Se i 5 punti fossero questi

Il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi si appresta a spiegare il suo programma in 5 punti con il quale intende rilanciare l’azione di governo. Noi di Italia2013 abbiamo provato a fare un gioco, abbastanza serio: immaginare cosa potrebbe dire un ipotetico Presidente del consiglio di centrosinistra se fosse al posto del leader del Pdl. Per comodità, abbiamo organizzato le nostre proposte in altrettanti 5 punti.

Lasciamo ora la parola al nostro Presidente del consiglio immaginario.

1. La crescita delle disuguaglianze negli ultimi 30 anni nel nostro Paese ha pochi eguali in Europa. E’ una delle cause principali dell’attuale crisi: bassa domanda da parte della maggioranza della popolazione che si impoverisce; un’ enorme quantità di risparmio dei pochi che si arricchiscono che alimenta la speculazione finanziaria. Oggi un bambino che nasce nella famiglia giusta e nella regione giusta ha infinite più possibilità di arrivare ad una posizione importante rispetto ad una bambina che nasce nella famiglia sbagliata, nella regione sbagliata. Ecco perché cercheremo di cambiare il mercato del lavoro (una delle prime cause di disuguaglianza in Italia) ma cambieremo anche radicalmente la politica fiscale: combatteremo l’evasione e i paradisi fiscali; tasseremo i grandi patrimoni e le grandi eredità; renderemo il prelievo fiscale sulle rendite uguale a quello del resto d’Europa (oggi è più o meno la metà); useremo questi soldi per il nostro progetto di estensione a tutti del sostegno al reddito, per creare la nuova economia di cui abbiamo parlato sopra e per la politica di liberazione delle donne che ora descriverò.2. Questa crisi economica non può essere solo causa di sofferenze e di maggiori ingiustizie. Deve essere l’opportunità per ripensare il nostro modello di sviluppo. Noi pensiamo che l’Italia possa uscire dalla crisi producendo beni diversi da quelli che, in gran parte, continua ancora oggi a proporre al mondo. Useremo la leva fiscale, quella formativa e quella delle politiche industriali per creare una nuova economia basata sulla ricerca, la conoscenza, la produzione culturale, la tutela e la valorizzazione dei beni comuni, la riqualificazione urbana, l’assistenza e la cura delle persone, la filiera corta, l’agricoltura biologica, lo slow food, le energie rinnovabili, le infrastrutture. Ci sono ancora molti bisogni da soddisfare e noi italiani possiamo farlo meglio di altri, senza distruggere l’ambiente naturale e umano.

3.Il nostro governo perseguirà l’obiettivo di ridurre il più possibile la precarietà. Modificheremo le norme fiscali e sui contratti di lavoro per far sì che, gradualmente, sia più conveniente assumere una persona stabilmente che con un contratto precario. Mentre agiremo su tutto il mercato del lavoro, lo Stato darà il buon esempio lottando contro la precarietà non solo tra i suoi dipendenti diretti ma anche tra coloro i quali lavorano per garantire servizi pubblici o che sono alle dipendenze di imprese che vincono appalti e sub-appalti da parte dello Stato e delle sue amministrazioni. Chiederemo che a mansione stabile corrisponda posto di lavoro stabile e faremo in modo che chi lavora con lo Stato non debba più dipendere da finanziamenti incerti, per periodi di tempo brevi e con tempi di erogazione biblici. Per tutti quei lavori che, per loro natura, non possono essere stabili creeremo un sistema di sostegno al reddito universale: come in quasi tutti gli altri Paesi europei, chi perde il lavoro – indipendentemente dalla sua categoria o dalla grandezza della sua azienda – avrà un sussidio. Lo daremo, magari per una durata diversa, anche a chi si licenzia per cercare un lavoro migliore o per formarsi. Faremo tutto questo con l’idea che un paese più libero cominci, oltre che nel mondo degli affetti, anche dalla liberazione del lavoro.

