Milano, Italia: quando la caccia al Rom serve a parlare (male) ai ceti popolari

“Roma Libera” chiedono i manifesti di un consigliere comunale romano del PDL. Dal traffico e dalla precarietà? Macché: libera “dai campi abusivi Rom”. Il consigliere in questione è un ammiratore del presidente Sarkozy e, oltre a rivendicare i “successi” della giunta Alemanno nel settore dell’immigrazione, è sulla stessa lunghezza d’onda dei suoi colleghi milanesi. Sarkozy, Moratti, Alemanno: tre leader di destra in difficoltà, che non trovano risposte alla crisi economica e che si accaniscono contro i Rom per far risalire un po’ i propri consensi. Vale la pena capire quale battaglia culturale sta combattendo questa destra e perché, finora, la sinistra è rimasta senza parole.

1. Come spiega Alessandro Coppola in un articolo su Rassegna.it, a Milano la destra gioca su più tavoli con un obiettivo preciso: aumentare le cause di quella stessa paura che poi le farà vincere le elezioni. Per esempio facendo chiudere i negozi prima e quindi rendendo più deserte e più insicure le strade. O peggio ancora, non facendo alcun lavoro di integrazione sugli immigrati, rendendoli più marginali e quindi più facilmente contigui con i circuiti criminali o anche solo più “arrabbiati” contro gli italiani. Chi voglia capire come sarà Roma dopo la cura Alemanno può farsi un giro per la Milano governata dalla destra dal 1993.

2. Il casus belli milanese riguarda le case popolari. Nello sgomberare un piccolo campo abusivo l’assessorato ai servizi sociali aveva concordato – anche con il ministero degli interni leghista – di trasferire alcune famiglie in degli alloggi pubblici. Apriti cielo: avrebbero “tolto case agli italiani” e quindi non se ne fa nulla perché i partiti di centrodestra in consiglio comunale minacciano di sfiduciare l’Assesore. Il risultato sarà l’ennesimo sgombero senza soluzioni alternative, per cui i Rom torneranno a stabilirsi abusivamente da qualche altra parte. Ci sarà un nuovo quartiere “terrorizzato”, un nuovo sgombero, nuova intolleranza, nuovi consensi per la destra. Una parte politica che, però, si dimentica di dire che le “case agli italiani” le tolgono proprio le sue politiche economiche: quante regioni e quanti enti locali potranno ancora permettersi di fare politiche per la casa dopo i tagli draconiani di Tremonti?

3. Anche ieri uno sgombero a Roma, nella zona di Tor di Quinto. Il motivo era il “racket delle baracche”, affittate anche a 200 euro al mese. I campi Rom sembrano l’unico posto dove la destra ci tenga alla legalità: lo sgombero avviene nello stesso giorno in cui si negano, con un voto parlamentare, le prove per processare un ex sottosegretario in odore di camorra. Perché il nodo è proprio questo: non si tratta di essere “buonisti” con i Rom, ma di far valere le stesse regole per tutti. E in Italia le regole valgono solo per i più deboli. La Germania  non ha meno Rom di noi, semplicemente li tratta in maniera diversa e ne ricava minori problemi. Sempre in quel Paese il primo ministro che portò alla riunificazione ebbe la carriera stroncata da un caso di piccola corruzione che qui non sarebbe neanche finito sui giornali. Non è vero che la cultura Romanì è più propensa al furto o allo sfruttamento minorile. Non è un fattore culturale come si dice: pochi lo sanno ma ci sono “zingari” che hanno servito nell’esercito italiano e che in alcuni comuni italiani lavorano nella polizia muncipale. A determinare certi comportamenti è non solo la marginalità sociale ma i forti incentivi all’illegalità presenti in questo Paese.

4. Tornando a Milano, vale la pena di tenere gli occhi aperti su quello che succederà lì nelle prossime settimane. Per la prima volta da una generazione (il 1993 era ben 17 anni fa) il centrosinistra ha delle ottime chance di vincere e con degli ottimi candidati. E’ per questo che la destra ha paura ed alimenta la paura per vincere. Soprattutto, vale la pena di tenere gli occhi aperti su Milano per smetterla di dire la solite banalità sul Nord. La conclusione migliore la tira proprio Alessandro Coppola nel suo articolo:

“La destra, al nord, e’ leghista. Ma leghista in modo nuovo.  Mentre la sinistra appare ancora attardata su una lettura ormai datata della questione settentrionale. Che, oggi, e’ fatta tanto (e sempre di piu’ ) dalle vittime della modernizzazione che dai suoi protagonisti. Non si tratta solo di rivolta fiscale delle piccole imprese, ma sempre di piu’ del timore (e la realta’) del declassamento da parte di settori sociali consistenti del nord metropolitano. Il Partito democratico dovrebbe quindi ripassarsi un po’ di storia recente di Europa e Stati Uniti: quella della politica della paura – del ghetto e della banlieue – e della fuga dei ceti popolari verso la destra. Questo servirebbe ad aggiornare il punto di vista di gruppi dirigenti che – nonostante alcune ottime eccezioni, soprattutto fra gli eletti piu’ giovani – sono spesso antropologicamente impreparati a rispondere alla politica della paura.”

(Mattia Toaldo)

6 commenti

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6 risposte a “Milano, Italia: quando la caccia al Rom serve a parlare (male) ai ceti popolari

  1. Politica della paura che inizia ad andare per la maggiore in Europa, vedi in Belgio, Olanda, Svezia.

    Politica identitaria, islamofoba e alla fine, come questo blog rilevava qualche tempo fa per il caso Sarrazin, anche un certo antisemitismo.

    Questa “cultura” ha un suo network ormai ben rodato, col mio blog mi ci scontro ogni giorno.

    Manca invece del tutto in Italia un network che vi si opponga. E’ una grave carenza culturale che si ripercuote pesantemente a livello politico.

    Guardate cosa succede ad Adro, per dirne una.

    • Alessandro Coppola

      Sono assolutamente d’accordo su quanto dice Lorenzo riguardo al Network. Ci vuole un network contro l’estrema destra – lega e settori del pdl – che promuova campagne mirate….

  2. Valerio

    L’islafomobia della lega e dell’amministrazione milanese sta creando danni di lungo periodo.

    Come può una città moderna e internazionale come Milano impedire la costruzione di luoghi di culto per una delle sue comunità religiose più grandi?

    Con questo clima l’integrazione diventa quasi impossibile, e si rischia di passare da una società interculturale (le differenze permettono una sintesi) a una multiculturale (le differenze sono tollerate, ma spesso sottolineate) fino ad arrivare all’imposizione di una società monoculturale (Padania a noi!).
    Drammaticamente il modello è lo stesso che portò alla teorizzazione della grande Serbia e al crollo del’ ex Jugoslavia. Non cent’anni fa e non a mighliaia di chilometri.

    Spero che nella campagna elettorale milanese i candidati della sinistra abbiano il coraggio di prendere di petto questi argomenti. Non credo che facciano perdere voti. “Voglio una Milano europea, non provinciale, retrograda o medioevale”

    Quanto al Network, daccordissimo, secondo me si potrebbe cominciare con qualcosa di simile a “inchiesta sulla violenza fascista” quella serie di libricini stampati a inizio anni ’60 che raccoglievano e valorizzavano tutte quelle notizie poco pubblicizzate o negate dai grandi network.

    Oggi potrebbe servire far sapere in giro notizie come, per esempio, quella di quegli operai rumeni bruciati dai loro padroncini padani, per non pagargli lo stipendio.

    Valerio

  3. Valerio

    P.s.
    Ciao Alessandro, è tanto che non ci sentiamo….

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