbagliato. Proviamo ad analizzare brevemente i due scritti.

Nella missiva di Veltroni c’è la sua personale ossessione bipolarista e maggioritaria, la retorica “ma-anchista” (davvero curiosa ai tempi dei licenziamenti per rappresaglia), ma non uno straccio di analisi e autocritica sul quasi-ventennio berlusconiano, sul modo per uscirne e sulla direzione da prendere. Il paese va sempre solo “modernizzato” contro la “difesa dell’esistente”; la democrazia deve essere “decidente” e  “veloce”. Ma abbiamo davvero vissuto in un paese “fermo”? Davvero Berlusconi è “l’anomalia del bipolarismo” o è stato la migliore incarnazione della logica da amico-nemico per cui si sta “o di qua o di là”? E in cosa consisterebbe “la vera innovazione riformista” di cui l’ex sindaco di Roma parla? L’uso di questa retorica vuota, stantia non è un dettaglio: questa retorica “riformista” (non ci stancheremo di ripeterlo in questo blog) è parte integrante di questo osceno quindicennio che abbiamo alle spalle. È una delle espressioni massime della crisi politica e culturale che attraversiamo, è l’esempio supremo del conformismo e della pochezza culturale di un’intera “classe dirigente progressista” che non ha più nulla da dire e che non sa guardare in faccia al proprio fallimento. Il berlusconismo non è “fuori”, non è “l’altro”: berlusconismo vuole dire innanzitutto che il nesso tra le parole e la realtà è saltato. E “riforme” – insieme a “libertà” – è la parola che meglio rappresenta tutto ciò.

E attorno a un’altra “parola magica” ruota tutta la lettera di Bersani: il nuovo “Ulivo”. Colpisce davvero l’entusiamo di tanti Berufspolitiker nostrani, che fanno dell’opzione per la “ragion politica” la loro stella polare, contro le suggestioni del “poeta” Nichi Vendola. Non si rendono conto di reagire come incantati di fronte a una parola-feticcio, che evoca in loro chissà quali sublimi emozioni. Sembrano la variante positiva dei cavalli di un capolavoro del cinema, che imbizzarriscono non appena sentono pronunciare “Frau Blücher”! Ma chiediamoci: cosa vuol dire “Ulivo”? Siamo sicuri che davvero evochi solo bei ricordi? Ma non è fallita anche quell’esperienza? Certo, meglio dell’Unione lo è stato, perché Ministro della Giustizia era Giovanni Maria Flick e non Clemente Mastella, e al posto di Fioroni c’era Berlinguer. Ma proprio la disastrosa esperienza, ad esempio, delle “riforme” che traevano impulso da un uomo appassionato e intelligente come quest’ultimo, dovrebbero indurre a riflettere criticamente sui limiti anche di quella stagione. E ancora: non si disse che mai più si sarebbe dovuta presentare la situazione in cui maggioranza parlamentare e formazione di governo non coincidessero esattamente? Che significa, dunque, l’ipotesi di un’ulteriore “Alleanza democratica”? Il ragionamento sta in piedi solo se davvero si pensa che di fronte incomba un autentico pericolo autoritario. E allora perché non imbarcare anche Fini? E molto altro si potrebbe aggiungere, ma fermiamoci qua.

Insomma, vuota retorica veltroniana e vuote formule tattiche d’alemian-bersaniane: siamo sempre lì. Si dividono solo su una cosa: maggioritario o proporzionale.  Ossia: Juve o Toro, Lazio o Roma. Ma i nodi che la “sinistra” italiana non è riuscita in quindici anni a sciogliere non vengono neanche lontanamente presi in considerazione. Come si fa una politica emancipatrice con gente che partecipa al Family day? Come si immagina la politica estera dopo il fallimento delle “guerre umanitarie” e dalla nuova strategia “universale” della Nato? Come si affronta la questione del modello di sviluppo con  i nuclearisti, con i fanatici pro-Tav e con i profeti della “crescita”?E l’immigrazione con gli agitatori del “problema sicurezza” (che non sono affatto un’esclusiva delle destre)? E la questione di fondo, forse: come si ricostruisce la possibilità di un rapporto virtuoso tra impegno politico dal basso, selezione di una classe dirigente fatta di persone competenti e carismatiche ed elaborazione intellettuale all’altezza e “a ridosso” dei problemi?

Insomma, consumata la lettura delle epistole, si ha la sensazione che bastassero, al loro posto, due semplici cartoline, come meglio si addice alla stagione estiva. Per rassicurarci, casomai fossimo in pensiero, che tutto va bene e che presto ci rivedremo. Come sempre…

(Jacopo Rosatelli)

Lascia un commento

Archiviato in sinistra

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...