Questa volta si può fare

Visti gli avvenimenti di questa estate è lecito pensare che la prossima primavera ci saranno elezioni anticipate. E’ già iniziato il dibattito nel centrosinistra su come vincerle, vale la pena allora fare un ripasso ragionato su come si sono perse le elezioni dal 2008 ad oggi e su quali sono i fattori cruciali a cui guardare per capire quale campagna elettorale fare, su quali temi puntare e quale coalizione formare.

1. Questo blog nacque sull’idea che le elezioni politiche del 2008 fossero state l’anno zero della sinistra: la sinistra radicale era scomparsa dal parlamento, il “modello Roma” era finito portando per la prima volta la destra radicale al Campidoglio (qui la nostra analisi), il PD aveva perso le elezioni. E’ doveroso partire da una precisazione: la sconfitta del 2008 è stata la più pesante della seconda repubblica. La distanza tra la coalizione di Berlusconi e quella che sosteneva Veltroni fu di 9,26 punti alla Camera (qui i risultati completi). Nelle elezioni del 2006, sempre alla Camera, il centrosinistra vinse per alcune migliaia di voti di scarto. Nel 2001 l’Ulivo arrivò solo a due punti e mezzo di distanza dalla destra e se si fosse alleato con l’Italia dei Valori avrebbe vinto le elezioni. Nel 1996 l’Ulivo aveva vinto soprattutto grazie alla desistenza con Rifondazione e alla separazione tra Lega e centrodestra. Ma attenzione: anche le elezioni del 1994, che vengono ricordate come una Caporetto, videro una distanza tra centrodestra e Progressisti minore rispetto a quella del 2008. Ci fermiamo qui per tenere conto solo delle tornate elettorali in cui si confrontavano due coalizioni principali per il governo del Paese. Perché, anche se la legge elettorale è cambiata, il principio dal 1994 ad oggi è sempre lo stesso: non importa tanto quanto prende il tuo partito, quanto piuttosto se la tua coalizione risulta maggioritaria. E a questo proposito il 2008 fu una catastrofe senza precedenti, che molti elettori del centrosinistra hanno pagato personalmente.

2. L’ “anno zero” non era tanto il risultato della forza del centrodestra quanto di un crollo del centrosinistra.  Nell’analisi di quelle elezioni evidenziammo alcuni elementi importanti: la crescita notevole dell’astensionismo di sinistra, soprattutto tra chi aveva un elevato titolo di studio ed era nato dopo il 1965; lo spostamento dal centrosinistra al centrodestra di elettori “marginali” socialmente come le donne meridionali disoccupate; la scarsa novità dell’elettorato del PD, che aveva beneficiato del “voto utile” da parte di ex-elettori della sinistra radicale e che raccoglieva voti soprattutto negli over-55, delle regioni rosse, impiegati pubblici e residenti in comuni dove negli anni ’70 vinceva il PCI. La coalizione di Veltroni era andata male soprattutto tra le donne e i lavoratori dipendenti a basso reddito. Chi voglia fare un’analisi ragionata di quella tornata elettorale e valutare la distanza tra la strategia messa in campo dalla segreteria del maggiore partito del centrosinistra e i numeri appena esposti può aiutarsi leggendo il testo completo del discorso del Lingotto tenuto da Walter Veltroni alcuni mesi prima delle elezioni.

3. Anche le recenti elezioni regionali hanno confermato questo quadro. Come scrivemmo allora, il centrodestra a livello nazionale aveva migliorato di poche migliaia di voti il suo disastroso risultato del 2005: solo in Campania e Calabria c’era stato un spostamento di voti dal centrosinistra al centrodestra mentre in Lazio e Piemonte la coalizione di Berlusconi aveva conquistato la presidenza raccogliendo meno voti del disastroso risultato di 5 anni prima. Il centrosinistra aveva perso in giro per l’Italia più di 3 milioni di voti. Non avevano scelto né il centrosinistra né il centrodestra più del 40% degli aventi diritto al voto: sarebbe bastato recuperare un decimo di questi elettori per ribaltare il risultato.

4. Perché il punto è esattamente questo: non è vero che l’Italia è un Paese di destra, perlomeno non negli ultimi dieci anni. Come ha dimostrato Lorenzo De Sio, ricercatore presso l’Istituto Universitario Europeo, sia nel 2001 che nel 2006 l’area del centrodestra e quella del centrosinistra avevano raccolto più o meno lo stesso numero di voti. Le alleanze e la legge elettorale avevano fatto la differenza. E’ nel 2008 che la distanza diventa di più di 4.300.000 voti. Meno di un milione di voti era passato dal centrosinistra al centrodestra mentre ben 2.200.000 persone che avevano votato Prodi nel 2006 avevano scelto di non votare.