4. Vogliamo una vera politica di liberazione delle donne. La comunicazione televisiva e pubblicitaria non sono e non devono essere il mercato del corpo femminile; i diritti legati alla riproduzione vanno tutelati; il diritto a lasciare il proprio compagno/marito va tutelato senza che questo comporti mettere a rischio la propria vita. Le attività di cura oggi sono interamente sulle spalle delle donne che spesso si devono occupare, contemporaneamente, dei bambini, degli anziani, delle persone non-autosufficienti. Devono invece diventare il centro dello sviluppo sociale e per questo costruiremo un sistema di welfare che, come nel resto d’Europa, si occupi veramente di servizi alla persona: siano essi bambini, anziani, malati, non autosufficienti. Promuoveremo una politica dei tempi che permetta a tutti e a tutte di coniugare il lavoro, la famiglia e il tempo libero: gli orari non possono più essere solo quelli delle mamme casalinghe o delle mamme impiegate. Faremo in maniera che anche essere papà, oltre che essere mamme, sia più facile: perché un padre dovrebbe stare a casa col figlio se gli danno il 20% dello stipendio, mentre in Norvegia gli danno il 90%?. Daremo gli stessi diritti, nell’accesso ai servizi pubblici e nei rapporti reciproci, a tutte le coppie.

Nel resto d’Europa il corpo delle donne non è usato, in pubblicità e nella comunicazione pubblica, come una merce per propagandare altre merci, le donne non sono associate a stereotipi come la cura della casa o posizioni subordinate. E’ così anche perché ci sono degli organismi di autocontrollo, che incoraggiano a maggiore riflessione gli operatori. Cominceremo da lì, sapendo che è una battaglia lunga ma imprescindibile.

5. Come confermato dalle recenti inchieste o anche solo dal riesplodere dell’emergenza rifiuti in Campania, le mafie non sono un problema collaterale ma una presenza stabile e ingombrante della nostra economia e, troppo spesso, della nostra politica. Aboliremo perciò tutte le leggi approvate negli ultimi anni con lo scopo di proteggere dai processi una singola persona e che invece hanno ottenuto l’effetto di rallentare o rendere impotente tutta la giustizia. Colpiremo l’economia mafiosa e anche quella legale ad essa contigua. Sosterremo con più uomini e mezzi non solo le forze di polizia e la magistratura ma anche tutti coloro, come gli imprenditori siciliani o i lavoratori delle cooperative anti-mafia, che non chinano la testa. Smetteremo di combattere le persone “clandestine” e combatteremo invece quelle leggi e quei meccanismi economici che le rendono tali. Salvaguarderemo la vita e la salute dei detenuti, perché sono persone affidate alla cura dello Stato, cioè di tutti noi.

Si dirà: tutto molto bello, ma anche molto vago. Vero solo in parte: abbiamo qui riassunto delle politiche in gran parte già concretamente applicate a livello locale o in altri paesi. Si dirà anche: è un libro dei sogni. E qui ci si sbaglia di più: lo consideriamo invece un libro delle scelte. Perché la politica è, anche, la capacità di scegliere come spendere i soldi e da dove prenderli, quale parte della società favorire rispetto ad un’altra.

Facciamo un esempio tra i tanti possibili: secondo gli economisti di Sbilanciamoci, da una tassa patrimoniale del 3 per mille (avete letto bene) sui patrimoni superiori ai 5 milioni di euro si potrebbero ricavare 10 miliardi e 500 milioni di euro. Colpirebbe solo il 10% più ricco della popolazione, che però detiene quasi metà della ricchezza nazionale. Per estendere a tutti i lavoratori la garanzia della cassa integrazione (8 mesi ad 80% dello stipendio) basterebbero 5 miliardi di euro. Questo, e tanti altri studi, indicano che un’alternativa c’è.

Tra i pilastri del trentennio conservatore mondiale troviamo una frase della Thatcher: “There Is No Alternative”. La sigla TINA, cioè: “non c’è alternativa”. Vogliamo chiudere questo periodo dimostrando il contrario: l’alternativa esiste, ma presuppone delle scelte chiare e una forte capacità di costruire consenso, elaborare idee e disegnare un apparato simbolico. Un compito assai difficile, da iniziare al più presto.

11 commenti

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11 risposte a “Se i 5 punti fossero questi

  1. Sul punto 5 ho qualche perplessità. Non per la condivisibilità, sia chiaro: dacché la Repubblica esiste, i vari patti fondativi sono sempre stati compartecipati da Cosa nostra. Quest’ultima, oggi, dovrà dividere il tavolo con le altre – soprattutto la ‘ndrangheta – ma, se ne può stare certi, sarà della partita.

