La Germania e la fine della Terza Via

È certamente un caso, ma è piacevolmente curiosa la circostanza per cui nello stesso fine settimana il Labour sceglie un nuovo leader più a sinistra del blairismo, Ed Miliband, e il Partito socialdemocratico tedesco (SPD) sancisce definitivamente, con il Congresso straordinario di Berlino, il congedo dalla stagione del centrismo di Gerhard Schroeder. Nella speranza che l’intuizione sulla quale il nostro blog si fonda (ossia la fine della cosiddetta della Terza Via come ideologia fondante della sinistra maggioritaria europea) possa trovare conferma da ulteriori evoluzioni nel seno di altri partiti progressisti del Vecchio Continente, vediamo brevemente in cosa consiste il “ritorno a sinistra” della SPD.

Confortata da sondaggi che la vedono superare di nuovo la soglia del 30% (alle elezioni toccò l’abisso del 22%), con una dirigenza credibile e coesa, ben guidata da un segretario carismatico (Siegmar Gabriel) ma senza velleità da comandante-in-capo, e forte delle debolezze della coalizione democristiano-liberale al governo, la socialdemocrazia tedesca corregge, nelle risoluzioni votate dai delegati, gli errori degli anni scorsi. Errori che consistono, in breve, nelle politiche che hanno prodotto uno scontento diffuso fra i suoi elettori tradizionali, a partire dai lavoratori dipendenti. L’abbassamento dell’aliquota massima nell’imposta sul reddito, ad esempio: scesa al 42%, deve essere ora innalzata al 49% (per chi guadagna più di 100.000 euro all’anno), comunque inferiore al 53% cui ammontava prima che SPD e Verdi andassero al Governo. O l’eliminazione della tassa patrimoniale, da reintrodurre. O la timidezza verso gli introiti da capitale, che devono essere tassati oltre il 25% attuale. O, infine, l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni, la cui riconsiderazione critica è stata affidata ad un gruppo di lavoro che ci ragioni su nei prossimi mesi, con il compito di formulare una proposta dettagliata.

Colpisce, ascoltando l’appassionato discorso di Gabriel di fronte alla platea congressuale (per chi capisce il tedesco, ecco qua), che la dirigenza socialdemocratica sia consapevole della necessità di una vera nuova coalizione sociale capace di riportare la sinistra al Governo a Berlino. “I lavoratori dipendenti e le loro famiglie, la borghesia illuminata e l’intellettualità impegnata e critica”: questi i tre soggetti chiamati per nome nell’intervento del segretario generale. Chissà, forse categorie persino un po’ troppo tradizionali, ma che hanno il pregio (non trattandosi di un trattato di sociologia) di raffigurare qualcosa che indiscutibilmente esiste e che, effettivamente, rappresenta la base sociale perduta e da riconquistare. La base rosso-verde che portò SPD e Grüne a vincere nel 1998, fatta di operai e impiegati organizzati nei sindacati, di insegnanti post-sessantottini, e della borghesia ecologista e cosmopolita che vive nei quartieri come il berlinese Prenzlauer Berg o in città universitarie come Friburgo.

A fronte di chiare correzioni di rotta programmatiche, dell’approfondimento della sensibilità ambientalista nell’impegno contro il prolungamento della vita delle centrali nucleari deciso dal Governo di Angela Merkel, e della consapevolezza con cui si indicano i soggetti sociali che si vogliono rappresentare, brillano per la loro assenza le elucubrazioni sulle geometrie delle alleanze. A questa italianissima specialità ci si dedica il giusto, in Germania: appena un paio di battute per dire che sì, i Verdi saranno il partner per un eventuale prossimo governo e che la Linke, se ambisce a governare, deve maturare ancora. Insomma, governare con Lafontaine e soci non rientra tra i desideri della SPD: ma ciò che conta è che il partito che fu di Willy Brandt ha finalmente smesso di fare finta di non vedere quali siano state le ragioni del successo della Linke e quelle del proprio declino. Dalle sconfitte, insomma, in Germania si può davvero imparare: e in Italia?

(Jacopo Rosatelli)

1 Commento

Archiviato in Europa, mondo, partiti, sinistra

Una risposta a “La Germania e la fine della Terza Via

  1. Pingback: Repubblica del Sol: il giorno dopo | Italia2013

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...