5. Perché lo avevano fatto? Per diversi motivi: scarso senso di efficacia della politica e sfiducia verso i partiti; giudizio critico sulla politica economica e del lavoro del governo Prodi; antiberlusconismo; scarsa fiducia nel candidato Veltroni, soprattutto per la capacità di capire i problemi della gente comune. Il primo fattore cruciale per le prossime elezioni politiche è quindi recuperare questi elettori che si sono astenuti nel 2008 e che hanno continuato a farlo anche nelle regionali del 2010. E’ un serbatoio considerevole di voti che può aiutare a ribaltare il risultato in favore del centrosinistra.

6. Un altro punto cruciale è l’importanza degli elettori “marginali”, evidenziata anche nel bel libro di Domenico Fruncillo sulle elezioni del 2006 e del 2008. Si tratta delle donne, di chi fa mestieri precari, di chi non ha elevati livelli di istruzione e non vive nelle aree più dinamiche del Paese. Sono loro, piuttosto che un fantomatico “centro moderato”, a decidere le elezioni in Italia secondo Lorenzo De Sio. Sempre secondo Fruncillo l’area del Paese più mobile elettoralmente è il Sud: è in Campania, in Sicilia o in Puglia che si giocherà una parte importante del risultato elettorale, soprattutto per il Senato. Ma come si conquistano questi elettori? Una volta una coalizione larga poteva bastare: i risultati delle regionali dimostrano però che si può perdere con una coalizione che include l’Udc (vedi il Piemonte) e si può vincere con una coalizione di partiti deboli e senza Udc, come è successo in Puglia. In questa regione, caso piuttosto raro, l’astensione colpisce il centrodestra mentre il centrosinistra prende più voti che nel 2008.

7. Per vincere le elezioni sono sì cruciali la scelta del candidato e la consapevolezza della propria coalizione sociale (quale parte di società di vuole rappresentare) ma anche la scelta dei temi, delle priorità della propria proposta politica. Esiste quello che gli studiosi, americani e non solo, chiamano “issue-priming”: si tende, per esempio, a fidarsi del centrodestra se l’argomento che ci sta più a cuore è la sicurezza o la criminalità, mentre i temi economici privilegiano il centrosinistra. E qui sta un altro grande elemento di speranza per il centrosinistra. Come dimostrano le analisi di Ilvo Diamanti, i temi che gli elettori italiani ritengono più importanti sia per loro che per il Paese sono: “far pagare le tasse a tutti”, “rispetto dell’ambiente e della natura”, “più opportunità di lavoro”, “libertà di informazione”, “distribuire meglio la ricchezza”.

Insomma, gli elettori potenziali ci sono e si preoccupano di temi che dovrebbero essere più consoni ad una coalizione di centrosinistra. Un’occhiata alla media dei sondaggi degli ultimi giorni ci dice che le due coalizioni (PDL-Lega da una parte, PD-Idv-Sel-Federazione della Sinistra dall’altra) sono piuttosto vicine. Ma è soprattutto guardando a quanto detto sopra che ci si può dire che questa volta, come diceva un personaggio di Frankestein Junior, “si può fare”. A patto di riflettere sui temi giusti, non lasciarsi distrarre da discussioni vecchie di 15 anni e magari non compiere errori già commessi in passato.

(Mattia Toaldo)

7 commenti

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7 risposte a “Questa volta si può fare

  1. Concordo su tutto, ma ho delle perplessità sull’ultimo paragrafo: le distanze non sono affatto brevi. Da un lato abbiamo un’alleanza già fatta PDL-Lega-LaDestra che sta oltre il 40% , dall’altra non c’è nulla. Una coalizione Pd-IdV-Sel è da costruire, se poi la si vuole allargare anche a Fed. Sinistra, Verdi e PSI diventa assolutamente improbabile. Intanto la Fed. Sinistra ha deciso di non voler cmq entrare in un governo di centrosinistra e quindi mi chiedo che senso avrebbe prenderli in una coalizione… E poi la strategia del PD di apertura all’UdC taglia fuori l’IdV (e anche 5stelle). Infine non si è ancora capito bene che faranno Casini, Rutelli e Fini.

    Ad oggi io la vedo così: si va a votare con la legge attuale perché non c’è accordo su come modificarla; alla Camera vincono PDL+Lega e prendono il 60% dei deputati; al Senato non vince nessuno con PDL+Lega che vincono al Nord, PD e alleati che vincono nelle regioni rosse, centristi che vincono al sud. Un Parlamento bloccato scioglie de facto tutte le alleanze elettorali e si apre la possibilità di fare un governo di coalizione in stile prima repubblica.

  2. Zorzo

    il riferimento al “discorso del lingotto” è sublime….
    la vittoria però non è solo un problema di “contenuti” ma anche di credibilità: credibilità personale e credibilità istituzionale. In Italia c’è scarsità dell’una e dell’altra.

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