    Sarà in grado qualsiasi governo di prendere il Paese senza scendere a patti? E’ questa, oggi, la grande sfida.

  2. marco

    Scusate:
    1. parte da premesse assurde (l’analisi della crisi è dilettantesca) e non dice niente se non: aumentare le tasse, farlo in senso progressivo.
    2. qui la confusione tocca l’apice e la fumosità delle proposte con essa: politica industriale? siete sicuri di sapere di cosa state parando?
    3. di nuovo un gran caos: cosa vuol dire modificare le norme sui contratti? contrattazione collettiva per tutti? cosa vuol dire lavoro stabile per tutti? in passato ha volto dire 4 cose: disoccupazione, bassa produttività, lavoro nero, spesa pubblica clientelare. “Lottare contro la precarietà”: ma mi spiegate cosa si lotta un primo ministro? Propone leggi, credo. Ditene una.
    4. Ok, sottoscrivo. Però segnamo, come per quasi tutti i punti precedenti un + alla spesa pubblica. Prima o poi i conti li dovreta far quadrare. Qui, non quadrano.
    5. Che idea avete per la giustizia? Mi sembra un tema centrale, ma di nuovo, qua si leggono solo dichiarazioni di itenti e piccoli interventi (come se il problema nascesse con SB).

    In conclusione, voto e voterò a sinistra, ma la carenza di idee che ci affligge da troppo tempo emerge in tutta la sua drammaticità nel post.
    Pensioni? Università? Scuola? Bilanci locali?
    Temi troppo scottanti per trattarsi di “sviste”.
    E un consiglio: se volete parlare di economia, parlatene prima con gente veramente qualificata. Certe cose non si possono più leggere.

    • mattiatoaldo

      Caro Marco,
      valeva la pena arrabbiarsi tanto solo per un post? Valeva la pena bollare come analisi da dilettanti sulla crisi economica quella che noi proponiamo in sintesi ma che è scritta nei libri di Fitoussi, Stiglitz e Reich? Ti consiglio di leggere questo libro http://www.sbilanciamoci.info/Dopo-la-crisi/Scarica-il-libro-4793, ci troverai molte analisi di economisti da cui abbiamo tratto alcune delle nostre proposte.
      Da storico, mi permetto di ricordarti quello che successe negli anni ’20 e ’30 quando le classi medie impoverite e impaurite si rivolsero ai regimi autoritari e totalitari. Chissà, forse oggi bisognerebbe occuparsi di questo impoverimento e dell’aumento delle disuguaglianze. Lo fanno molti economisti, che abbiamo avuto il piacere di leggere o di ascoltare.
      Sulle pensioni, l’università e la scuola ti consiglio di leggerci più spesso. Specie gli ultimi due sono temi sui quali ci piace parlare di frequente.
      A presto

  3. Marcello

    Sarebbe bello, ma i redditi da capitale sono tassati piu’ o meno come nel resto d’Europa, ad eccezione dei titoli del debito pubblico, obbligazioni over 18 mesi e buoni postali (12,5%). 2 di questi (BOT e BP) dovrebbero in realta’ essere esentasse, dacche’ creano il paradasso di rendere meno competitivo il nostro debito pubblico, e far perdere denaro allo stato grazie al costo di rientro dell’imposta (calcolare le tasse costa piu del valore della tassa stessa). Sarebbe meglio combattere e prevenire l’evasione con un sistema do ut des: se non dai soldi ti do mazzate, ma se dichiari tutto puoi scaricare in modo semplice. Eppoi garantire la certezza della pena per lgi evasori, con il patteggiamento previsto solo sulla detenzione, non sul valore da restituire.

    Scusate la noia, ma era solo per essere precisi…:)

  4. Marcello

    …un’ultimo appunto: magari piu’ che il sussidio, sarebbero meglio corsi di formazione vera e finanziamenti per creare una societa’ in proprio e cooperative.

    Eppoi mandare a quel paese le PMI di nicchia e incominciare a favorire consorzi di imprese e settori altamente produttivi…smettiamola di fare rubinetti e di piagnucolare perche’ le PMI non investono in ricerca. La ricerca costa, e, quella pura, costa di piu’. Percio’ solo lo stato e le grandi imprese (o consorzi) possono investivi sopra…pensando a Mattei…

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